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IN
AIUTO DEI CAVALLI DEL BISBINO
Nell’immaginario
collettivo sono una delle rappresentazioni
più belle del concetto stesso di libertà:
criniere al vento, cavalli selvaggi che
corrono attraverso verdi crinali, come
quelli sulla cima del Monte Bisbino.
Il Monte Bisbino è la vetta più nota del
gruppo montuoso incuneato tra la Valle di
Muggio (nel sud del Canton Ticino), la Val
d’Intelvi ed il lago di Como.
Proprio qui, in territorio italiano e
svizzero, in seguito alla morte del
proprietario avvenuta nove anni fa, vivono
da allora in libertà due gruppi di cavalli
aveglinesi (18 in tutto).
Di solito questi animali erano abituati a
procacciarsi il cibo da soli ma,
nell’inverno del 2008 a causa delle grandi
nevicate, sono scesi a Sagno (piccolo comune
del Canton Ticino) e a Rovenna (comune
lariano) in cerca di cibo per sopravvivere.
Visto che i cavalli affamsono immediatamente
allarmate minacciando anche interventi
drastici.Fortunatamente si sono mobilitati
immediatamente privati cittadini ed
associazioni che operano sul territorio di
confine italo-svizzero e che hanno dato vita
ad una coalizione
per
salvare la vita a questi splendidi
animali, trovare per loro uno spazio idoneo
ed in libertà. Superate non poche
difficoltà giuridiche e burocratiche è stato
raggiunto un accordo anche con gli eredi del
defunto proprietario dei cavalli, che ne
hanno ceduto la gestione alle associazioni
svizzere (Amici dei camosci del Monte
Generoso, Società Protezione Animali di Bellinzona e ATRA) e italiane (delegazioni
di LAV, ENPA, Giacche Verdi di Lanzo d’Intelvi
e privati cittadini) che hanno elaborato un
progetto di gestione a breve e lungo termine
per questi cavalli.
Provvidenziale proprio la collaborazione ed
il lavoro del corpo a cavallo della
Protezione civile italiana “Giacche verdi”,
un'organizzazione no-profit composta da
volontari, anche a cavallo, riconosciuta
ufficialmente dal Ministero dell'ambiente
come Associazione di protezione ambientale.
Il progetto, approvato anche dalle autorità
giudiziarie, prevede che i cavalli vengano
momentaneamente catturati per essere
sottoposti a controlli veterinari e gli
venga inserito l’apposito microchip di
riconoscimento.
Mentre scriviamo é
stata appena ultimata la realizzazione
dell’ampio recinto sui monti di Lenno in cui
effettuare questi impegnativi ma
indispensabili interventi.I
volontari durante il corso dell’inverno si
sono nel frattempo impegnati a dare
assistenza agli animali portando il foraggio
in quota
acquistato grazie ai primi fondi versati
dalle citate associazioni e da privati
cittadini.
Ma cercheremo anche di informare ed educare
la popolazione, i turisti e i villeggianti
sul comportamento da osservare. Il comune di
Cernobbio ha già apposto, lungo la strada
che porta al Bisbino, dei pannelli per
segnalare la presenza di cavalli liberi ed
in previsione c’é anche la pubblicazione di
materiale informativo. Con l’arrivo della
bella stagione vi sarà l’operazione più
impegnativa ed importante: la transumanza
dei cavalli in Valle d’Intelvi verso gli
spazi (già identificati) che permetteranno a
questi animali di vivere liberi e trovare il
nutrimento nei prati e nei boschi delle
montagne che dominano il Lago di Como.
