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UNA SETTIMANA CONTRO LO
SFRUTTAMENTO DEGLI ANIMALI NEI CIRCHI
Abbiamo concluso con un singolare evento la settimana di sensibilizzazione e protesta contro lo sfruttamento degli animali nei circhi:
una colorata e animata manifestazione in Piazza Dante a Lugano e davanti al tendone del Knie.


Venerdì 13 novembre a Bellinzona abbiamo organizzato una conferenza sull'aspetto diseducativo dei circhi con animali, in particolare
sulle conseguenze sui minori esposti alla violenza e alle umiliazioni degli animali imprigionati ed esibiti nei circhi.
Davanti ad un pubblico interessato che ha posto tante domande ne hanno parlato lo psichiatra Stefano Cagno,
l'educatrice Francesca Sorcinelli, il giornalista e veterinario Oscar Grazioli e Armando Besomi della SPAB. 

Sabato 21 invece a Lugano abbiamo coinvolto decine di bambini e genitori con una singolare iniziativa, mai vista prima d'ora in Ticino:
al centro di Piazza Dante abbiamo allestito una grande gabbia che rinchiudeva simbolicamente un leone ed un elefante (2 attivisti in costume).
Un concorso con facili domande sul diritto alla libertà degli animali dava l’opportunità ai bimbi di far uscire gli animali per abbracciarli, vincere
un piccolo premio e scattare con loro delle belle fotografie: un momento di gioia per i più piccini e di riflessione per i genitori,
che hanno approfondito il tema con volantini e altro materiale distribuito allo stand informativo sotto un gazebo.
Una mostra fotografica contro lo sfruttamento e la detenzione degli animali, un filmato/testimonianza realizzato da un ex-dipendente
di un circo e alcuni discorsi con il microfono, hanno arricchito questo pomeriggio informativo che ha attirato l’attenzione
di tantissime persone su un argomento ormai discusso e considerato a livello internazionale.

In serata abbiamo poi sfidato il freddo e ci siamo spostati di fronte al tendone del circo Knie per una manifestazione
autorizzata e pacifica con striscioni, volantini e megafono.

Un impegno quindi concreto e costante che abbiamo portato avanti in forme diverse (con la politica, le conferenze,
con i bambini o le manifestazioni davanti ai tendoni) e che non finirà fino a quando anche la Svizzera si adeguerà agli altri paesi del mondo che hanno vietato l'attendamento dei circhi con animali.


Per vedere le foto della conferenza e della manifestazione cliccate nel link in home page
"foto azioni"

 


Tigri alloggiate male nei circhi svizzeri
Fonte: AP

Martedi scorso la PSA ha deplorato che tanti animali soffrono ancora per mancanza di spazio e monotonia nei circhi svizzeri. Il circo Knie se la cava
meglio dei suoi concorrenti: sotto la lente 5 circhi svizzeri.

Negli scorsi mesi di maggio e giugno, uno zoologo ed una veterinaria della PSA hanno ispezionato i circhi Knie, Nock, Monti, Royal e Medrano così come il Parco di animali René Strickler. Ne è uscito fuori che il legislatore chiude gli occhi inanzi alle condizioni
di detenzione di animali selvatichi nei circhi.

Nel circo Nock, per esempio, le gabbie delle tigri non sono abbastanza ampie. D'altronde non hanno sufficiente possibilità di arrampicarsi o di farsi il bagno. Al di fuori degli allenamenti e dei pasti, nessuno si occupa di loro. La PSA riconosce che il circo Nock non viola la legge.
Tuttavia, i circhi approfittano di eccezioni al regolamento.

I difensori degli animali denunciano anche un domatore del circo Medrano che fa uso sproporzionato del frustino e della bacchetta di addestramento. Anche qui, i recenti sono troppo piccoli e gli animali mancano di strutture e di luce naturale. Per contro, i poni godono di buone condizioni di vita. Al circo
Royal i maiali mancano di tana fangosa.

Il Knie prende i voti migliori: questo circo ha saputo adattarsi ai tempi e offre, sovente, condizioni ottimali
ai loro animali. Soltanto gli spazi previsti per elefanti e cavalli, a Basilea, sono insufficienti. Il parco di animali René Strickler di Subigen (SO) ha anche fatto dei progressi.

Gli animali dei circhi sono in generale trattati meglio che anni addietro, riconosce la PSA. I direttori prendono coscienza dei bisogni delle loro bestie. La nuova ordinanza sulla protezione degli animali, che dovrebbe entrarein vigore il
prossimo 1. settembre, porterà dei miglioramenti, anche se resta in parte molto vaga, secondo la
PSA.


Paura al circo: crolla una scala Sei bambini rimasti feriti
CORRIERE CANADESE
29 AGOSTO 2008


CATANZARO - Attimi di panico sono stati vissuti mercoledì sera all’interno di un circo a Montepaone, nel catanzarese, quando è crollata una scala per l’accesso alla tribuna. Nell’incidente sono rimasti feriti sei bambini. L’episodio è avvenuto al termine dell’esibizione degli artisti del circo. Le persone sedute sulla tribuna si stavano accingendo ad uscire all’esterno della struttura quando improvvisamente, e per cause ancora in corso di accertamento, una scala è crollata. Le persone che si trovavano sulla struttura, tra cui sei bambini, sono finite a terra. I primi soccorsi sono stati fatti dal personale del circo e dagli spettatori che erano all’interno della struttura. Successivamente sono intervenuti i carabinieri ed il personale del servizio 118. I bambini, che hanno subito escoriazioni, sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale di Soverato dove sono stati sottoposti alle cure e successivamente dimessi con una prognosi di cinque giorni. Stamani i carabinieri sono tornati all’interno del circo per effettuare un sopralluogo. Su disposizione della Procura della Repubblica di Catanzaro la struttura crollata è stata sequestrata. Anche il personale dell’ispettorato del lavoro ha avviato accertamenti per verificare la struttura.


IL SECOLO XIX
31 AGOSTO 2008


Sei indiani ridotti a schiavi arrestato il gestore del circo
Vibo Valentia
Clandestini, erano costretti a turni massacranti e a dormire tra gli insetti


Vibo Valentia. Costringeva sei immigrati di origini indiane a vivere in condizioni di schiavitù, a dormire su materassi divorati dagli insetti e a fare turni di lavoro massacranti.
I carabinieri di Vibo Valentia, guidati dal maresciallo Riccardo Astorina, hanno arrestato Laerte Mavilla, 53 anni, originario di Reggio Calabria e titolare dell'omonimo circo che da un paio di giorni aveva piantato il tendone nel viale della Pace, nel centro del capoluogo calabrese. L'uomo è ora accusato di favoreggiamento della permanenza di immigrati clandestini sul territorio nazionale e assunzione di lavoratori in nero.
I militari, coadiuvati dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, hanno fatto irruzione ieri mattina all'alba all'interno della struttura. Durante i controlli hanno individuato, nascosti tra le roulotte sparse sul piazzale, i sei lavoratori stranieri, costretti a dividersi gli spazi angusti di un camion, adibito al trasporto del cibo per gli animali del circo, al cui interno erano state improvvisate brande piene di insetti, coperte di spazzatura e in condizioni igieniche agghiaccianti.
A quel punto i carabinieri hanno iniziato le ricerche del proprietario della struttura: la moglie del Mavilla ha cercato di guadagnare tempo sostenendo che il marito era partito durante la notte per la Sicilia e che non sarebbe rientrato prima di alcuni giorni.
Il racconto non ha tuttavia convinto i militari che hanno perquisito da cima a fondo la roulotte della coppia. Laerte Mavilla si era nascosto sotto il letto e, una volta scoperto, ha anche cercato di fare lo spiritoso dichiarando di non essersi fatto vedere perché molto timido e apprensivo e che si vergognava a parlare con degli sconosciuti. I carabinieri lo hanno immediatamente portato in caserma, in attesa del giudizio per direttissima.
Il difensore di Mavilla, l'avvocato Francesco Stilo, ha chiesto al giudice di non convalidare l'arresto dal momento che, ha sostenuto, le accuse si basano solo sulle dichiarazioni delle parti offese che, ha aggiunto il legale, non parlano bene l'italiano.
Il giudice monocratico non ha tenuto conto della richiesta: ha convalidato l'arresto e ha disposto per il proprietario del circo, in attesa del processo fissato al 30 settembre, i domiciliari nella sua abitazione di Reggio Calabria.
Gli inquirenti hanno definito le condizioni di vita degli immigrati «da film horror». Durante l'interrogatorio in caserma, uno dei sei, l'unico a parlare e a comprendere un po' d'italiano, ha descritto nei particolari il trattamento loro riservato dal proprietario del circo: si trovavano lì da due anni ed erano costretti a turni massacranti, anche di 18 ore al giorno, dalle 6 fino a oltre mezzanotte senza intervalli per riposare, per 150 miseri euro al mese.
Dovevano occuparsi, da soli, dello smontaggio e del montaggio della struttura del circo, della cura degli animali, comprese le tigri, e della predisposizione dei posti per gli spettatori. Un lavoro durissimo, senza alcuna assicurazione e misura di sicurezza.
L'indiano ha anche raccontato che un loro connazionale, alcuni mesi fa, era morto in un incidente sul lavoro mentre il circo si trovava in una città del Lazio. Adesso per i sei immigrati sono state avviate le procedure per il rimpatrio nel loro Paese d'origine.
All'interno della struttura circense, nel frattempo, gli uomini della Forestale hanno provveduto a verificare le condizioni di vita, di alimentazione e delle certificazioni sanitarie anche degli animali esotici presenti nella struttura. I controlli hanno così permesso di scoprire la totale assenza di qualsiasi tipo di autorizzazione sanitaria al trasporto degli animali sui camion e, soprattutto, allo smaltimento delle tonnellate di rifiuti che mensilmente producevano e che venivano semplicemente fatti sparire senza troppa pubblicità.
Queste violazioni sono costate al proprietario del circo una pesante contravvenzione di parecchie migliaia di euro e l'obbligo di avviare immediatamente le procedure per la concessione delle autorizzazioni sanitarie.


Amburgo
1 agosto 2008- Ansa


Il giorno dopo la morte per affogamento di Leila, una femmina di orango dello zoo di Amburgo, non e' ancora stato individuato lo sconosciuto responsabile. Qualcuno, nonostante il divieto di dare cibo agli animali, ha tirato ieri alla scimmia una pagnotta che pero', invece di finire nel recinto, e' caduta in un bacino d'acqua dove la giovane Leila e' morta annegata tentando di prenderla.

''Lo shock e' ancora alto - ha detto oggi Walter Wolters, un responsabile dell'Hagenbecks Tierpark di Amburgo - anche la mamma di Leila sta male, oggi ha rifiutato la sua abituale colazione e cerca ovunque la figlia''.

Appena caduta in acqua Leila, che come tutte le scimmie non sa nuotare, ha cercato di prendere aria con l'unico risultato di riempirsi i polmoni d'acqua. Oltretutto il suo pelo, bagnandosi, e' diventato come una spugna che l'ha trascinata a fondo.

Il corpo di Leila, dopo l'autopsia, sara' messo a disposizione dell'Istituto zoologico dell'universita' di Amburgo. L'incidente ha colpito gravemente lo zoo di Amburgo in quanto Leila, esemplare di 10 anni, avrebbe dovuto entro breve cominciare a riprodursi in cattivita'.


Londra, rubato uno squalo femmina
Ladri lo tolgono da vasca dell'acquario

TG COM
29 LUGLIO 2008

A Londra è caccia allo squalo, non tra le onde dell'oceano ovviamente. Un raro esemplare è stato infatti rubato da un acquario e ora la polizia sta cercando di recuperarlo, possibilmente vivo. Giunto in vasca dall'Indonesia da almeno quattro anni, lungo circa un metro, appartiene alla specie Atelomycterus Macleayi, ed è un esemplare femminile. Unito al maschio, ha anche un notevole valore economico oltre che scientifico."I due piccoli squali, proprio perché in grado di riprodursi, valgono almeno 50 mila sterline", afferma il proprietario dell'acquario Farnborough, Peter Newman, 68 anni, sconsolato per il furto.La polizia teme che ora i ladri tentino di rubare anche il compagno maschio, e cercano di consigliare il proprietario dell'acquario a non pagare alcun riscatto per la femmina, nel caso venisse richiesto. "I ladri - afferma Newman - dovevano essere molto ben equipaggiati, poiché non è facile sottrarre un simile animale dalla sua vasca. Servono reti, borse in grado di contenere molta acqua e grande organizzazione."Spero che tutto si possa concludere bene - ha concluso Newnam - altrimenti il danno scientifico sarebbe davvero molto grave. Inoltre siamo molto affezionati al piccolo squalo".


