|
MAGAZINE
22 MAGGIO 2009
Studio inglese: No ai circhi
Circhi letali per gli animali. E' quanto emerge da una ricerca
dell'università di Bristol, Gran Bretagna, guidata da
Stephen Harris che ha raccolto campioni di saliva da animali di 153
compagnie circens. All'interno delle gabbie,
si legge nello studio pubblicato sulla rivista Animal Welfare, si
aggirano animali fortemente stressati. Tra i più colpiti
elefanti, leoni, tigri e orsi. Per mancanza di attività fisica,
molti pachidermi diventano obesi, mentre a soffrire lo
stress da viaggio sono specialmente le tigri, nelle quali la
quantità dell'ormone dello stress, il cortisolo, aumenta
e resta anormale fino a sei giorni dopo il viaggio e fino a 12
giorni se si tratta del primo viaggio.
LA ZAMPA.IT
22 MAGGIO 2009
Salute nei circhi, elefanti obesi e trigri sotto stress
Uno studio rivela i disagi degli animali sotto il tendone
Dopo aver ripreso la notizia dei maltrattamenti perpretati a un
elefante, torniamo al tema dei circhi riprendendo
i risultati di uno studio inglese: gli animali selvaggi al seguito
delle compagnie circensi spendono dall’uno al nove
per cento del loro tempo a fare esercizi, per il resto sono
confinati in strette gabbie, con gravi conseguenze sulla loro
salute.
Sono le conclusioni del primo rapporto sul benessere degli animali
del circo pubblicato sulla rivista Animal Welfare.
Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’università di
Bristol, Gran Bretagna, guidati da Stephen Harris. A soffrire
di più sarebbero elefanti, leoni, tigri e orsi. Gli scienziati hanno
raccolto campioni di saliva da animali di 153 compagnie
circensi. Nelle tigri, la quantità dell’ormone dello stress, il
cortisolo, aumenta e resta anormale fino a sei giorni dopo il
viaggio e fino a 12 giorni se si tratta del primo viaggio. In media,
però, una compagnia resta fissa solo una settimana e
per gli spostamenti percorre circa 300 chilometri. Anche quando la
compagnia è ferma le condizioni degli animali non
sono buone. Secondo il rapporto, gli elefanti sono tenuti in gabbie
che vanno da sette a 12 metri quadrati e possono
muoversi solo di uno o due metri, la lunghezza della catena a cui
sono legati. Per la mancanza di attività fisica molti pachidermi
diventano obesi. Nella savana, invece, un elefante spende dal 40 al
75% del tempo mangiando e si sposta di circa 50
chilometri al giorno. Gli unici animali adatti alla vita del circo
sarebbero quelli già addomesticati dall’uomo, come cani e
cavalli. Qualche paese, come l’Austria, ha già preso provvedimenti
contro questo sfruttamento bandendo gli animali
selvaggi dal circo, ma restano ancora gran parte delle compagnie
circensi d’Europa e America. In Gran Bretagna
per 10 anni non si sono visti elefanti nel circo, ma tre sono
ricomparsi a febbraio.
CAMILLA
PAGANI
I BAMBINI E GLI ANIMALI NEI CIRCHI: IL PUNTO
DI VISTA DELLA PSICOLOGIA
(Relazione
presentata al Senato il 23/9/1998 a sostegno del PdL
contro l'uso degli animali nei circhi)
Negli ultimi trent'anni la ricerca psicologica si è occupata sempre
più frequentemente del rapporto del bambino con
l'animale
ed ha analizzato tale rapporto come parte integrante del normale
processo di socializzazione del bambino.
Il rapporto
con gli animali infatti non deve essere
considerato come un aspetto secondario della
nostra vita sociale,
secondario soprattutto rispetto
al rapporto con i nostri simili. La ricerca psicologica ha
dimostrato che esiste generalmente
negli individui una stretta connessione
tra gli atteggiamenti e i comportamenti nei riguardi degli
animali e gli atteggiamenti
e i comportamenti nei riguardi
delle persone. Le due aree in cui questa connessione
è stata rilevata sono state
quella della violenza e quella
dell'empatia.
Per quanto riguarda l'area della violenza è stato dimostrato che
i bambini e gli adolescenti che sono crudeli verso
gli animali
manifestano spesso vari tipi di disturbi psicologici
e in particolare atteggiamenti e comportamenti
aggressivi verso le persone. Inoltre da
adulti possono manifestare comportamenti ripetutamente
violenti e pericolosi
nei confronti dei loro simili.
Nel 1987 nella revisione del DSM-III (Manuale diagnostico
e statistico dei disturbi mentali)
dell'Associazione
Psichiatrica Americana è stata inserita la violenza fisica nei confronti
degli animali tra i sintomi del
disturbo della condotta,
un disturbo che generalmente viene diagnosticato per la prima
volta nell'infanzia o nell'adolescenza
e che viene definito
come "una modalità di comportamento [...] persistente in cui
i diritti fondamentali degli altri
o le principali
norme [...] sociali [...] vengono violate."
Voglio ricordare a questo proposito che nel 1996
il senatore
americano William Cohen ha presentato un'interpellanza
al Congresso perché la violenza dei bambini e degli
adolescenti verso gli animali non sia considerata
come un comportamento isolato ma come sintomo ed elemento
costitutivo di un quadro più generale di violenza.