Per saperne di più potete visitare il sito
internet
www.angivlombardia.it
Per i prossimi anni bisognerà garantire
costantemente il foraggiamento nei mesi
invernali e controlli ed interventi
veterinari. Potete quindi aiutarci a
garantire negli anni a venire la
sopravvivenza di questi cavalli con
donazioni sul conto CCP 65-262456-4,
intestato a:
Cavalli del Bisbino Onlus
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L’intera
faccenda ha inizio nel mese di gennaio di
quest’anno con la segnalazione da parte di
una signora all’Associazione Intelvese
Aurora di un gruppo di cavalli in apparente
difficoltà alla ricerca di cibo, in seguito
alle abbondanti nevicate di quest’inverno.
Il presidente della Comunità montana Lario
Intelvese ha ritenuto opportuno dare
l’incarico d’intervenire all’Associazione
Nazionale Giacche Verdi Raggruppamento
Regione Lombardia. Il “caso” ha ben presto
assunto notorietà regionale e addirittura
nazionale. Sono poi sorti i noti problemi
con le autorità del Comune di Sagno dove
alcuni esemplari hanno oltrepassato i
confini nazionali Italiani. (Per saperne di
più sulla vicenda e il prezioso lavoro
svolto dalle Giacche verdi visitate il sito:
www.angivlombardia.it)
Gennaio 2009: la storia dei cavalli selvaggi
sul Monte Bisbino
Da
alcuni anni sul Monte Bisbino vivono tre
branchi di bellissimi cavalli,
abituati a vivere allo stato brado da oltre
trent’anni: questi animali non hanno mai
creato particolari
problemi ai paesi circostanti,
fino a quando
il duro inverno di questo anno e le forti
nevicate li hanno costretti a scendere a
valle, 2 branchi fino a Rovenna e il terzo
in Valle di Muggio fino a Sagno....
Alla richiesta di un pronto intervento dell'
Associazione Aurora di Cerano d'Intelvi
ai giornali locali, ha risposto prontamente
la
Comunità Montana Lario Intelvese, la
quale ha dato disposizione all' associazione
nazionale onlus Giacche verdi a cavallo di
portare un po’ di foraggio.
La stessa Comunità Montana Lario Intelvese
in qualità del suo Presidente Dr. Oscar
Gandola si era poi posta il problema di
una
loro eventuale cattura in quanto
potenzialmente pericolosi.
Le associazioni animaliste e ambientaliste
della zona (in particolare Associazione
Aurora, Dogwelcome e Lav ) si
sono subito attivate in difesa dei cavalli:
la loro storia ha colpito il cuore di
moltissime persone.
Anche il rinomato etologo Giorgio Celli, Il
Presidente del WWF nonché ex Presidente
Parco Nazionale dell' Abruzzo
e Francesco De Giorgio biologo, etologo,
zoo antropologo, docente e consulente
esterno in diversi atenei su tematiche
relative ai cavalli, sono intervenuti con
diversi articoli sul quotidiano “La
Provincia” di Como per difendere la loro
libertà portando delle importanti
riflessioni di carattere etico e
scientifico.
Il destino di questi animali è stato deciso
momentaneamente dal magistrato di Como che
ha detto NO al sequestro
giudiziario dei cavalli, in attesa della
successiva e definitiva decisione del
Prefetto Sante Frantellizzi: il Prefetto,
nella riunione avvenuta nella Prefettura di
Como Il 26 febbraio 2009 alla presenza delle
associazioni Aurora, Lav, Dogwelcome,
Forestale, Asl e con i rappresentanti dei
comuni di
Cernobbio e Moltrasio, ha decisono
per la loro libertà.
La storia sembrava quindi conclusa con un
lieto fine, se non fosse che purtroppo
questi animali sono scesi diverse volte
anche fino a Sagno, sconfinando quindi in
territorio ticinese.
Leggendo gli ultimi articoli apparsi sulla
Provincia e sui quotidiani ticinesi (nei
quali tra l'altro abbiamo preso
posizione) abbiamo appreso che il Sindaco di
questo piccolo comune ticinese,
Sig. Tettamanti, ha minacciato di sequestrare e
poi mettere all' asta gli animali qualora si
rifacessero vedere in paese.