Una giornata allo zoo, che choc
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
14 LUGLIO 2008

Doveva diventare un bioparco: è solo un'area disastrata.
Lavori in corso, buche, gabbie rappezzate e animali che soffrono

Stefano Piedimonte

NAPOLI — La foca monaca non immaginava che allo Zoo di Fuorigrotta avrebbero passato l'antiruggine senza neanche avvisarla. Così s'è trovata, improvvisamente, a fare il bagno nell'acqua a pois grigi. Altro che «Family Park». Zoo, Edenlandia ed ex Cinodromo diventeranno, un giorno, un unico grande parco. Un giorno che ancora non si vede, e neanche s'intravede. Gli stambecchi non sanno come comportarsi quando il lavello comincia a perdere. La loro gabbia è diventata, in poco tempo, un pantano allucinante. La giraffa, se l'è cavata meglio. Pare che per evitarle sofferenze l'abbiano trasferita a Roma, mentre gli operai prendevano a trivellare la sua gabbia con tutti gli altri animali intorno.
Poco più giù, vicino alla gabbia delle tigric'è un fosso enorme, che caderci dentro vuol dire ospedale sicuro. Da un lato è recintato, dall'altro no. Cioè: se vieni da su, incontri la transenna. Se vieni da giù, incontri un destino veramente infame. I bambini — nello zoo ce ne sono a frotte — sfuggono facilmente di mano. Col caldo torrido che è calato sulla città come un'impietosa coperta di lana, gli animali non possono dire di sentirsi in forma. Anzi. Hanno preso a ballare una ballo triste, fatto di cerchi, lamenti, e testate contro le sbarre. Le tigri si sentono da un lato all'altro del parco di viale Kennedy, mentre ruggiscono contro il ferro che le tiene prigioniere. Nell'ultima gabbia in basso ce n'è una che dorme sfiacchita in mezzo ai propri bisogni. Un'altra sembra catatonica. Il leone boccheggia, col sole che gli picchia addosso.
Pavoni-padroni: loro se la passato bene, possono scorazzare avanti e indietro per tutto il perimetro dello zoo, possono saltare, fare brevi voli, nascondersi in un cantuccio all'ombra quando il termometro sale troppo. Uno di loro cerca di entrare in un salone abbandonato con le tende rosa. Porte chiuse, niente da fare. Fa una ruota e se ne va. Chissà che non vada a beccare quella latta di antiruggine A lato la frana che si trova accanto alle gabbie delle tigri; sopra operai passano l'antiruggine sull'inferriata della vasca della foca, incuranti della vernice che cade nell'acqua. Gli operai ne hanno lasciate in giro almeno due: una sta sul bordo del recinto basso con dentro l'elefante (non può uscire, a meno che non voglia bucarsi una zampa sugli spunzoni di ferro antifuga), un'altra sta a terra, così, alla portata di tutti, pavoni, bambini, giornalisti.La tristezza raggiunge il culmine quando il pony si mette a grattare l'abbeveratoio con la lingua. Assetato, lui e l'amico che comincia a imitarlo. Un bambino chiede alla mamma «come mai quel cavallo lecca la ciotola». L'orso polare sembra impazzito. Fa il girotondo senza sosta, e va avanti all'infinito. Caldo, caldo, caldo asfissiante. Che ne sapeva lui, polare com'è, che si sarebbe trovato da un giorno all'altro nella città del sole e del mare. Forse, se gliel'avessero chiesto, avrebbe risposto «meglio di no». Lo zoo di Fuorigrotta ha avviato, di recente, un progetto per diffondere la cultura della raccolta differenziata tra i più piccoli. C'è l'«omino ecologico», i mattoncini- premio per chi impara dove si getta la plastica, i depliant con su scritto come smaltire i rifiuti. E i cartelloni. Su uno c'è scritto: «Una bottiglia di vetro ha più vite di un gatto». Forse anche di una foca monaca, di una tigre, e di un orso polare.
La replica è affidata all’assessore provinciale di Napoli ai parchi, Francesco Emilio Borrelli, che ha effettuato oggi un sopralluogo nell’ex parco zoo di Napoli. «Le condizioni degli animali sono soddisfacenti, mentre per la struttura sono necessari interventi di riqualificazione», ha commentato Borrelli. L’area dell’ex parco zoo di Napoli, gestita da Edenlandia, dovrebbe avere a breve le autorizzazioni per l’avvio dei lavori «che potrebbero partire già all’inizio dell’autunno, secondo quanto riferito da Cesare Falchero, patron di Edenlandia», ha spiegato ancora l’assessore. I progetti dovrebbero essere ufficializzati entro l’estate, e prevedono la ristrutturazione del cinodromo, dell’ex parco zoo e di Edenlandia «che permetteranno di realizzare un grande attrattore turistico in quest’area della città» ha concluso Borrelli.


LUTTO PER GLI ANIMALI
6 giugno 2008



Con un'iniziativa singolare, il Centro di Documentazione
Animalista ha ricordato, sabato 7 giugno,
i tanti animali che muoiono anche a pochi passi da casa nostra per la
crudeltà umana: un'ora di lutto per il cucciolo di giraffa morto recentemente al Kinderzoo del Knie nell'indifferenza generale, per l'orso JJ3, per il lupo con il suo
triste destino segnato, per le centinaia di migliaia di vittime della vivisezione, delle pellicce, dei macelli e per tutti gli ergastolani di Magliaso, che muoiono giorno dopo giorno d'inedia o fisicamente come la tigre Boris
, creature
ormai dimenticate dopo che si sono spenti i riflettori mediatici sullo zoo.
La manifestazione autorizzata é durata un'ora, durante la quale gli
attivisti del CDA/ATRA, vestiti a lutto, sono rimasti in silenzio: a parlare per loro tante toccanti fotografie ed eloquenti cartelli, osservati con attenzione ed interesse dai passanti che si sono soffermati ed hanno ricevuto diversi volantini informativi, in particolare contro lo zoo di Magliaso.

 

   

 


Video salvataggio di un leone e un babbuino in un circo in Francia

http://dailymotion.alice.it/video/x3za77_sauvetage-du-lion-brutus-par-la-spa_animals


Sperimentazione del vaccino contro l’aviaria negli zoo svizzeri

link
http://www.ti.ch/DSS/DSP/UffVC/temi/media/comunicati_display.asp?ID_Comunicato=63


Come stanno gli animali?
Fausto Minelli

CITTA' NUOVA

9 APRILE 2008

A giudicare dalla lista rossa delle specie minacciate, resa nota di recente dall'Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura) si apprende che delle 40 mila tra specie diverse di animali e piante prese in considerazione, oltre 16 mila sono a rischio di estinzione.
Rispetto all'edizione del 2006, il numero è aumentato di trecento unità. Il totale delle specie estinte è salito a 785, a cui va aggiunta un'altra sessantina i cui esemplari vivono praticamente soltanto in cattività.
Le cause? Tra le più varie. Comunque spesso legate all'incidenza dell'attività umana sull'ambiente.
Le situazio- ni più critiche si riscontrano nei Paesi in via di sviluppo, sempre più impegnati a soddisfare le richieste di quelli più avanzati, in cambio di ritorni economici, ma a scapito delle risorse naturali e della tutela ambientale.
Ecco qualche esempio: il pesce cardinale di Banggai, un piccolo pesciolino da acquario endemico di un arcipelago indonesiano, viene catturato per essere esportato negli acquari di tutto il mondo. Il problema è che i prelievi hanno raggiunto le 900 mila unità per anno, con la conseguente estrema rarefazione della specie in natura.
In forte crisi sono diverse specie di avvoltoi, con diminuzioni in India fino al 95 per cento della popolazione.
Causa il diclofenac, un antinfiammatorio per il bestiame, che si è rivelato letale per questi uccelli spazzini e ghiotti di carne morta.
Anche molte tra le specie di mammiferi, rettili e anfibi non godono di migliori prospettive.
Il gaviale, il coccodrillo del Gange, dai 436 esemplari censiti nel 1997 si è ridotto a 182 nel 2006; i gorilla di pianura africani così come gli oranghi del Borneo e altri primati sono passati dalla classifica che li definiva minacciati a minacciati in modo critico. In altri casi la vulnerabilità è emersa dalla riduzione di habitat come quelle avvenute nel Borneo con il taglio di migliaia di chilometri quadrati di foresta per l'impianto di coltivazioni di palma da olio; a causa della riduzione delle barriere coralline prodotta dai cambiamenti climatici.
Note positive? Poche, ma individuabili là dove ci si è potuti occupare di questi animali. Alle Mauritius, il gheppio delle omonime isole era ridotto a soli quattro esemplari nel 1974.
Dopo un progetto specifico di salvataggio estremo, ha risalito la china e ora vanta oltre mille individui censiti in libertà. Anche il parrocchetto delle stesse isole è passato a un grado inferiore di minaccia, grazie a interventi mirati per la salvaguardia della specie.
Che fare? Si è notato che interventi puntuali mirati ad una integrazione tra miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del posto con lo sviluppo di attività sostenibili rispettose degli habitat più sensibili, ha portato a buoni traguardi di salvaguardia ambientale.
È questa una via che può portare a una valorizzazione anche culturale delle realtà locali, ottenibile nel far cogliere alle stesse l'ambiente circostante non solo come qualcosa da sfruttare, ma un bene da salvaguardare importante per la comunità del luogo, e di rilevanza globale, capace anche di produrre reddito.


DIRETTORE ZOO AMMETTE: HO UCCISO QUATTRO GATTI
Minacce anonime contro Blaszkiewitz a Berlino.


ALICE NOTIZIE
29 MARZO 2008

Berlino, 29 mar. (Apcom) - E' bufera sul direttore dei due zoo di Berlino, Bernhard Blaszkiewitz. La deputata regionale dei Verdi, Claudia Haemmerling, lo ha denunciato, accusandolo di aver tentato incroci innaturali tra gli animali, di aver inviato al mattatoio, in passato, un ippopotamo e una famiglia di orsi dal collare e di aver spedito alcune tigri in Cina, dove sono state probabilmente uccise e usate per realizzare preparati contro l'impotenza. Blaszkiewitz ha respinto tali accuse come false. A rilanciare le critiche è però l'ammissione dello stesso direttore dei due zoo di aver ucciso con le proprie mani, nel 1991, quattro piccoli gatti nel "Tierpark Friedrichsfelde". Gli animali erano abbandonati e c'era il rischio che trasmettessero malattie agli altri, ha spiegato il direttore, che ha chiarito di aver spezzato loro il collo. Nel frattempo l'uomo ha ricevuto minacce anonime via e-mail. La polizia ha avviato le indagini. Blaszkiewitz guida sia il famoso "Zoo" di Berlino che il Tierpark, il giardino zoologico nella parte orientale della capitale tedesca.