Nel suo intervento il Senatore Cohen ha citato
un fatto di cronaca:
nel 1993 un ragazzo di tredici anni aveva
ucciso un bambino di quattro anni. L'anno
prima aveva strangolato il
gatto dei vicini. Purtroppo
si sono verificati numerosi casi simili sia negli Stati
Uniti che altrove. La ricerca psicologica
ha anche dimostrato
che in una famiglia violenta che ha un animale domestico
sono spesso presenti comportamenti
violenti non
solo nei confronti di uno o più membri della famiglia ma anche
nei confronti dell'animale. I comportamenti
violenti nei
confronti dell'animale possono essere manifestati
sia dagli adulti che dai bambini.
Per quanto riguarda l'area dell'empatia (per empatia intendo la
capacità di un individuo di immedesimarsi in un altro
individuo
sul piano cognitivo e su quello affettivo) la ricerca psicologica
ha dimostrato che sviluppando nel bambino
un atteggiamento di
compassione e di rispetto verso gli animali questo atteggiamento
può a sua volta generalizzarsi
ed estendersi agli esseri
umani. Il rapporto fra il bambino e l'animale rappresenta un'utilissima
situazione all'interno
della quale è possibile portare il bambino
a quella difficile conquista del percorso di socializzazione
che è la "comprensione
del diverso" e quindi alla formazione
di atteggiamenti di tolleranza, di rispetto e di affetto per
gli esseri umani.
L'empatia è infatti l'antagonista più efficace
della violenza.
Lo spettacolo degli animali nei circhi è molto diseducativo
per i bambini e per molti di loro anche molto
conturbante.
I bambini oggi sanno, sia per le maggiori informazioni
che ricevono tramite i mass media sia per una più diffusa
sensibilizzazione ecologica di cui spesso la scuola si è fatta
portavoce, che gli animali selvatici vivono molto meglio
nel
loro habitat naturale e che comunque tutti gli animali, sia
quelli selvatici che quelli domestici, non vivono
bene
in gabbie, costretti ad apprendere comportamenti
molto complessi, inutili, grotteschi e per loro
innaturali, che
umiliano la loro dignità e la loro intelligenza.
Quelli che i bambini vedono al circo non sono infatti gli animali
nella
libera espressione delle loro specifiche caratteristiche ma
animali spesso ridotti ad esseri artificiosi e caricaturali.
I bambini a livelli più o meno profondi percepiscono questo spettacolo
come un messaggio di prepotenza perpetrata
dagli umani verso individui
più deboli. Questo spettacolo può costituire un modello di apprendimento
sociale molto
pericoloso e può plasmare il rapporto
dei bambini sia verso gli animali che verso le persone. I
bambini possono
giungere alla conclusione che la
sopraffazione del più forte nei riguardi del più debole sia
un comportamento accettabile
e che quindi sia lecito imitarlo.
Tutto questo inoltre può contribuire a determinare quel
fenomeno ampiamente studiato
dagli psicologi sociali che è
l'assuefazione alla violenza. Un'altra conseguenza sul piano psicologico
è costituita dal fatto
che i bambini, che molto facilmente si identificano
anche con gli animali che vedono nel circo, imparano che esistono
adulti cattivi, prepotenti e violenti. I bambini possono quindi
sviluppare un atteggiamento di sfiducia nei confronti
degli adulti,
che non contribuisce certamente
ad una positiva socializzazione dei bambini
stessi. Nell'attuale momento storico
caratterizzato da un sempre
più diffuso disagio giovanile e da un'escalation di violenza
tutti questi elementi dovrebbero
essere presi seriamente in considerazione.
Vorrei anche ricordare che nel 1986 un gruppo internazionale di
esperti, riunitosi all'Università di Siviglia sotto
l'egida
dell'UNESCO, ha redatto un documento scientifico
sulle cause della violenza e sulla necessità di diffondere
le conoscenze
che la scienza ha acquisito
su di essa. Il documento, in cui si sostiene che
le cause della violenza sono legate a fattori
socioculturali,
è stato chiamato "Dichiarazione di Siviglia
sulla violenza". Presso l'Istituto di Psicologia del Consiglio
Nazionale delle Ricerche è stato avviato un progetto (di cui è responsabile
il Prof. Francesco Robustelli e di cui faccio parte)
per la
diffusione di questo documento in Italia,
soprattutto nelle scuole. Il rapporto del
bambino con l'animale,
lo sviluppo dell'empatia,
la prevenzione della violenza nei confronti delle persone
e degli animali sono parte integrante
del progetto stesso.
Per concludere vorrei far rilevare che nulla è più educativo dello
spettacolo della libertà e del rispetto per gli altri.
scarica la relazione
Articoli:
Come trascorrono il tempo gli animali dei circhi
340 Psicologi contro circhi e zoo
Dietro le quinte del “Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus”
fonte: www.consapevolmente.org
Contro zoo, sagre e circhi con animali
fonte: www.vegetariani.it
Link:
http://www.circuses.com/
http://www.code-animal.com/
http://www.cirques.org/
Video:
CIRCOS: El show del maltratato
fonte: youtube.com
|