L'ATRA (Associazione svizzera per
l'abolizione della vivisezione) e il CDA
(Centro di Documentazione Animalista) hanno
già lanciato in queste settimane insieme
alle associazioni italiane, alla SPAB di
Bellinzona e
all' Associazione degli Amici dei Camosci
del Monte Generoso un appello al Sindaco
chiedendogli apertamente e pubblicamente di
lasciare
che questi animali possano
continuare a vivere dove sono senza che
vengano sradicati dal territorio dove hanno
sempre vissuto.
E' assurdo pensare di catturare questa
piccola mandria che si è ben inserita in
questo contesto naturale: se si
dovesse attuare questa idea vorrebbe dire
con certezza mettere a repentaglio la vita
di alcuni di questi cavalli.
E’ evidente che
se si sono spostati a valle
per cercare del
cibo è perchè questi mesi sono stati appunto
difficili ma ricordiamo che questi animali,
quando non si propone il problema di forti
nevicate, sono completamente
autosufficienti!
Da settimane ormai stiamo collaborando con
le associazioni italiane per aiutare questi
bellissimi cavalli:
Ci sono quindi ancora tutte le premesse
affinchè si possa trovare una soluzione
concordata tra noi e il Comune di Sagno
senza che questi
cavalli vengano messi
all'asta.
D'altra parte se la soluzione è stata
trovata nei comuni montani d'oltre
frontiera, anche in Ticino prima di
catturarli si potrebbero tentare altre vie.
Aprile 2009: nasce una commissione ad hoc
per la salvaguardia
dei cavalli del Bisbino
Ci siamo incontrati con le autorità di Sagno
e associazioni sopracitate per valutare
tutte le opportunità per salvare la vita a
questi animali evitando la loro cattura e
messa all' asta. Insieme alle Giacche Verdi
del G.O.L intelvese abbiamo valutato le
prime azioni da intraprendere, tra le quali:
Censimento dei cava lli sul territorio
Svizzero: l’intervento più semplice e
immediato sarebbe quello d’invitare i
cittadini di Sagno, che hanno
l’opportunità di vistare i cavalli, a
fotografarli (nel limite del possibile:
muso, profilo laterale e zampe).
Sarà richiesta l' autorizzazione di
operatività dei volontari A.N.Gi.V
su territorio elvetico.
La Prefettura di Como deve ancora
pronunciarsi sull’assegnazione della
proprietà dei cavalli.
A dipendenza della decisione del Prefetto si
prospetta da parte della A.N.Gi.V, la
seguente soluzione:
Gli animali saranno sedati singolarmente,
sottoposti a visita veterinaria e dotati di microcip.
Durante la bella stagione i cavalli potranno
godere
di piena libertà sul territorio. Prima
dell’inverno saranno raggruppati
e confinati in una zona facilmente
raggiungibile e sufficientemente ampia, dove
saranno sorvegliati e foraggiati.
16 aprile 2009:
censimento del secondo branco di cavalli
Grazie
alla segnalazione giunta dalla signora
Luigia Carloni dell'Associazione Amici del
Camoscio è stato possibile raggiungere
sull'Alpe Böcc
il branco dei cavalli denominato "Branco
della Bionda" e censirlo.
Le Giacche Verdi del Gruppo Intelvese, Mazza
e Cianti, insieme al Signor Sala del
Municipio di Sagno hanno percorso insieme ai
cavalli
parte del sentiero che li conduce nel
territorio di Sagno. Il primo
obiettivo è stato dunque raggiunto con
soddisfazione.
Si conferma la composizione del branco: 1
stallone, una fattrice chiamata "la bionda",
1 puledrino (ultimo nato conosciuto) tre
femmine
e un puledro di poco più di un anno.