Crollano gli incassi dei circhi con animali
SCHERMO
6 GENNAIO 2008

Anna Benedetto

LUCCA – Crollano gli spettatori dei circhi con animali, che continuano però a ricevere sovvenzioni pubbliche.
«Nei primi otto mesi del 2007 i circhi italiani hanno incassato il 76,94% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli spettatori sono diminuiti di oltre il 40%». Questi dati sono riportati in un comunicato dell’Enpa, Ente nazionale per la protezione animali. «Secondo i dati della Siae – prosegue il comunicato - il circo italiano nel suo insieme ha incassato 3.719.998 euro nei primi otto mesi dell’anno. Nello stesso periodo del 2006, invece, grazie alla presenza del canadese “Cirque du Soleil”, interamente senza animali, che si è esibito solo su due piazze italiane e per poche settimane, si sono registrati incassi per 16 milioni di euro. Poi, dopo la partenza di quest’ultimo, negli ultimi quattro mesi dello stesso anno, nonostante vi fossero le vacanze natalizie, gli incassi sono scesi a cinque milioni. Sono bastate, infatti, poche settimane del 2006 che hanno interessato solo due piazze occupate in Italia dal circo canadese senza animali, per sconvolgere le statistiche della Siae basate fino ad ora sulle centinaia di città occupate, nell’arco di un anno intero, dalle imprese circensi italiane». La differenza tra le due percentuali, secondo Enpa, rivela come sia venuto meno un pubblico copioso e disposto a spendere probabilmente di più pur di assistere ad uno spettacolo di qualità.
Il clamoroso abbandono, infatti, secondo Enpa «non va imputato solo all’ormai acclarata disaffezione verso uno spettacolo vecchio perché ancora basato sulla cattività degli animali, ma bensì per la scelta di un pubblico sensibile che si rivolge a spettacoli circensi privi di animali. Il crollo del circo è da imputare all’enorme successo di pubblico fatto registrare dalla tournèe italiana del Cirque du Soleil, interamente senza animali». «Dal confronto dei dati Siae pubblicati nel 2006 (rapporto semestrale e rapporto annuale) e 2007 (rapporto semestrale) – ha dichiarato Giovanni Guadagna, Responsabile Ufficio Cattività dell’Enpa - è possibile desumere un incasso annuo delle imprese circensi italiane prossimo a otto milioni di euro. Il motivo per cui il circo italiano non vuole abbandonare il vecchio spettacolo con animali mantenuti in incredibili condizioni di costrizione è da ricercare nei lucrosi contributi elargiti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il quale continua a privilegiare il circo di tradizione, ossia con animali prigionieri». «I dati diffusi dalla Siae – ha aggiunto Guadagna – fanno precipitare il circo con animali a livelli confrontabili, bene che vada, al 2005, mentre quasi tutte le altre attività spettacolari fanno registrare sensibili incrementi di pubblico». «Le imprese circensi italiane – conclude l’Enpa - ricevono dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali contributi che si avvicinano ai due milioni di euro l’anno, cifre negli anni attestate solo per l’attività in Italia, e destinate a finanziare uno spettacolo basato sulla prigionia di migliaia di esseri viventi. Questo nonostante il formale impedimento di sovvenzionare circhi condannati per maltrattamento di animali». Il dossier completo, con tutte le cifre e i circhi beneficiari, è scaricabile su www.enpa.it/it/uffici/DossierCirco.pdf. Il dossier illustra le tecniche di addestramento, quelle di detenzione negli zoo, il numero e le specie di animali, la normativa, il sistema contributivo italiano ed i principali circhi finanziati.


Zoo di Zurigo: gorilla tentano la fuga
TIO
6.1.2008 16:47


Una famigliola di gorilla dello zoo di Zurigo si è messa in testa di farsi una "passeggiatina domenicale". La decina di animali è passata attraverso un portoncino della recinzione che permette di accedere ai locali dove si trovano le riserve di cibo. Da lì però non hanno potuto uscire e quindi i visitatori non hanno corso alcun rischio, ha precisato la direzione, che ha chiuso l'edificio per diverse ore, onde riportare "a casa" i primati. Non particolarmente aggressivi, possono rappresentare comunque un pericolo vista la loro stazza: un maschio adulto supera due metri per 180-230 chili.


La fuga della tigre dallo zoo. meglio morta che in gabbia

LIBERO
27 DICEMBRE 2007
OSCAR GRAZIOLI
 
È successo allo zoo di S. Francisco, Usa, alle 5 della sera di Natale. Quattro tigri siberiane sono fuggite dal recinto in cui erano imprigionate e, una di loro, ha assalito un uomo piantandogli i denti nella gola, prima di dirigersi verso un caffè vicino, assalendone altri due. Il primo, un giovane di 23 anni, è morto dilaniato dalle possenti fauci di uno dei più maestosi felini viventi. Gli altri due versano in ospedale in condizioni gravi. Lei si chiamava Tatiana, nome che evoca la tundra, il gelo e i licheni che dovrebbero essere il suo habitat. Invece Tatiana era segregata in un recinto dal quale attendeva di riuscire a fuggire, alla ricerca di quella terra imbiancata dalla neve dove il buio è sovrano e il vento sciabola bordate di ghiaccioli su prede e predatori, su animali che fuggono e altri che li rincorrono, in quel gioco crudele ma leale che si chiama vita. Già l'anno scorso Tatiana, femmina di nove anni, aveva mostrato la sua rabbia per essere costretta, lei la regina della tundra, in un volgare recinto di una calda e afosa città americana. Aveva assalito un lavoratore dello zoo californiano ferendolo lievemente. Questa volta invece la tigre ha sprigionato tutta la forza delle sue masse muscolari che, seppure fuori allenamento, le hanno permesso di saltare il fossato e, finalmente libera, vendicarsi in qualche modo di chi l'aveva costretta in una gabbia e di chi rideva e lanciava noccioline, quasi fosse una scimmia. Il poliziotto che le ha sparato mentre attaccava uno degli uomini, che ora versano in prognosi riservata all'ospedale, le ha fatto probabilmente un favore. L'ha uccisa, sottraendola alle risate dei turisti, all'immobilità forzata dentro un recinto, a una vita che non aveva più la dignità di essere vissuta. Le altre tre compagne di sventura invece sono state catturate e riportate nella prigione dove, per qualche giorno saranno sottratte alla vista dei curiosi. Poi riprenderà la routine: i pasti di carne congelata, la gente che ti addita, i bambini che urlano e le mamme che ridono. Ho visto, nella mia vita professionale, molti animali crudelmente maltrattati e quando penso a loro ci sono molte immagini che mi affollano la mente. Due soprattutto riverberano nel ricordo di tanti anni fa e sono le due facce di una stessa medaglia. La detenzione in prigione degli animali selvatici per esibirli di fronte al mero ludibrio umano. La prima immagine mi riporta allo zoo di Praga, peraltro uno dei migliori d'Europa, dove mi ero recato tanti anni fa per vedere il cavallo di Przewalski, una specie in via d'estinzione che si diceva salvata e riportata in natura grazie proprio al lavoro del giardino zoologico. Ero accompagnato, con altre persone, da autorità della allora Cecoslovacchia, riluttanti a farmi vedere altri settori dello zoo. Io e un amico, con un banale stratagemma, riuscimmo ad infilarci in una sorta di hangar che ospitava i felini. Ho ancora impressa nella mente l'immagine di una patera nera, chiusa in una stretta gabbia, che mi guardava intensamente con due occhi gialli che parevano rischiarare la penombra del luogo. Era lo sguardo di chi, se solo potesse, ti ucciderebbe all'istante. L'altra immagine mi porta su una strada di campagna ungherese ai confini con l'ex Russia. Un uomo portava al guinzaglio un orso e cercava di fermare le macchine per racimolare qualche soldo dalla foto con il plantigrado. Quando scesi dalla macchina vidi la museruola fatta di fil di ferro, le catene agli arti e l'espressione di chi non ha scampo. Ricordo che gli diedi un fracco di soldi e in un russo molto approssimativo gli dissi "fai il bravo con lui". L'uomo mi sorrise soddisfatto, con la sua bocca sgangherata. Con la scusa della ricerca e della salvezza di specie in via d'estinzione ci sono milioni di zoo nel mondo dove si consuma un odioso delitto. Privare gli animali della libertà e dell'anima.

LA SCHEDA LA TIGRE SIBERIANA
La tigre siberiana (nella foto Ansa un esemplare) è la più grossa. Un maschio adulto può pesare 360 Kg e misurare 4 m di lunghezza. Le sue prede preferite sono cervi e cinghiali che cattura dopo un breve inseguimento con cauto appostamento, grazie al mimetismo della sua pelliccia che le consente di confondersi nell'ambiente circostante. L'attacco alla preda avviene di solito di fianco o da dietro. Due i sistemi per uccidere la preda: morso dietro al collo (usato per prede piccole e medie), che rompe o danneggia la spina dorsale; morso alla gola (per prede che superano i 100 Kg), che provoca la morte per soffocamento. RAZZA A RISCHIO All'inizio del 1900 si contavano in tutta l'Asia circa 100.000 esemplari di tigre, oggi ne restano solo 5.000. Di questo passo le tigri tra pochi anni rischieranno l'estinzione. Le tigri sono tipici animali solitari. Catturano le loro prime prede a circa 18 mesi di età. Il loro principali habitat è la foresta mista.
 

Una tigre siberiana anche allo zoo al Maglio

http://www.centroanimalista.ch/circhi_zoo/zoo_maglio/FOTO/Maglio_2007/tigre_siberiana2_2007.JPG

http://www.centroanimalista.ch/circhi_zoo/zoo_maglio/FOTO/Maglio_2007/tigre_siberiana3_orecchio_2007.JPG


Primato di incidenti con grandi felini al circo di Moira Orfei


Durante il periodo natalizio vi sarà un “affollamento” di circhi con animali nella capitale, due Orfei ed un Togni, per giunta con più zeri in condotta. Si incomincia domani, 19 dicembre, con il Moira Orfei il cui “spettacolo”, intitolato “Una Tigre per Amore”, comprende persino felini geneticamente modificati. E’ il caso di tigri e leoni bianchi, frutto di selezioni genetiche adoperate tramite frequenti accoppiamenti tra consanguinei. Purtroppo assieme al mantello i felini hanno ereditato malattie ereditarie le cui potenzialità negative sono notoriamente esaltate da tali tipi di accoppiamenti. Eppure il circo li evidenzia in vero e proprio campionario da fenomeno da baraccone.

“Lo spettacolo circense sarebbe più veritiero – ha dichiarato Giovanni Guadagna, Responsabile Ufficio Cattività di ENPA - se Moira Orfei illustrasse al pubblico se tra le tigri esibite nelle gabbie montate a Roma, vi sono anche quelle che hanno ucciso o ferito persone durante gli addestramenti”.
E’ da notare come il circo di Moira Orfei, abbia selezionato in dieci anni, il numero più alto di morti e feriti dovuti ad aggressioni di tigri. Un addestratore ed un inserviente uccisi, altrettanti feriti, tra cui il figlio della stessa Orfei Stefano Nones, ed almeno altre quattro persone artigliate, rappresentano - secondo l’Enpa - la drammatica dimostrazione di una realtà poco conosciuta.
“La tigre in addestramento – ha aggiunto Guadagna – viene costretta nella forzata repressione dei propri istinti naturali. E’ già questa, a nostro avviso, una forma di violenza il cui prodotto è un animale privato dei propri diritti, innanzi tutto quello alla libertà ed a prescindere se già nato in gabbia o rubato alla vita libera, come nel caso degli elefanti prigionieri dei circhi”.
Claudio Locuratolo, invece, Responsabile della sede romana dell’Enpa, ha lanciato un accorato appello al comune:
“Chiediamo con forza all’Ufficio Diritti Animali del Comune di Roma, ed alla Consigliera Delegata Monica Cirinnà in particolare, di controllare scrupolosamente le condizioni di detenzione degli animali di tutti i circhi presenti a Roma, sperando almeno che venga fatto rispettare il Regolamento comunale in difesa degli animali. Già pochi anni addietro – ha aggiunto Locuratolo – proprio a Roma il Moira Orfei fu trovato inadempiente ad alcune prescrizioni in difesa degli animali, appena dopo che il Comune di Modena, autore di un analogo Regolamento, vietò al suo circo di entrare in città.”

Sempre a proposito dei circhi presenti per questo natale a Roma, l’Enpa denuncia come le assurde condizioni di detenzione siano oggetto di rinvio a giudizio dei responsabili del circo Lidia Togni, mentre di Liana Orfei, presente sempre nella capitale con lo spettacolo “Cenerentola On Ice”, ci rimangono le incredibili descrizioni delle tecniche di addestramento da lei pubblicate alcuni anni fa. Dalle tigri vigliacche ed infide alle iene imbecilli e stupide. Tutto riportato nel dossier Enpa dal titolo “Il Circo Prigione degli Animali”, consultabile nelle pagine dell’Ufficio Cattività del sito
www.enpa.it. Nello stesso dossier, inoltre, sono riportati i finanziamenti concessi dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ai circhi (fino a 300mila euro annui per l’impresa che gestisce il Circo di Moira Orfei). Il tutto nonostante che in un solo anno gli incassi al botteghino dei circhi italiani, come recentemente reso noto dall’Enpa, si siano ridotti di quasi l’ottanta per cento (fonte SIAE, raffronto primo semestre 2006-2007) per via della presenza in Italia del più grande spettacolo circense al mondo senza animali, ossia il canadese Cirque du Soleil, che da solo ha incassato nei primi mesi 2006, più di quanto tutti i circhi italiani con animali sono riusciti a fare in un anno.

