LA STORIA DI TIGRO RACCONTATA DALLA FATTORIA DEGLI ANIMALI

 

 

 

Corriere del Ticino, 01.09.2011

Abbandonato in un giardino perché ipovedente, ora cerca casa
■ È stato in un giorno piovoso di luglio che una signora ha scorto in giardino un batuffolino intento a farsi largo, a zig-zag, tra scrosci d'acqua e vento. Sembrava stare poco bene. Un paio di verifiche in paese e poi la chiamata al GAR (Gruppo aiuto randagi). Il piccolino, un micetto di un paio di mesi, viene portato dal veterinario. È domenica, ma la visita permette di liberarlo dai parassiti e verificare che è sano. Per la sua tenacia viene chiamato Tigro ed affidato, in stallo, a Paola, una volontaria. È lei che si accorge che, pur riprendendosi a meraviglia, Tigro ha un problema: cammina in modo strano. Nuova visita veterinaria e la scoperta: Tigro ha un'ipoplasia al nervo ottico, ovvero ha un nervo ottico che non si è sviluppato a sufficienza. Tigro è «ipovedente». «Lui però - ci dice Paola - è davvero un micetto straordinario ed è riuscito a supplire questa sua carenza visiva con l'impiego eccezionale di tutti gli altri suoi sensi: sa saltare, gioca con i topini di pezza, mangia dalla ciotola e usa la sua lettiera. Inoltre è un coccolone e la sua vista sta migliorando. Basti pensare che perl indurti a fargli le coccole si struscia, ti salta in braccio, ti lecca, ti dà un sacco di bacini…». Tigro però, adesso, cerca casa. Paola, infatti, non può tenerlo perché suo figlio è allergico ai mici. Quale il profilo ideale per l'umano di Tigro? «Una persona di mezza età che lavori a metà tempo, non abbia altri gatti e abbia tempo da dedicargli. Tigro è un micio affettuosissimo! Altro profilo ideale quello di una famiglia con figli già in età scolare. Tigro adora stare con gli umani. Se poi ci fosse una persona sensibile ai problemi degli ipovedenti che volesse condividere la sua casa con lui, beh... sarebbe davvero il massimo». M.C.

 

Corriere del Ticino, 29.09.2011

Il piccolo Tigro ha trovato casa
Il micetto ipovedente adesso abita a Sessa ed è la gioia di Mauro e Katia

■ «Mia moglie una sera, tornata a ca­sa dal lavoro, mi guarda e mi dice: “Che ne dici se riprendessimo un gat­to?”. Niente in contrario, le rispondo io. “Anche se il gatto è un po' partico­lare?...”. Anche in quel caso, ma... le chiedo, cosa significa “un po' partico­lare”? Lei sorride e mi dice: “C'è un micetto ipovedente che sta cercando casa. Ho letto la sua storia sul giorna­le. Si chiama Tigro. È buono e affet­tuoso. Sta cercando degli umani che gli vogliano bene. Se dici sì diventerà il nostro gatto”».
È iniziata così, in una sera di settem­bre, all'insaputa di Tigro, la sua nuo­va vita. Katia e Mauro P., all'indoma­ni della loro conversazione, hanno te­lefonato al GAR (Gruppo Aiuto Ran­dagi) e si sono detti disponibili ad ac­cogliere il piccolino che, abbandona­to a luglio in un giardino, soffre di ipo­plasia al nervo ottico, ovvero ha il ner­vo ottico non sufficientemente svilup­pato (cfr CdT 1.09). «La cosa più stra­ordinaria - ci dice Mauro - è che gra­zie a Tigro abbiamo ritrovato un'ami­ca (Virna) che avevamo perso di vista e che è attiva nel GAR».
Sbrigate le formalità Mauro e Katia hanno ritirato Tigro da Paola (la vo­lontaria del GAR che l'aveva in stallo in attesa di un'adozione) e l'hanno por­tato nella sua nuova casa, a Sessa. «A parte qualche momento di smarri­mento - ci dice Mauro - non diresti mai che Tigro è ipovedente. In questi po­chi giorni che abita qui si è già orga­nizzato i suoi percorsi e i suoi spazi. È, come diceva Paola nell'intervento sul CdT, un micetto dolcissimo, affet­tuoso e non è mai stanco di fare e rice­vere coccole». Mentre Mauro parla c'è una pausa. «Scusi, ma è Tigro che si sta facendo le unghiette sui miei jeans...». Basterebbe questo a dimostrare che Tigro si è ambientato benissimo. Ma, come si dice, la curiosità è femmina e allora chiediamo: nessuna difficoltà? Nessun problema? «Niente di niente - sorride Mauro -. Tigro è arrivato. Per un giorno ha avuto accesso ad un uni­co locale e poi... abbiamo deciso di rompere la “quarantena” subito e lui ha apprezzato moltissimo. Ha trovato immediatamente la ciotola, la sua cas­settina, il suo albero gratta unghie, la sua postazione sul divano. Ha impa­rato a fare le scale (ed è davvero uno spettacolo vederlo scendere, con le sue gambette corte e con tutta la cir­cospezione del caso) e, quando ci sia­mo, non sta fermo un attimo. Sì, è ve­ro, qualche volta, se prende una rin­corsa troppo lunga, qualche nasata se la piglia, ma... è una cosa che capita a tutti i gatti, no?». Sì, capita a tutti i gat­ti che imparano a convivere con gli umani nei loro spazi. Mauro e Katia, con Tigro, hanno invece imparato che è molto importante parlargli, permet­tergli di sapere dove sono così che lui, anche se ipovedente, possa davvero sentirsi il padrone di casa. E adesso Ti­gro dov'è?, chiediamo a Mauro. «Mi è saltato in braccio e sta ascoltando i rumori che escono dal telefono...». Ron ron ron Tigro. Qui in Fattoria siamo contenti tu abbia trovato casa!
MATILDE CASASOPRA
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