Il
prossimo passo per l'attività delle Giacche
Verdi sarà quello di verificare se le
femmine
gravide del branco della "Mula" (il primo
branco di cavalli individuato nei mesi
scorsi sul territorio italiano che ha
il suo territorio sul versante di Cernobbio) hanno
partorito
e se i puledri godono di buona
salute come quello della "bionda".
22
aprile 2009: come i due gruppi si
spartiscono il territorio
Di LUIGIA CARLONI, Associazione Amici dei
Camosci del Monte Generoso
Il
22 aprile scorso Alessandro Bianchi ed io
siamo saliti in macchina al
Bisbino partendo da Cernobbio. Abbiamo
posteggiato nel grande piazzale poco sotto
la chiesa.
A sud v’è l’ampio pendio erboso verso l’alpe
Böcc, a ovest quello a vegetazione mista
verso l’alpe Cavazza,
a nord il bosco fitto di pini in direzione
del Sasso Gordona. La giornata era stupenda
e limpida.
L’anfiteatro delle Alpi, con il grande
rilievo del massiccio del Monte Rosa, si
stagliava sopra le montagne.
Non c’era traccia dei cavalli della Bionda e
del suo puledro all’Alpe Böcc.
I prati erano deserti e la nostra delusione
era grande. Eravamo venuti per vederli e per
scendere nel caso in
cui li avessimo scorti dall’alto.
Si erano abbassati verso Pievenello oppure
erano nascosti nei boschi poco sotto
l’alpe?
Supposizioni alle quali non
eravamo in grado di dare una spiegazione.
Però con nostra grande sorpresa, dopo alcuni
minuti, ecco arrivare sul
piazzale, dal sentiero retrostante, alcuni
cavalli. Abbiamo subito pensato che si
trattasse del gruppo della Bionda
che aveva risalito il pendio in cerca dell’
erbetta tenera appena spuntata in quota. Un
signore, interpellato, sosteneva
di averli scorti il giorno prima sui prati
dell’Alpe Böcc.
Ma quale è stata la nostra sorpresa quando
abbiamo visto sbucare la mula e
venire anch’essa sul piazzale. Non si
trattava quindi del gruppo della Bionda, ma
bensì di quello della Mula, che
aveva finalmente lasciato Rovenna e si era
stabilito in quota dove i pascoli iniziano a
verdeggiare e ad offrire agli
animali cibo in abbondanza. Poco dopo alcuni
cavalli sono scesi sotto il muro di sostegno
del piazzale per brucare l’erba
sul pendio. Tutto sembrava tranquillo. Li
abbiamo ammirati a lungo. Nessun puledro era
nato nel gruppo. Erano sempre
in undici e tutti sembravano in ottima
salute Alcuni si strofinavano il deretano
contro i parapetti in metallo del
piazzale, altri si leccavano a vicenda per
togliersi il pelo invernale.
Il nostro sguardo era però sovente rivolto
verso l’Alpe Böcc, nella
speranza di vedere i cavalli della Bionda e
la Bionda stessa con il suo puledro. Niente.
Eravamo in procinto di riprendere
la macchina e di ritornare in Svizzera
quando, in lontananza, dal bosco sotto
l‘Alpe ecco apparire una macchia
marrone e poi un’altra ed un’altra ancora.
Decisamente erano cavalli, non ci si poteva
sbagliare. E poi una macchiolina
accanto ad un’altra più grande. Sicuramente
il puledro e la Bionda.
Incredibile. Vedevamo nel contempo i due
gruppi. Uno accanto a noi (quello della
Mula) e l’altro in lontananza.
Uno spettacolo unico!
Seguivamo con attenzione il branco dell’Alpe
Böcc, che lentamente si spostava verso la
stalla abbandonata. Ad un
certo punto vediamo un cavallo che si stacca
dal gruppo e che sembra osservare il grande
pendio e la cima del Bisbino.