Knie contestato: “Se vai al circo sei una bestia!”
Il Caffè della Domenica, 18.11.2007
 

Il movimento animalista sfila a Lugano

LUGANO - “Animali liberi e doma­tori in gabbia!” È lo slogan più get­tonato fra i circa duecento attivisti dell’”Azione circo senza animali” (Azot) che ieri, sabato, hanno sfilato nel centro di Lugano dando vita alla quinta manifestazione contro quello che definiscono “lo sfruttamento de­gli animali” sotto il tendone del cir­co Knie.
“Esistono magnifici circhi senza ani­mali - spiega infervorato Max Mol­teni, vera e propria anima della ma­nifestazione - ed è quindi giunto il momento di impedire anche alla fa­miglia Knie di sfruttarli per far di­vertire spettatori ignari di certi meto­di di addestramento”. Di fatto quella di ieri è stata l’ultima manifestazione promossa dall’Azot - erano presenti anche alcuni animalisti romandi e svizzero tedeschi - , dopo quelle di Rapperswil, Zurigo, Lucerna e Lo­sanna. “Sono soddisfatto delle pre­senze di oggi - aggiunge Molteni - e, più in generale, del seguito che han­no avuto quest’anno le nostre mani­festazioni”. E questo significa che Azot si sta già preparando a ‘seguire’ la tournée 2008 del circo Knie come anticipato dallo stesso Molteni nel suo discorso a chiu­sura della manifesta­zione che dopo aver attraversato il centro di Lugano, si è sciolta in prossimità del ten­done del circo.
“L’appuntamento con chi crede che gli ani­mali meritino più ri­spetto è per il prossi­mo anno - assicura Molteni - . Perché no­nostante alcuni media cerchino di sminuire le nostre azioni, siamo un movimento in crescita. Dietro le diverse organizzazioni che sono scese in piazza quest’oggi, ci sono infatti 50 mila membri”.
Intanto, mentre gli agenti della poli­zia luganese tengono d’occhio i ma­nifestanti -che hanno in ogni caso ri­spettato tutte le disposizioni imposte dalle autorità - la manifestazione si scioglie alla spicciolata. Sulle tran­senne metalliche che delimitano l’accesso pedonale al tendone del circo Knie, restano esposti alcuni striscioni con slogan come “Se vai al circo sei una bestia” oppure “Il tuo biglietto, la sua prigione”. I passanti li leggono. Accettano anche i volan­tini di propaganda, ma poi passano oltre. Verso lo spettacolo circense nel quale la famiglia Knie fa esibire molti animali, soprattutto cavalli ed elefanti. Quelli che Azot vorrebbe li­berare.
a.c.

LA PROTESTA

“Oramai siamo più di 50.000 in Svizzera”



 


 

22 novembre - Londra -

Un rapporto indipendente commissionato dal ministero dell'Ambiente sull'utilizzo degli animali selvatici nei circhi ha concluso che specie come i leoni, le tigri, gli elefanti e le zebre non stanno 'ne' meglio ne' peggio' di altri animali tenuti in cattivita' per esempio negli zoo e che quindi non e' necessario vietare ai circhi di tenerli.


Il risultato dello studio rappresenta una buona notizia per i quattro circhi - su un totale di 27 nel Regno Unito - che impiegano animali nei loro spettacoli, ma per i gruppi animalisti rappresenta un vero oltraggio. 'Non avevamo bisogno che un rapporto ci dicesse quello che sapevamo gia', ovvero che non esistono studi seri sul trattamento degli animali nei circhi', ha detto una portavoce dell'associazione RSPCA, sottolineando come, sebbene studi sul trattamento delle specie esotiche siano gia' stati condotti in passato e siano stati presi in considerazione nel rapporto, a non essere prese in esame sono state altre ricerche sul trasporto degli animali, anche quelli domestici.

Sono 47 gli animali selvatici che lavorano regolarmente nei circhi britannici. Secondo Petra Jackson, circense di Circus Mondao, un circo che al momento utilizza tre zebre, due lama e due cammelli, 'I gruppi per i diritti degli animali hanno reso il circo una cosa sporca. La gente deve aprire gli occhi e vedere cosa e' il circo oggi e che cos'era 30 anni fa. Credo ci sia una componente di snobismo. La gente va alle fiere di paese a vedere le gare di agilita' canina, ma quando si vede la stessa cosa in un circo di colpo diventa sbagliata'. (ANSA)

 
Ticinonews 14.11.07

Lieto evento allo zoo di Basilea: Msichana, una femmina di ghepardo, ha dato alla luce cinque cuccioli. I piccoli - quattro maschi e una femmina, concepiti con il padre Survivor - sono nati in una gabbia separata due mesi fa e oggi sono per la prima volta entrati nel recinto visibile dal pubblico, hanno indicato oggi i responsabili.

I felini, sempre sotto l'occhio vigile di mamma Msichana, hanno mostrato una grande curiosità per l'ambiente circostante. Sono anche in buona salute, cosa non evidente per questa specie, caratterizzata da un'elevata mortalità infantile.

Da alcuni anni i ghepardi ospitati dallo "Zolli" di Basilea beneficiano di una nuova struttura, che permette loro di sopportare senza troppi problemi il rigido inverno svizzero: vi sono addirittura zone con rocce artificiali riscaldate, subito diventate il luogo di siesta favorito dagli animali.

COMUNICATO STAMPA

Sabato 8 settembre si è svolta a Locarno una manifestazione contro
l'utilizzo di animali nei circhi in occasione della tournée ticinese
del circo Nock. Dopo il divieto totale (che noi riteniamo anticostituzionale) di cui si è reso protagonista l'esecutivo di Chiasso, la cui municipale Pantani-Tettamanti è giunta persino a dichiarare il falso per giustificare il niet di sovietica memoria espresso dai sui colleghi.
Dopo il divieto di utilizzare il megafono nel corso della manifestazione a Lugano -che almeno ci è stato comunicato
espressamente e per iscritto dalle autorità - l'Atra e il Cda si sono visti negare dalla polizia locarnese l'uso del megafono, costringendo
i partecipanti a sgolarsi per fare udire le proprie ragioni. Una richiesta, quella dell'utilizzo di apparecchi di riproduzione
sonora comunemente utilizzati in tutte le manifestazioni del mondo civile, espressamente avanzata per iscritto al Municipio di Locarno,
che non ha avuto nulla da obiettare nella sua risposta scritta giunta all'Atra in merito alla nostra richiesta.
Arrivati sul posto, gli oltre trenta manifestanti si sono visti invece negare quanto de facto era stato autorizzato.
Gli agenti - peraltro in modo sgarbato - ci hanno semplicemente comunicato che il Municipio, nella sua risposta giunta ai nostri
uffici tre settimane prima della manifestazione, si era "dimenticato"di scriverci del divieto di utilizzo del megafono.
Per tutta risposta, di fronte alla nostra richiesta di chiarimenti, i dimostranti si sono sentiti rispondere che cercavano il conflitto.
Inoltre, a chi voleva chiedere ulteriori delucidazioni sono stati richiesti i documenti.

L'Atra e il Cda fanno presente che non si faranno intimorire nè da un atteggiamento della polizia che tende evidentemente a equiparare
pacifici e civili manifestanti a pericolosi soggetti, nè dal doppiogiochismo delle autorità  municipali.
Le nostre associazioni sono allibite da tanta arroganza e
incompetenza. Come sia possibile trattare con tanta scorrettezza due organizzazioni che in 30 anni di attività  l'una, e 15 anni l'altra
non hanno mai causato un solo problema di ordine pubblico non può che lasciare l'amaro in bocca.
Noi continueremo a chiedere quanto consentito in tutti i paesi democratici e civili. Ovvero la possibilità  di protestare in favore
di chi non ha voce. Ma riteniamo di aver diritto al rispetto dimostrato nei confronti di altre realtà, forse più potenti, ma non
per questo motivo più importanti per la vita civile e sociale del
nostro Paese.

Atra - Associazione svizzera per l'abolizione della vivisezione

Cda - Centro di documentazione animalista
 

La Regione, 3 settembre 2007

Raid notturno al circo
Chiasso, quattro giovani sorpresi nello zoo. Uno è stato fermato

Quella tra sabato e ieri è stata una notte de­cisamente movimentata per la carovana del Circo Nock. Scongiurata l’organizzazione di manifestazioni contro l’utilizzo di animali durante gli spettacoli (cfr. laRegioneTicino di sabato), ieri notte tra la una e le 2 quattro ra­gazzi sono riusciti a penetrare nella zona ri­servata agli addetti ai lavori e agli animali. Sorpresi all’interno dello zoo dal personale del circo, due ragazzi sono riusciti a scappa­re. Uno di loro è stato però bloccato da un agente della Prosegur che, come ogni notte, stava sorvegliando l’area del circo. Sul posto è intervenuta la Polizia cantonale che ha pre­so le generalità del giovane. Si tratterebbe di un minorenne. Nessuna traccia degli altri componenti del gruppo che, nel raid, ha pure rovinato alcuni cartelloni pubblicitari estra­nei ai circo affissi lungo la strada.
Nella giornata di oggi, dopo avere accerta­to le reali intenzioni dei giovani, i vertici del Circo Nock decideranno se sporgere denun­cia. Sarebbe la seconda, dopo quella contro ignoti presentata dopo che i cartelloni pub­blicitari posizionati lungo la cantonale tra Mendrisio e Chiasso erano stati squarciati al­l’inizio della scorsa settimana. Nell’episodio di ieri notte nessuno è rimasto ferito.
Intanto la carovana del circo questa notte ha lasciato lo stadio di Chiasso per trasferirsi a Bellinzona.

La Regione Ticino, 4 settembre 2007
Il circo Nock denuncia i vandali
Quattro volte in Procura per danneggiamenti, furti e vandalismi. Intanto la tournée 2007 è da record


Sono quattro le denunce alla Procura che i responsabili del circo Nock hanno inoltrato negli scorsi giorni per atti di vandalismo, danneggiamento e furto. Le denunce sono legate agli episodi successi negli scorsi giorni a Chiasso, Lugano e Bellinzona. In modo particolare due denunce sono partite per il taglio degli striscioni che annunciano l’arrivo del circo a Lugano e una, per gli stessi motivi a Chiasso. L’ultima, in ordine di tempo, è stata inoltrata ieri a Bellinzona dopo che i responsabili del circo si sono accorti che i soliti ignoti avevano tolto dagli striscioni il cartello indicante le date degli spettacoli in Città. Non ha invece avuto seguito e quindi non è stata sporta denuncia, l’episodio del weekend capitato a Chiasso, allorquando i servizi di sicurezza del circo avevano sopreso alcuni giovani ubriachi aggirarsi, a tarda notte, tra le gabbie degli animali e i camion della carovana. I giovani, messi in fuga dal sopraggiungere dei servizi di sicurezza del circo e, dopo, delle pattuglie della Polizia cantonale se l’erano data a gambe. Uno però non era riuscito a scavalcare la recinzione ed è stato fermato dalle forze dell’ordine. Dopo i controlli del caso in Polizia è stato rilasciato e la direzione del circo Nock, visto che non si sono registrati danni particolari, ha deciso di archiviare la faccenda senza sporgere denuncia dopo aver discusso con il diretto interessato.
Come accennato la carovana del circo Nock è giunta ieri a Bellinzona, dove oggi è in calendario uno spettacolo riservato dallo sponsor. Gli spettacoli per il pubblico sono invece in programma domani, alle 15 e alle 20. Lo zoo itinerante che accompagna la tournée 2007 del circo Nock, che, detto per inciso, sta già pensando alla prossima stagione con parecchie novità non solo per quanto riguarda lo spettacolo vero e proprio, è invece aperto al pubblico oggi dalle 10 alle 19 e domani con gli stessi orari. La carovana Nock si sposterà, giovedì, a Locarno per l’ultima tappa ticinese (non è più prevista quella di Ambrì come accadeva qualche anno fa) prima di far ritorno in Svizzera tedesca per la conclusione della tournée iniziata lo scorso mese di marzo. A parte gli inconvenienti legati alle dimostrazioni di alcuni gruppuscoli di animalisti e gli atti vandalici contro gli striscioni del circo, le tappe ticinesi, come ci confermano dall’ufficio stampa di Nock, hanno riscontrato un successo di pubblico che ha oltrepassato ogni più rosea speranza.
 


