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Settembre 2011 La caccia ai randagi in Svizzera: qualche chiarimento e cosa vale davvero la pena di fare per cambiare le cose Da giorni siamo confrontati con mail di richiesta d'informazioni riguardo la possibilità che in Svizzera si possa continuare a cacciare i randagi, in risposta al risultato della petizione di SOS-CHATS che anche noi abbiamo appoggiato e alla relativa mozione Barthassart. Il problema reale in Svizzera è la totale mancanza di lungimiranza delle autorità competenti nel gestire i problemi legati al randagismo felino. La petizione chiedeva che si eliminasse la norma che autorizza la caccia ai randagi (art. 5 della Legge RS 922.0 - Legge federale su la caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici- attualmente in revisione). Il Governo Federale, nonostante le oltre 13'000 mila firme raccolte, ha deciso di non dare seguito a questa richiesta adducendo il fatto che spetta ai singoli Cantoni ordinare la soppressione dei felini randagi e che questo tipo di azioni venatorie non è frequente. Il fatto che però ci sia questa norma, non significa che in Svizzera ci sia una diffusa caccia ai randagi: la legge certo lo consente, ma ci sono anche delle norme che regolano la caccia all'interno dei centri abitati, fatto che tuttavia ovviamente non diminuisce la gravità morale di questa normativa (e della caccia in generale). Per contro non esiste alcun censimento dei gatti randagi e non sappiamo quanto in realtà questo modus operandi di contenimento del randagismo sia effettivamente utilizzato e quanti siano gli animali uccisi in questo modo (se ne contavano 7 nel 2009 e 4 nel 2008 nel Canton Vaud, ma poco o nulla si sa su cosa avvenga in altri Cantoni). In Ticino noi, insieme al gruppo che abbiamo creato per affrontare concretamente la questione del randagismo felino (www.gar-ti.ch), stiamo lavorando con alcuni singoli comuni per gestire le colonie di randagi, sterilizzare i mici, rilasciarli sul territorio e monitorarli. È un lavoro immane anche perché non abbiamo il sostegno finanziario da parte del Cantone per cui tutto è fatto a nostre spese e con lavoro volontario per quanto riguarda le catture e la gestione delle colonie. A livello locale è più “semplice” lavorare e creare singoli contatti con le autorità comunali e ci sono sempre più comuni che accettano di non più sopprimere per promuovere campagne di sterilizzazione con ritorno sul territorio dei mici non adottabili. La nostra è una soluzione concreta ed etica che sta salvando tantissimi animali e rappresenta una soluzione duratura per risolvere questa questione, che potrebbe fare scuola anche in altri Cantoni se si creassero delle realtà come la nostra che cerca di risolvere la questione senza uccisioni. È bene però che si sappia che, contrariamente a quanto si possa pensare, qui in Svizzera l'eutanasia degli animali è legale e per praticarla non c’è bisogno di una particolare giustificazione, siano essi randagi o domestici ed è anche per questo che rispetto ad altri Paesi non siamo confrontati con canili o gattili strapieni. Più che la caccia quindi si praticano le iniezioni, per questo noi insistiamo molto sulla diffusione del messaggio della sterilizzazione e siamo contrari ai continui traffici di animali randagi dai paesi confinanti che arrivano in Svizzera in cerca di salvezza.
Speriamo di aver chiarito almeno in parte un problema che in realtà
è molto complesso, soprattutto a livello politico, visto che non
esistono delle vere norme che regolamentano la gestione dei randagi
sul territorio (a nessun livello, né federale, né cantonale, né
comunale). Fino ad ora si è andati avanti con ciò che la legge
permette (appunto le soppressioni) ed il problema è proprio questo:
la mancanza di realtà operative che portino l'alternativa della
sterilizzazione e siano in grado di seguirle nel tempo. Bisogna
partire dal basso e scalare tutti i livelli e di fatto attualmente
siamo ancora nella fase di dimostrazione che se si vuole si può. È
proprio in questo senso che noi stiamo lavorando, compatibilmente
con le risorse a disposizione, affinché si costruisca una nuova
cultura atta alla prevenzione e non più alla soppressione di un
problema con il quale siamo confrontati anche alle nostre
latitudini. Il grosso del lavoro adesso è riuscire a fare accettare
la sterilizzazione come pratica di contenimento duraturo anziché la
parziale cura del "sintomo" attraverso le soppressioni, un messaggio
che deve arrivare non solo alle singole autorità locali o cantonali
ma soprattutto ai singoli cittadini, così che anche negli altri
Cantoni si lavori in questa direzione per arrivare ad una gestione
sensata ed etica a livello nazionale.
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