E poi accenna a muoversi, a salire, dapprima
lentamente e poi con un galoppo sempre più
veloce. Lo vediamo dirigersi
verso di noi. A quel punto la mula si
affaccia dal parapetto, con le orecchie tese
e osserva il cavallo che sale. Come
una saetta parte il maschio del suo gruppo e
scende con la folta criniera e
la coda ondeggianti al vento, i muscoli
tesi. Capiamo che i due stalloni stanno
contendendosi il territorio. Si
incontrano a metà pendio. Temiamo uno
scontro violento. Ma non succede nulla di
tutto ciò. Un nitrito, dei tocchi
reciproci al collo, al ventre e poi una
sorta di galoppata parallela a metà china,
come se nessuno dei due volesse lasciare
il territorio all’altro. Ad un certo punto
però lo stallone della mula risale,
spingendo le sue cavalle che si erano
abbassate probabilmente per assistere alla
“tenzone”. Anche lo stallone della Bionda
sale, costringendo il suo
avversario a salire sempre più in alto,
raggiungendo il piazzale. E a quel punto,
non contento, continua a
sospingere il gruppo della Mula verso la
pineta a nord finché rimane solo. Anzi, sale
alcuni gradini che portano alla
chiesa come per accertarsi che il branco
avversario sia veramente partito. Non
crediamo ai nostri occhi. Lentamente
dapprima e poi al galoppo ridiscende la
china e raggiunge il suo branco all’alpe
Böcc. Eravamo allibiti e soli nel
grande piazzale.
Avevamo assistito ad una specie di accordo
tacito e indolore sul controllo
del territorio. Al branco della bionda
spettava l’intero pendio dell’alpe Bocc fino
alla cima della montagna.
E l’altro gruppo, ritirandosi, aveva
accettato questa delimitazione.
Ancora increduli percorriamo il sentiero
dietro il piazzale, guardando nella pineta.
Nessuna traccia dei cavalli. Il
branco della Mula si era dileguato. Sparito
nel nulla. Non si vedeva traccia di loro né
verso l’alpe Cavazza né verso
il Sasso Gordona, né all’interno della
pineta.
A quel punto decidiamo di scendere e far
visita al gruppo della Bionda. Prendiamo la
macchina, facciamo qualche
tornante e posteggiamo in una curva. Vediamo
un accenno di sentiero e ci
inoltriamo tra la vegetazione. Qualche
arbusto e alcune piante di pino. Troviamo
delle tracce di sterco. Molto
probabilmente il rifugio dei cavalli della
Bionda quando piove. Scendiamo il prato ed
arriviamo all’Alpe Böcc. I cavalli erano
tutti presenti; il puledro e la
giumentabellissimi. Li ammiriamo per un po’
e poi decidiamo di rientrare prendendo
un largo sentiero che fiancheggia le poche
case in pietra dell’alpe.
Dopo alcuni minuti vediamo una grande
fontana in pietra con un’acqua
abbondante e fresca che sgorga da un
tubo.Probabilmente una sorgente.
Ci siamo detti che i cavalli, fortunati, si
abbeverano sicuramente lì.
Abbiamo proseguito fino ad incontrare un
bivio con due opposti sentieri. Uno
porta ad un altro alpeggio. Noi abbiamo
preso quello pianeggiante che fiancheggia
radure e boscaglia. Ad un certo
punto, tra i muri di due cascine vediamo
apparire la mula seguita in fila indiana
dagli altri cavalli. Andavano
probabilmente a bere aggirando il controllo
del branco della Bionda.
Eravamo increduli e ci siamo messi a ridere
di gusto.
Quest’oggi abbiamo imparato tantissimo. I
cavalli hanno una grande
conoscenza del territorio, un forte senso di
appartenenza al gruppo, una vita sociale
intensa e nessuna aggressività nei
confronti di un branco che non sia il loro.
Sarebbe un vero delitto dividerli e
confinarli in qualche fattoria o, peggio
ancora ucciderli.
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