 
Il circo Nock non denuncia il raid di sabato

I quattro ragazzi che sabato notte sono entrati nella zona ri­servata del Circo Nock non sa­ranno denunciati. Lo hanno de­ciso i vertici del circo dopo aver discusso con il ragazzo fermato all’esterno della recinzione da un agente di sicurezza (cfr. la­Regione Ticino di ieri). « Si è trattato di una bravata di giova­ni ubriachi – ci spiegano dal cir­co – abbiamo parlato con il ra­gazzo che, oltre ad essersi scusa­to, ci ha detto che non era loro in­tenzione liberare gli animali o fare danni. Hanno semplicemen­te visto la luce accesa e hanno messo a segno la bravata ».
Sorpresi dal personale del circo, i quattro giovani se la sono data a gambe. Uno è stato fermato da un agente della Pro­segur in servizio all’esterno del tendone. Successivamente era intervenuta la Polizia cantona­le per accertare le generalità del giovane.

 
CITTÀ Strappati gli orari dagli striscioni
Altri vandalismi contro il Nock
Giornale del popolo  04.09.2007

Dopo i fatti di Chiasso (dove alcu­ni giovani hanno compiuto un “raid” notturno all’interno del Circo Nock), anche nella capitale è stata presa di mira dai soliti ignoti la 147esima tournée. In effetti – come hanno di­chiarato ieri alla stampa Florian Tin­ner e Michele Zemaneck del servizio media – in questi giorni sono sparite le date degli spettacoli sugli striscio­ni promozionali sparsi in diverse zo­ne della città. Per questo è partita la quarta denuncia alla polizia cantona­le (oltre alle due per vandalismi per­petrati a Lugano e a quella di Chias­so) per furto, danneggiamento, perdi­ta di guadagno e vandalismo. Per con­tro – hanno affermato ancora Tinner e Zemanek – non viene sporta denun­cia nei confronti del giovane acciuffa­to a Chiasso, poiché in quel caso si è trattato di una semplice “bravata”». Sui fatti di Bellinzona c’è comunque lo spettro degli animalismi, che, puntua­li, tornano a farsi sentire in queste oc­casioni (come è stato il caso delle scrit­te sui carri trovate a Losanna). Ma va anche detto che – come hanno spie­gato i responsabili della comunicazio­ne del circo – a suffragio di questa te­si non vi sono prove.
 

Lettera di una cittadina

 
Egregio Signor Sindaco,

Brasile, Costa Rica, Finlandia, Israele, Singapore e Svezia hanno varato leggi che proibiscono l'uso di animali negli spettacoli circensi. Diciotto province e città degli Stati Uniti, così come diverse giurisdizioni in quattro province del Canada, vietano esibizioni con animali selvatici ed esotici.
In Gran Bretagna non ci sono parchi acquatici, perché nessuno li frequenta e nella Carolina del Sud (Stati Uniti) sono proibiti spettacoli con balene e delfini (e questo nonostante il guadagno che potrebbe trarne, visto che si affaccia sull'oceano Atlantico)*.
 
ok Queste sono tra le nazioni che hanno già proibito spettacoli con animali (delfinari, acquari, circhi o zoo).
Cosa aspettiamo a farlo anche in Svizzera?
Ci preoccupiamo per l'inquinamento e la protezione della natura e troviamo normale tenere in gabbia esseri sensibili ed altamente sviluppati.
E' forse normale far saltare una tigre dentro ad un cerchio?
E' educativo mostrare ai nostri bambini cavalli costretti a
ballare il tango?
Non è crudele tenere in catene degli animali abituati a territori sconfinati, ad una vita sociale variata (fondamentale per gli elefanti, per esempio), ad un'esistenza attiva di caccia e ritmi biologici scanditi da milioni di anni?

Non si obietti che le gabbie sono grandi o che sono "a norma di legge". Sono gabbie. Nella savana non ci sono recinti. Nella foresta non ci sono sbarre. In natura non c'è costrizione.

Le chiedo pertanto di riflettere su quanto scritto e mi auguro
che l'anno prossimo voglia seguire l'esempio di numerosi paesi e comuni del mondo che vietano sul loro territorio l'attendamento di circhi con animali. Sarebbe un segno di civiltà.

Infine un commento personale su un fatto che mi ha colpito molto. Ho sentito che Chiasso ha proibito ogni manifestazione contro il circo sul suo territorio.
Non si capisce il perché: manifestare è una delle forme della
libertà d'opinione, d'espressione e di riunione. Queste libertà
sono diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione Federale (art. 16 e 22), dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (art. 10 e 11), come pure dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici dell'ONU (Patto II, art 19 e 21), nonché dalle varie Costituzioni Cantonali.

In particolare, secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo: "la libertà d'espressione non vale soltanto per le informazioni e le idee accolte con favore o considerate come inoffensive o indifferenti, ma anche per quelle che urtano, scioccano o
inquietano lo Stato o una frazione qualunque della popolazione". (sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, Handsyde del 7 dicembre 1976).
In questo senso va anche la nostra giurisprudenza, che ha
affermato che un rifiuto dell'autorizzazione a manifestare è giustificato solo nel caso di "pericolo, diretto e imminente che una manifestazione potrebbe oggettivamente comportare per l'ordine pubblico" (Sentenza del Tribunale Federale 108 Ia 300).

Non ho mai partecipato ad alcuna manifestazione animalista, ma leggo i giornali e guardo la tv. A Lugano sono ormai molti anni che, in occasione dell'arrivo dei circhi Nock e Knie, si svolgono pacificamente e senza alcun disturbo della quiete, manifestazioni contro questi spettacoli: 40-50 ragazzi con uno striscione di stoffa che distribuiscono volantini perché hanno a cuore il destino degli animali in gabbia sono giudicati così pericolosi per l'ordine pubblico del comune di Chiasso?

Grazie per l'attenzione rivolta a queste mie osservazioni, nella speranza di un Vostro futuro ripensamento delle politiche comunali prese in causa

Cordiali saluti
P. Poretti, Lugano

* i dati riguardanti le nazioni che hanno proibito l'uso di
animali negli spettacoli sono tratti dal libro "Gabbie vuote", di
Tom Regan, filosofo americano e prof. emerito di filosofia presso la North Carolina State University.
** questa lettera è stata inoltrata in copia anche alle
redazioni di alcuni giornali locali, onde poter dare più ampia risonanza ad un problema che ritengo meritevole della massima sensibilizzazione in quanto indiscutibilmente di interesse pubblico.
 
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Una nuova tragedia allo zoo di Basilea
 
 
Svisstxt - 4.9.07

Un licaone è stato sbranato da alcuni leoni. Il canide era riuscito a raggiungere la gabbia dei felini saltando al di sopra della rete divisoria.
Un fatto simile era già successo lo scorso marzo.
 
 
... e non è la prima volta.
 
ADN KRONOS
16 MARZO 2007

In natura le due specie sono nemiche mortali: leonessa uccide licaone allo zoo di Basilea
Ha morso alla gola l'animale, caduto accidentalmente nel bacino che separa il suo territorio da quello riservato ai felini

Basilea, 15 mar. (Adnkronos) - Una leonessa ha ucciso un licaone nel tardo pomeriggio di ieri allo zoo di Basilea. Lo sfortunato animale, caduto nel bacino che separa il suo territorio da quello dei leoni, è stato morso alla gola dal felino, ha comunicato oggi lo zoo.Il licaone, canide dalla corporatura che ricorda quella di una iena, ha zampe lunghe, testa robusta con orecchie grandi. Il suo manto presenta diverse variazioni di colore con tonalità diverse marrone, nero e bianco. In natura i licaoni e i leoni sono nemici mortali. Il re della foresta si impadronisce regolarmente delle prede dei licaoni che sono oggi una specie minacciata di estinzione. Si stima che vivano ancora in libertà circa 4000 di questi animali, tutti in Africa.

 

 

DIVIETO DI MANIFESTARE CONTRO L'UTILIZZO DEGLI ANIMALI NEI CIRCHI
 

Comunicato Stampa

vi informiamo che in data 30 agosto 2007 abbiamo inviato un ricorso
al Lodevole Consiglio di Stato nei confronti del Municipio di Chiasso
che ci ha vietato di manifestare davanti al tendone del circo Nock
sabato 1 settembre 2007. Il ricorso verte sulla violazione della
libertà di riunione e del principio della proporzionalità.

A questo proposito ricordiamo che iniziative simili si svolgono da
anni in Canton Ticino (e in ben più ampie dimensioni in tutta la
Svizzera) senza nessun incidente e sempre sotto il controllo della
Polizia (la più recente sabato scorso a Lugano).

Da anni assistiamo purtroppo all'unilaterale e spropositata
pubblicità di cui circhi e zoo godono sui mass media che molto
raramente danno spazio a quella crescente parte della popolazione che
contesta lo sfruttamento degli animali negli spettacoli.
Se oltre a ciò dobbiamo subire divieti fuori da ogni logica e che
ci impediscono di far sentire nella legalità la nostra voce, ci
chiediamo cosa resta.
Siamo stati tristemente sorpresi anche dalla decisione del
Municipio di Lugano che, pur avendo accettato la manifestazione di
sabato scorso, ci ha negato il semplice utilizzo del megafono (che
viene utilizzato in molte manifestazioni) costringendoci a gridare
come al mercato.
Ha fatto ben di peggio Chiasso con un divieto totale e con
motivazioni inaccettabili.
A questo divieto si sono aggiunte le bugie raccontate sulla stampa
dalla Municipale Roberta Pantani-Tettamanti che ha raccontato fatti
che esistono solo nella sua fantasia come possono confermare tutti i
testimoni che hanno seguito la manifestazione del 2006, Polizia
comunale compresa.

A malincuore ci vediamo quindi costretti, da una disposizione
legale che non possiamo fare altro che accettare, a non presenziare a
Chiasso e saremo invece sabato 8 settembre alle ore 14.00 a Locarno
(che ha dato il via libera alla manifestazione con le normali
puntualizzazioni in merito all'ordine pubblico, ecc..)

Vi informeremo sull'esito del ricorso, ma resta fermo il profondo
disappunto per queste forme di limitazione della libertà di
espressione che denunciamo con forza e che dovrebbero essere
garantite dalla Costituzione.

ATRA Svizzera
CDA Lugano
www.centroanimalista.ch

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Corriere del Ticino, 29.08.2007
 
 

Striscioni pubblicitari tagliati, il circo Nock presenta denuncia penale


È stato chiamato in causa il Ministero pubblico ticinese per gli atti di vandalismo perpetrati tra Chiasso e Col­drerio: per fatti simili, a Losanna sono stati incriminati membri di associazioni animaliste

È partita ieri la denuncia con­tro ignoti per danneggiamento con in calce la firma dei vertici del circo Nock, sconcertati per il nuovo atto di vandalismo di cui ha riferito in esclusiva il Cd T. A finire nel mirino di uno o più tep­pisti, almeno quattro teloni pub­blicitari, che sono stati squarcia­ti in modo da far sparire il nome del circo. Dal Nock fanno sapere che pure i colleghi del circo Knie sono più volte stati vittime di sif­fatti gesti. Per questo, le due com­pagnie stanno concertando una comune linea d’azione. Intanto, come detto, il circo Nock si è mosso presso la Procura, che do­vrà individuare gli autori del raid nel distretto. Cosa che ai magi­strati losannesi è riuscita, visto che sono riusciti a mettere le ma­ni su un paio di animalisti colpe­voli di avere danneggiato inse­gne dell’impresa guidata dalla fa­miglia Nock. Intanto, a Chiasso è tutto pronto per ospitarne la ca­rovana, che si tratterrà da giove­dì a domenica con una serie di spettacoli. P.C.
 



