|
18.02.2009
NON C'E' POSTO PER GLI ANIMALI?
Di Silva Martinelli, attivista ATRA/CDA
L'inverno di quest'anno, particolarmente freddo e nevoso, mette in luce
piú che mai il problema della sopravvivenza
dei nostri animali selvatici. Nelle valli superiori del Ticino sono
caduti fino a due metri di neve, obbligando cervi e
caprioli a spingersi a basse quote nella disperata ricerca del cibo. Ma
queste escursioni in pianura non sono certo
esenti da pericoli. Attirati dal sale sparso sulle strade come antigelo,
molti ungulati finiscono vittime del traffico
stradale, altri vengono investiti dai treni in corsa (è da segnalare la
demolizione di un ponte sopra la linea
ferroviaria a Faido, utilizzato dai cervi nei loro spostamenti durante
le ore notturne: da quando questo ponte è stato
tolto, sono decine gli animali uccisi rinvenuti lungo i binari). Altri
ancora vengono sbranati dai cani o muoiono
avvelenati mangiando le foglie delle siepi sempreverdi che per loro sono
nocive. Le attività umane non servono certo a
garantire la tranquillità di cui questi animali hanno assolutamente
bisogno nel periodo invernale per risparmiare
energie e sopravvivere alla scarsità di cibo. Non tutte queste attività
sono indispensabili per noi, anzi! La caccia
detta "selettiva" praticata nel tardo autunno massacrando animali già
stremati dai rigori dell'inverno, le escursioni
fuori pista con sci e racchette da neve, ecc.... tutte cose che per noi
sono semplici sfizi, mentre per gli animali
fanno la differenza tra la vita e la morte. Cervi e caprioli spaventati
tendono a tornare in quota dove rimangono
inevitabilmente bloccati dalla neve e destinati a una lunga e atroce
agonia.
Purtroppo non è solo l'indifferenza verso questi esseri fisicamente
diversi da noi ma uguali nella capacità di
soffrire, a caratterizzare la meschinità e la cattiveria della specie
umana. Vi è pure una buona dose di egoismo e
intolleranza. I titoli dei giornali non mettono l'accento sui disagi che
gli ungulati stanno subendo in questo lungo e
duro inverno, ma sui danni che essi provocano negli orti e nei giardini!
Si parla di invasione, di assedio di cervi, la
cui unica colpa è quella di brucare un fiore o la corteccia di un albero
per non morire di fame. Si potrebbero cintare
i giradini e gli orti, si potrebbe foraggiarli lontano dai centri
abitati (per la loro e la nostra tranquillità) ma
tutto questo costa! Il veterinario e cacciatore Viglezio ha sconsigliato
il foraggiamento invernale, malgrado
l'eccezionale e duraturo innevamento, onde favorire la selezione
naturale. Perchè allora se la selezione viene già
praticata dalla natura bisogna ancora infierire con la caccia, che
quest'anno ha già ucciso ben 1584 cervi (quasi 400
in piú dell'anno precedente)?
Ma il colmo dell'assurdità è la petizione lanciata proprio in questi
giorni dall'Unione dei Contadini e dalla
Federviti che snobbano i risarcimenti che il Cantone elargisce per i
danni provocati dalla selvaggina e auspicano un
incremento della pressione venatoria! Si vede che alle nostre latitudini
nessuno si ricorda cosa significhi patire la
fame! E' lecito lamentarsi per un alberello scorticato o una verza
mangiata, mentre ce ne stiamo al calduccio, con il
frigorifero e la dispensa pieni? Le condizioni metereologiche non si
possono modificare, ma i nostri atteggiamenti nei
confronti degli altri animali assolutamente sí. Il Sig.Besomi e la SPAB
hanno dato il buon esempio, portando balle di
fieno nei boschi per questi animali in difficoltà. Se non abbiamo la
possibilità di aiutarli concretamente, proviamo
per lo meno a metterci per un attimo nella loro pelle. E ricordiamoci
sempre che l'intolleranza verso gli altri, siano
essi umani o animali, non è degna di una società civile.
|