SQUARCIATI Uno degli striscioni preso di mira da vandali per ora igno­ti alle autorità. (foto Fiorenzo Maffi)



 

Corriere del Ticino, 28.08.2007
 

Squarciati i cartelloni
Vandalismi contro la pubblicità del Circo Nock

 


I manifesti posati per annunciare l’arrivo della carovana a Chiasso sono stati danneggiati da ignoti. Intanto il Cen­tro di documentazione animalista ricorre contro la deci­sione del Municipio di non autorizzare dimostrazioni

Dopo Lugano, il Circo Nock fa­rà tappa a Chiasso da giovedì pros­simo a domenica 2 settembre. Co­me sempre l’arrivo della carova­na viene annunciato da cartello­ni pubblicitari piazzati a lato del­la strada o su appositi pannelli. Ebbene ieri alcuni di questi ma­nifesti sono stati oggetto di van­dalismi. Fra Coldrerio e Chiasso ne abbiamo contati almeno quat­tro squarciati, con le scritte rita­gliate in modo da impedirne la let­tura. Chi sia stato non si sa ma non è da escludere che il gesto sia da ricondurre alle incomprensioni fra animalisti e proprietari di circhi in merito all’utilizzo di animali per gli spettacoli. Tanto più che il Mu­nicipio di Chiasso ha detto no (ve­di Corriere del Ticino di venerdì scorso)alla richiesta del Centro di documentazione animalista di manifestare sabato prossimo al­l’esterno del tendone.
«Non ne sappiamo niente» pre­mette il coordinatore del Centro Max Molteni: «Noi non agiamo in questo modo. Come abbiamo più volte dimostrato, preferiamo com­portarci secondo le regole. Basti ricordare come abbiamo chiesto per tempo le dovute autorizzazio­ni a manifestare contro l’impiego di animali nel circo alle autorità comunali di Lugano, Locarno e Chiasso. Il fatto che il Municipio di quest’ultima località non ce l’abbia concessa non vuol dire che c’entriamo in qualche modo coi vandalismi». Il nostro interlocu­tore spiega che, in ossequio alle norme in vigore, è stato inoltrato un regolare ricorso contro la de­cisione municipale. Se il divieto dovesse essere confermato, «non abbiamo ancora deciso come comportarci. Probabilmente non staremo fermi. Qualcosa faremo». Molteni tiene comunque a sotto­lineare che mai è stato impedito al pubblico di entrare sotto il ten­done per uno spettacolo e che il Centro di documentazione ani­malista non lo farà nemmeno in futuro.
Da parte sua la responsabile del Dicastero polizia di Chiasso Ro­berta Pantani Tettamanti stigma­tizza il gesto vandalico ed è spia­ciuta che il confronto abbia assun­to questi toni. Aggiunge che per ora non sono previste misure di polizia particolari per la presenza del circo a Chiasso, anche se oc­correrà valutare se e quanto salirà la «temperatura» in questa setti­mana. La municipale prende atto anche del ricorso del Centro ani­malista, ritenendo comunque che l’ Esecutivo chiassese abbia agito regolarmente nell’ambito dei po­teri decisionali attribuitigli dalla Legge organica comunale.
Ricordiamo intanto che in segui­to alla presenza del circo Nock a Chiasso, via 1. agosto sarà sbarra­ta al traffico da mercoledì a lune­dì prossimi. La fermata della linea circolare dei bus sarà spostata di 100 metri all’intersezione fra via 1. agosto e via Guisan. Lu Ber



CHIASSO-BALERNA I cartelloni posati lungo la strada sono stati ta­gliuzzati e resi illeggibili. (foto Fiorenzo Maffi)



 

Corriere del Ticino, 27 agosto 2007
 

Animalisti in piazza contro l’arrivo del circo


Una quarantina di persone ha dato vita sabato sera davanti al tendone del circo Nock a Corna­redo a una manifestazione con­tro l’impiego degli animali negli spettacoli. La dimostrazione, au­torizzata dalle autorità cittadine a condizione che non venissero uti­lizzati i megafoni, si è svolta in maniera tranquilla. Volontari del Centro di documentazione ani­malista, capitanati dal coordina­tore Max Molteni, simpatizzanti e membri di altri sodalizi ticine­si o italiani hanno distribuito una serie di volantini spiegando ai passanti le proprie argomenta­zioni.
Un’iniziativa analoga avrà luogo sabato 8 settembre a Locarno, nel primo pomeriggio. Come antici­pato nei giorni scorsi dal CdT (cfr. l’edizione del 24 agosto) il Muni­cipio di Chiasso ha dal canto suo preferito non concedere il per­messo a dimostrare.
 



PROTESTA
Posizioni divergenti intorno all’utilizzo degli animali negli spettacoli circensi.


 

 
 
24.08.2007 11:26
Chiasso dice no a animalisti
Il Municipio vieta autorizzazione a manifestazione di fronte al circo Nock
 
Chiasso dice no alla manifestazione degli animalisti di fronte al tendone del circo Nock.
 
Lo scrive oggi il Corriere del Ticino. Per la sua 147esima tournée il circo farà tappa in alcune città del Cantone a partire dai primi di settembre.

Diverse le manifestazioni di protesta previste dal Centro di documentazione animalista capitanato da Max Molteni, da sempre in guerra contro quei circhi che hanno in programma numeri con animali: Locarno e Lugano hanno già dato il permesso di dimostrare davanti al tendone, naturalmente nel pieno rispetto delle regole basilari. Chiasso ha invece preferito rispondere picche all’azione animalista. Molteni ha già fatto sapere che intende ricorrere contro la decisione del comune di confine. Una decisione presa per motivi di ordine pubblico, per la presenza di bambini. “Ma noi non abbiamo mai avuto problemi di questo genere- replica Molteni”. “Condivido in pieno la decisione presa dai miei colleghi di Municipio- dichiara la titolare del Dicastero di Polizia Roberta Pantani, assente durante la seduta in questione- Già lo scorso anno gli animalisti avevano manifestato di fronte al tendone del circo e avevano creato parecchio fastidio con i loro megafoni e campanacci. Il fatto che Locarno e Lugano siano di avviso contrario- e così conclude- prova che in Ticino l’autonomia comunale vale ancora qualcosa”.


 

Corriere del Ticino, 24.08.2007
 
Chiasso dice no agli animalisti
Locarno e Lugano autorizzano le manifestazioni contro il circo

 

Il circo Nock è in Ticino per la sua tournée e il Centro animalista ha chiesto il permesso di dimostrare davanti al tendone contro l’impiego di animali negli spettacoli.
Diverse le risposte ottenute da tre centri del Cantone

Lugano, Chiasso, Bellinzona e Locarno sono in ordine cronolo­gico le località del Cantone nelle quali farà tappa la 147. tournée del circo Nock. Chi non gradisce i circhi che presentano numeri con animali come il Centro di do­cumentazione animalista (CDA) di Lugano pensa di esprimere il suo dissenso con manifestazioni in cui si intende gridare slogan, distribuire materiale informati­vo e dialogare con le persone.

«Faremo ricorso»
Max Molteni,
del CDA, spiega che «sono state chieste le neces­sarie autorizzazioni ai Comuni. Locarno ci ha concesso il via li­bera totale, ovviamente nel ri­spetto di norme basilari che non intendiamo certo disattendere. Anche Lugano ha detto sì alla li­bera espressione di un dissenso che riteniamo legittimo e ampia­mente motivato sul posteggio in zona Gerra.Ci è però stato impo­sto di non utilizzare megafoni. Diversa la situazione di Chiasso che ci ha vietato di dimostrare ad­ducendo motivi di ordine pubbli­co per la presenza di bambini. La nostra legale sta valutando le pos­sibilità di un ricorso al Consiglio di Stato che quasi sicuramente inoltreremo contro questa deci­sione incomprensibile in quanto in passato non abbiamo mai avu­to nessun problema.
L’ Azione circo senza animali (Azot), con sede a Lucerna, ha potuto scendere nel centro stori­co di questa città per illustrare le sue posizioni mentre a Zurigo 150 persone, su invito di questo mo­vimento, hanno sfilato lungo la Bahnhofstrasse senza incidenti o danni alle cose».
«Non c’ero ma condivido»
La titolare del dicastero polizia del comune di Chiasso, Roberta Pan­tani Tettamanti, precisa che era assente quando il Municipio ha approvato questa risoluzione, di competenza del suo dicastero, «che condivido nelle motivazio­ni. Si adducono ragioni di sicurez­za e di ordine pubblico per la for­te affluenza di bambini e per l’uso di megafoni e volantini. L’anno scorso hanno manifestato e vi era­no persone infastidite. Ero presen­te e tentano di impedire l’entrata al circo e gridano. Tra di loro vi so­no dei facinorosi. L’informazione non si fa davanti ai circhi. Parlo a titolo personale ma condivido la decisione dell’ Esecutivo adottata nel rispetto della Legge organica comunale».
«Margine di apprezzamento»
Elio Genazzi,
capo Sezione degli enti locali, indica che «il Comune è preposto all’ordine pubblico, in particolare in base alla Legge or­ganica comunale. Una manifesta­zione deve ottenere l’autorizza­zione preventiva del Municipio, il quale agisce in base al proprio Re­golamento comunale, apprezzan­do gli interessi contrapposti delle parti e rispettando i principi fon­damentali del diritto (parità di trattamento, adeguatezza, libertà fondamentali), e considerando gli aspetti di ordine pubblico. Il Municipio, sulla base di questo principio, dispone di margine di apprezzamento».
Enrico Giorgetti



TORNA IL CONFRONTO Sull’uso degli animali nei circhi il dibattito è aperto e le posizioni divergenti. Sa­bato alle 19.30 gli oppositori saranno a Lugano per dire «no». L’8 settembre a Locarno. (fotogonnella)

 
CHI SI OPPONE AI SERRAGLI
«Sono esseri senzienti Non vanno degradati»

«Gli animali devono avere il di­ritto di vivere liberi e in accordo ai loro bisogni di base. Quelli dei circhi sono sfruttati, obbligati a compiere atti umilianti, diven­tando caricature della loro spe­cie per il divertimento degli uma­ni. Sono esseri senzienti, non vanno degradati con una pratica per la quale non c’è posto nella nostra società», afferma Max Molteni del Centro di documen­tazione animalista.
Nel sito del circo Nock si dice che «una tigre allo stato selvaggio vive cir­ca 13 anni, mentre in cattività può ar­rivare fino a 20»...
«La vita non è fatta solo di una somma di giorni. Anche per gli animali conta la qualità e la di­gnità di un’esistenza che devono trascorrere nel loro habitat natu­rale senza essere costretti a com­piere esercizi che in natura non farebbero mai. Vi sono anche es­sere umani che condannati all’er­gastolo hanno preferito morire. Gli animali co­stretti in gabbie non hanno commesso al­cun reato. Mi chiedo cosa im­para un bambi­no quando ve­de che con la frusta in mano si può far fare all’a n i m ale quello che si vuole. Si mostra un esempio di sottomissione che ritengo dise­ducativo », soggiunge Max Mol­teni e conclude: «Gli animali dei circhi sono condannati ad una vi­ta miserevole, fatta di costrizio­ni. Nazioni come la Danimarca, la Svezia, la Finlandia e l’ Austria hanno bandito dal loro territorio circhi con animali selvatici. In Ca­nada, Italia e Stati Uniti vi sono comuni e città che non consen­tono a circhi con animali di esi­birsi su suolo pubblico».
 



TIGROTTO Con il suo domatore Redi Cristiani. (fotogonnella)

 
LA PAROLA A CHI FA SPETTACOLO CON I NON UMANI
«Nessuno gli impone di fare le cose che non vogliono»

«Sono nato nel circo con gli animali che la gente dimostra sempre di ap­prezzare. Noi crediamo nel circo tradizio­nale » afferma Florian Tinner,
portavoce del circo Nock.
Ma vi sono anche spettacoli senza animali – come il Cir­que du Soleil – che entusiasmano il pubblico...
«Il Cirque du Soleil è destinato ad un pubblico adulto. I bambini non ci vanno. Da noi gli animali stanno benissimo. Sono adegua­tamente alimentati e costante­mente seguiti da un veterinario che controlla il loro stato di salu­te. Per noi sono un patrimonio che ci sta particolarmente a cuo­re. Cambiamo spesso posto e lo­ro gradiscono questo. Sono in movimento tutto il giorno anche per l’addestramento. Nessuno li obbliga a fare quello che non vo­gliono. Non li costringiamo mai, non rientra nella nostra filosofia. Le tigri sono del domatore e da quattro generazioni provengono da zoo o circhi. Una tigre in catti­vità vive più a lungo e non corre il rischio di venire uccisa da un cac­ciatore o da un bracconiere per scopi ignobili. I nostri animali hanno quale missione quella di regalare momenti di felicità alle persone. Noi non catturiamo mai animali selvatici. Non va dimen­ticato che dagli inizi del 1900 la caccia spietata alla tigre ne ha ri­dotto da 100.000 a 4.000 il nume­ro di esemplari che vivono in li­bertà e questo non è certo colpa dei circhi».
Il domatore Redi Cristiani pre­senta sette tigri e un liger (un in­crocio tra tigre e leone). Il circo Nock fa lavorare anche cavalli di varie razze, zebre e lama.

 

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Corriere del Ticino, 25.08.2007

Falconeria: gli aspetti positivi
Seguo ormai da quasi due anni le vicende del Signor Pio Nesa e della sua attività di falconeria tramite i frequenti articoli che appaiono sui giornali.
Poco più di due anni fa ho assistito con i miei figli ad uno degli spettacoli del Signor Nesa e dei suoi rapaci al parco San Grato di Lugano, spettacolo che mi ha permesso, a 40 anni di età, di osservare per la prima volta dal vivo e a distanza ravvicinata il volo silenzioso di un gufo, la maestosità dell’aquila e l’agilità e rapidità del falco pellegrino e di altri rapaci.
Anche i miei bambini in quella occasione hanno provato emozioni che sicuramente non avrebbero mai provato guardando un documentario in televisione o vedendo gli stessi rapaci rinchiusi in una gabbia di uno zoo.
Alcuni mesi dopo sono iniziati gli attacchi al Signor Nesa e alla sua attività: dapprima si è fatto un gran baccano per due casupole di legno e per le panchine sempre di legno installate senza autorizzazione al parco San Grato, fintanto che il Signor Nesa se ne è dovuto andare altrove; adesso che il falconiere si è reinstallato e che con nuove strutture (a norma di legge) ha ripreso la sua attività, di nuovo lo si attacca, questa volta con la scusa della difesa dei poveri rapaci che non dovrebbero vivere in gabbia ma liberi, o con svariate altre motivazioni (situazione climatica inadatta da noi in Ticino per la custodia di determinate specie di rapaci che in natura vivono in paesi nordici – vedi articolo CdT 14.8.07 del Signor Spinelli).
Personalmente non capisco l’accanimento con il quale da più parti, autorità, associazioni e privati cittadini tentano di osteggiare e screditare l’operare di questa persona e la sua attività e passione.
A mio modesto modo di vedere, le casupole di legno e le panchine del San Grato, anche se posate senza autorizzazione, non davano fastidio ed erano ben integrate nel paesaggio circostante, sicuramente meglio di tante altre «strutture» (obbrobri sarebbe un termine più adatto) che si vedono in tutto il Ticino, comprese opere di architetti di una certa fama realizzate in stili del tutto estranei all’ambiente in cui si trovano.
Ma forse il Signor Nesa e la sua attività davano i bruciori di stomaco a qualcuno, e le panchine posate senza autorizzazione cadevano a fagiolo per farlo sloggiare.
Un bravo da parte mia al Signor Nesa che non si è lasciato scoraggiare e che si è installato altrove, questa volta in piena conformità con le leggi così da non offrire questa scusa a chi non vede di buon occhio la sua attività.
Ecco però che adesso spunta la Società per la Protezione degli Animali con la scusa della difesa dei rapaci che sono tenuti in gabbia e non sono liberi di volteggiare tra le cime delle nostre montagne, ed alcuni privati cittadini che obiettano sulle condizioni climatiche nostrane inadatte per certe speci (vedi sopra).
Altri ancora sproloquiano sul fatto che mostrare ai nostri bambini un rapace ammaestrato volteggiare nel cielo è tutto all’infuori che didattico.
A questi signori vorrei chiedere se mai si sono accorti che nei circhi e negli zoo gli animali vivono in gabbie o recinzioni, che la maggior parte di loro non vive nella condizione climatica a loro naturale, che per molti di loro con la prigionia sono state soppresse attività ed istinti che la natura ha loro dato (predatori nutriti con carne macellata, tanto per fare un esempio), che al circo gli applausi sono tanto più copiosi quanto più il povero animale esegue un esercizio a lui meno naturale (elefanti che si inchinano o si siedono su un tavolino o tigri che saltano attraverso un cerchio infuocato).
A queste persone vorrei chiedere se è nel rispetto dell’animale possedere da noi in Ticino e in centro Europa in generale razze di cani nordici come i Siberian Husky o gli Alaskan Malamute.
Forse è bene ricordare per chi l’avesse dimenticato che tutti gli animali dei circhi e degli zoo sono perennemente in gabbia, mentre i rapaci del Signor Nesa giornalmente (durante le esibizioni o durante gli «allenamenti») volteggiano liberi nel cielo, disponendo così di una certa libertà, anche se limitata nel tempo.
Non credo proprio che i rapaci del Signor Nesa siano obbligati a condizioni di vita peggiori rispetto agli animali da circo e da zoo, anzi, proprio il contrario.
Quindi smettiamola di osteggiare e criticare l’attività di questa persona con assurde motivazioni, magari tanto per mettersi in mostra.
In particolare inviterei certi esponenti della Società per la Protezione degli Animali a rivolgere la loro attenzione e critiche agli zoo e circhi vari, se proprio si vogliono schierare a difesa degli animali.
Ma probabilmente attaccare il pesce piccolo è più facile e meno rischioso che entrare in conflitto con il pesce grosso.
Daniel Voisin, Ponte Capriasca




Corriere del Ticino, 29.08.2007

Falconeria e sproloqui


Mi ritengo offeso per quanto scritto dal signor Daniel Voisin di Ponte Capriasca sul Corriere del Ticino di sabato scorso. Se ritengo che non sia educativo mostrare ai bambini un rapace ammaestrato, credo di non sproloquiare. Se il signor Voisin ne è invece convinto dovrebbe aver l’accortezza di rispettare le opinioni altrui. Nel suo scritto giustifica la falconeria in quanto esistono anche gli zoo e cani nordici importati in Ticino.
A parte il fatto che chi deplora la falconeria è in genere anche contrario sia agli zoo sia all’importazione di animali dall’estero, il ragionamento è difficile da condividere: è forse lecito rubare perché esistono dei ladri? Se i bambini del signor Voisin hanno provato emozioni ad assistere, suppongo pagando, ai volteggi dei rapaci ammaestrati, esistono tanti altri giovani che hanno avuto e hanno un approccio alla natura probabilmente più consono, osservando e rispettando gli animali in libertà.
Spero tanto che il signor Voisin abbia anche insegnato ai propri figli a distinguere la cinciarella dalla cinciallegra, ad ascoltare il loro canto d’amore, a stupirsi nel sentire il tamburellare del picchio nei nostri boschi, a riconoscere tra i nostri fiori la scilla bifolia, a non confondere l’abete rosso con il pino e, perché no, a scrutare la stella variabile della costellazione della Lyra. Ebbene se i suoi figli avessero avuto questo approccio, molto probabilmente avrebbero imparato a rispettare e amare sia la natura sia le persone, evitando di usare termini quali «sproloquio» affibbiati a chi non la pensa allo stesso modo. Al di là delle diverse opinioni dovrebbe albergare in noi il rispetto e la tolleranza che contraddistinguono il nostro mondo civile. Signor Voisin io rispetto l’educazione che desidera dare ai suoi figli ma per favore, rispetti anche chi non andrà mai né allo zoo né ad assistere a spettacoli innaturali.

Carlo Tralamazza,
Giubiasco

 


 
Corriere del Ticino, 22 agosto 2007
 
Il circo Nock salta la tappa di Biasca per il maltempo

Anche quest’anno il circo Nock è costretto a sopprimere i due spettacoli in programma a Biasca domani, giovedì 23 agosto. Il problema tecnico è sempre lo stes­so: il prato vicino alle scuole medie non drena l’acqua, e dopo un paio di giorni di pioggia si trasforma in un pantano, nel quale è im­possibile piantare picchetti per fissare il tendone o anche solo entrare con i veicoli senza rimane­re intrappolati. Il problema [s]fortunatamente non si presenta nelle altre aree ticinesi dove verrà montato il tendone, ragion per cui la 147. tournée continuerà con tutti gli spettacoli previsti nell’ordine a Lugano, Chiasso, Bellinzona e Locarno. Grazie alla disponibilità dei servizi tecnici della città di Lugano, la carovana proveniente dal Lucomagno non si fermerà in Riviera ma raggiungerà direttamente il Sottoceneri e occuperà in anticipo lo spazio riservatole allo stadio.

 


10.08.2007
Lettera/testimonianza che Armando Besomi inviata dalla SPAB al veterinario cantonale aggiunto 
Dott. Bacciarini.
Le posizioni del CDA su circhi, zoo, falconerie, delfinari e quant'altro sono note.
Ci associamo alle intelligenti e documentate critiche formulate da Besomi e ci auguriamo che questa 
triste struttura abbia vita breve.
leggi la lettera della SPAB
Bellinzona, 08 agosto 2007
 
BELLINZONA COME AI TEMPI DI TAVANNA RAY
Bizzarrie d’estate al rifugio Spa di Gorduno-Gnosca dove a volte non si sa se ridere o piangere.
 
Tutti ricordano i falchi di Harris recuperati dalla Spab uno a Giubiasco e l’altro a Roveredo dai guardiacaccia.
Alcuni giorni or sono si è presentato il proprietario a ritirarli. Aveva convocato ad insaputa della Spab anche la redattrice di Blick Ticino alla quale sono state aperte volentieri le porte. La Spa di Bellinzona,  i Media li cerca e li ringrazia in quanto contribuiscono a far passare messaggi di bontà e rispetto per gli animali.
 
L’uomo dopo aver cercato inutilmente di convincere il presidente alla causa dei falconieri, si è vestito da indiano e munito di due casse buie con buchini per l’aria, è entrato nella grande voliera d’allenamento dove i poveri rapaci si sgranchivano le ali.
Li ha chiamati per nome, “Ludwik Anna Walter” e Theodor Anna Pietro”, ha steso le braccia, ha tentato di afferrarli per le zampe, gli è stata data una scala ma i rapaci quando si avvicinava volavano via.
C’era chi rideva, ma al presidente venivano le lacrime. In quelle voliere, sono passati centinaia di rapaci che hanno ripreso il volo dopo le cure.
Per la prima volta, stupende creature alate sono finite nei cassoni e da qui sul furgone dove ve n’erano altri.
Un giorno buio per la Spab e per dei falchi che hanno le ali per volare nell’immensità del cielo. Altro che lacci, catenelle e gabbie.
 
“La fortuna dei falconieri è che i rapaci non sanno parlare”
 
La Regione, 8 agosto 2007

Il dibattito 
Abbiamo proprio bisogno di una natura in gabbia
Ficedula, Associazione per lo studio e la conservazione degli uccelli della Svizzera italiana 

Invitiamo i Ticinesi, soprattutto chi ha compiti educativi, a riflettere su alcuni aspetti connessi con la falconeria, 
tema diventato d’attualità con l’apertura del centro di Locarno.
Ci sono mille modi per osservare i rapaci in modo corretto, direttamente nel loro ambiente naturale, e studiarne il 
comportamento. In Ticino sono ventisei le specie fra nibbi, falchi, avvoltoi e aquile, e sette quelle dei rapaci notturni 
che si possono incontrare. Le Bolle di Magadino e la parte del Piano destinata alla superstrada sono i luoghi 
migliori, soprattutto in primavera. La Ficedula ( ficedula. ch) da anni si prodiga per far conoscere la nostra fauna 
organizzando corsi, conferenze, escursioni, attività per le scolaresche e direttamente con progetti di studio e di conservazione.
È solo per una coincidenza temporale che proprio il Locarnese ospita ora questi spettacoli con i falchi o è forse 
una sottile ( o inconscia ?) quanto incongrua “ misura di compensazione” per il territorio e per le specie che si 
vogliono a tutti i costi sacrificare?
Un secondo aspetto è legato al fascino esercitato dai falchi fin dai tempi degli Egizi. Ci si dovrà aspettare quindi 
anche in Ticino, esattamente come con i cani Dalmata e le tartarughe Ninja, che ragazzini e meno giovani si 
regalino “ il Falco”, scoprendo ben presto però che i rapaci sono molto più impegnativi. È successo dovunque 
questi centri di falconeria- spettacolo si sono insediati. Accade così che, passate l’infatuazione o la moda, ci si 
stufi e si “ aprano le gabbie” con le conseguenze che si possono intuire. In alcune regioni, specialmente a sud dei 
nostri confini, si incontra ormai di tutto: gli ibridi e le razze estranee che interagiscono geneticamente con le 
popolazioni autoctone diventano un grosso problema di conservazione.
Inoltre col diffondersi di questa “Arte” e, come dicono gli allevatori, con l’aumento degli uccelli nati in cattività che 
soddisfano la richiesta, non è diminuito il fenomeno della predazione dei nidi, anzi. Ad esempio nel territorio 
dell’intera Federazione russa dal 1990 al 2000 ( unico periodo per cui si hanno dati significativi) le popolazioni di 
Falco sacro sono drammaticamente diminuite ( meno 90 per cento) a causa del saccheggio dei nidi ( per i mercati 
arabo e europeo) a dispetto dei certificati Cites che dovrebbero garantire la provenienza dagli allevamenti.
Sempre per questa ragione da anni la Lipu italiana è costretta ad organizzare vari campi di sorveglianza alle colonie 
di Falco della regina e ai nidi di Lanario, specie molto ambite sul mercato. Spesso purtroppo, come nei Paesi balcanici, 
in Turchia e in Afghanistan, non ci sono possibilità di controllo. Ogni tanto qualche trafficante finisce in carcere, 
ma poi tutto continua peggio di prima.
Guardiamo pure lo spettacolo con i falchi ammaestrati ma ricordiamoci che la conservazione delle popolazioni 
dei rapaci e più in generale della biodiversità sono tutt’altra cosa.
 

comunicati www.spab.ch

Bellinzona, 06 agosto 2007
 
 
Spettacolare;  le rondinelle di Locarno difendono il loro cielo dai falchi
 
Domenica mattina, in occasione dei primi voli alla nuova falconeria, una piccola rondinella ha attaccato un grande falco e lo ha rincorso a lungo nel cielo.
 
La natura non finisce mai di stupire e le testimonianze per coloro che la studiano e la vivono sono meravigliose.
 
Domenica scorsa, alle 10.15 è iniziato lo spettacolo con alcuni falchi tenuti digiuni per evitare di defecare sugli spettatori e per essere attratti dalla carne che il falconiere tiene nascosta nel guanto e con una copiosa riserva nella borsa.
Ciò non ha impedito al gufo delle nevi di andarsene per i fatti propri sulle piante fuori dal parco lasciando il falconiere deluso con il braccio alzato. Ma di ciò diremo prossimamente.
 
Al grande ornitologo  Marzio Rondelli e al presidente della Spab seduti in tribuna, non è sfuggito un fatto strabiliante, confermato anche dal falconiere stesso con il quale i due hanno avuto un lungo e cordiale dialogo.
 
Mentre un grande falco volteggiava in alto, una piccola rondinella lo ha decisamente attaccato inseguendolo. Parte di questi falchi, come il Pellegrino, catturano gli uccelli in volo e sono pertanto nemici naturali delle rondinelle nate nei mesi scorsi da noi.
Il commovente coraggio di una mamma che non ha esitato a lanciarsi contro il grande predatore è sfuggito ai più, ma non a coloro che la natura la conoscono e si battono legalmente per la libertà degli animali selvatici.
Besomi afferma:  “ la fortuna dei falconieri consiste nel fatto che i rapaci non sanno parlare “.
 
 
La Regione Ticino, 4 agosto 2007

Falconeria, primi voli 
Apre il nuovo centro in via delle Scuole a Locarno con 20 rapaci

Venti voliere per altrettanti rapaci, un parco di 10 mila metri quadrati con 
collinette, una piccolo fiume, alberature, sassaie, 800 bambù e una gradinata 
in legno per ospitare decine e decine di spettatori. Sono alcune delle 
caratteristiche del nuovo centro di ‘Falconeria Locarno’, che aprirà i battenti 
domani, in via delle Scuole, dopo 10 mesi di lavori. La struttura, che è costata 
svariate centinaia di migliaia di franchi, è unica nel suo genere in Svizzera.
Il titolare è Pio Nesa che abbiamo incontrato ieri, a qualche giorno dagli 
atti di vandalismo del Fronte di liberazione degli animali e dalle pesanti 
critiche della Società protezione animali di Bellinzona (Spab). 
« I primi hanno tagliato le reti di cinque voliere – racconta –. 
Solo due esemplari sono usciti, per poi rientrare nel giro di mezz’ora. 
Gli altri non si sono neppure mossi ». Per quanto riguarda la Spab, 
Nesa non vuole entrare in polemica: invita tuttavia i vertici della 
Società a visitare il centro. « Si renderanno conto di come i nostri rapaci
siano allevati con amore, cura e seguendo tutte le prescrizioni imposte 
dai veterinari e dalla legge ». La prima impressione è infatti ottima; pulizia e ordine 
regnano ovunque. Un avvoltoio su un ramo si gode il sole d’agosto, mentre un gufo bianco 
riposa ad occhi chiusi in una zona d’ombra.
Nesa dà una dimostrazione della sua arte ai giornalisti e a una famiglia di 
svizzerotedeschi che ieri ha voluto entrare a tutti i costi. L’aquila americana, 
con la sua apertura alare di circa due metri, si lancia libera in volo, per poi 
tornare sul guanto di cuoio. Riparte e maestosa passa sopra il pubblico, a poco più 
di un metro. Sembra sfiorare le persone; di sicuro impressiona col becco adunco e 
gli occhi attenti.
A partire da domani inizieranno le rappresentazioni per tutti. Orari e informazioni 
dettagliate sui prezzi d’entrata si trovano al sito www.falconeria.ch. Posteggi 
all’autosilo di Piazza Castello o in zona Fevi. Nesa e i suoi collaboratori propongono 
momenti di falconeria che durano più di un’ora; indossano costumi che richiamano il 
medioevo, sono accompagnati da musica e persino da un cavallo andaluso. Insomma, 
l’antica arte viene declinata in tutte le sue forme, con richiami alla storia e alla 
cultura. L’obiettivo non è solo quello di mostrare i meravigliosi pennuti, ma anche di 
far capire quanto siano infondate le dicerie che definiscono le aquile e altre specie 
crudeli e pericolose per l’uomo.
I venti ‘ospiti alati’ sono nati tutti in cattività e sono abituati all’uomo; vengono 
curati e nutriti. I quattro impiegati al centro permettono ai rapaci di volare liberi, 
con uscite giornaliere, anche nei mesi invernali, quando la ‘Falconeria Locarno’ 
resterà chiusa al pubblico. Senza dimenticare che le voliere, di 50 metri quadrati 
e alte 4 metri, sono grandi il doppio di quanto viene prescritto.
Ora, per evitare altri atti vandalici, verrano prese nuove misure di sicurezza, con 
telecamere e la sorveglianza di agenti privati. Nella speranza che il grande lavoro 
svolto da Nesa e dai suoi venga rispettato, anche da chi lo guarda con occhi critici. s.f.
 
GAZZETTINO DI PADOVA
2 AGOSTO 2007
 
Bambini incantanti dalla liberazione dei rapaci
 
Colli Euganei - La serata organizzata dal Parco Colli e dalla Lipu per liberare i rapaci notturni, sabato ha portato a Casa Marina quasi 350 persone, fra cui tanti bambini: i rapaci erano bianchi come Edvige, la civetta di Harry Potter, ma poter incontrare dal vivo i compagni dei maghetti della fortunata saga cinematografica ha sicuramente contribuito ad alimentare l'entusiasmo dei giovani partecipanti.La serata, dedicata al curatore del museo di Cava Bomba, Antonio Girardi, scomparso poche settimane fa, è iniziata con un documentario sulla biologia dei rapaci notturni presenti in Italia seguito da un approfondimento sulle specie che vivono sui Colli Euganei.Oltre a Casa Marina la liberazione degli uccelli si è svolta anche sul Monte Gemola, per un totale di 19 esemplari rimessi in libertà: 4 allocchi, 5 gufi e 10 civette, tutti giovani di circa 4 mesi.Sono proprio i piccoli a richiedere spesso l'intervento dei volontari della Lipu. Oltre alle nidiate sfrattate dai lavori di restauro nelle vecchie abitazioni, un grande rischio è dovuto all'impavida abitudine dei pulli di uscire dal nido quando ancora non sanno volare. In questo caso diventano facile preda di cani e gatti, se si trovano vicino a zone abitate, o dei predatori selvatici. I piccoli vengono allevati insieme per evitare l'imprinting con l'uomo, mentre i rapaci diurni hanno bisogno dell'insegnamento parentale. Gli animali vengono liberati in aree il più possibile lontane dalle strade.
 

Corriere del Ticino, 31.07.2007

«Falconeria in regola E le accuse formulate andrebbero provate»


Il veterinario cantonale aggiunto interviene sulle pole­miche che hanno coinvolto il centro locarnese, la cui inaugurazione è ormai imminente: e il titolare invita le controparti a visitarlo. Ma le voci critiche non mancano

«La Falconeria Pio Nesa Sagl è stata controllata e ha ricevuto l’autorizzazione per la tenuta di animali e per rappresentazioni di falconeria in base a quanto prevede la legislazione svizzera in ma­teria, ossia l’ Ordinanza federale sulla protezione degli animali e la Legge federale sulla protezio­ne degli animali, che a determi­nate condizioni (che contempla­no la superficie, il volume delle gabbie, come devono essere strutturate, quanti animali pos­sono essere ospitati, quali cure devono avere e così via), consen­te la tenuta di animali in cattività ». Chi parla è Luca Bacciarini, veterinario cantonale aggiunto, da noi interpellato all’indomani del duro comunicato diramato dalla SPA di Bellinzona.
Il centro locarnese, prosegue Bac­ciarini, ha ricevuto «un’autorizza­zione visionata anche dall’ Ufficio federale di veterinaria, ed è una struttura che adempie tutti i re­quisiti di legge. Questo per quanto riguarda la parte tecnica. Quan­to alle accuse di “traffico” che so­no state formulate, occorre che chi le formula le possa circostanzia­re. A me non risulta nessun traffi­co illegale di animali. C’è stata una persona – che non fa parte della Falconeria Nesa – che ha “perso” due falchi, poi ritrovati dalla SPA di Bellinzona: e questa persona ave­va già regolarmente denunciato la loro fuga all’ Ufficio del veteri­nario cantonale e all’ Ufficio cac­cia e pesca, come prevede la legge. Per il resto sono ipotesi. Noi con­statiamo i fatti e i riscontri ogget­tivi, e non possiamo fare il proces­so alle intenzioni».
«Aggiungo», prosegue Bacciari­ni, «che un conto è il caso singo­lo, un conto è tematizzare l’argo­mento in generale coi proeicon­tro. A una persona può non piace­re che vengano tenuti gli animali in gabbia: bene, allora dovrebbe agire per modificare le leggi e le ordinanze. Non si può esprimere il proprio dissenso con atti di vandalismo, com’è invece avvenuto a Locarno».

 

 
«Caccia alle streghe»
« Da parte mia», è l’unico com­mento di Pio Nesa, titolare della Falconeria, «posso solo aggiun­gere che le affermazioni del si­gnor Besomi non fanno che crea­re un clima di caccia alle streghe nei confronti della nostra attivi­tà, invece di favorire il dialogo co­me da me più volte auspicato. An­zi, rinnovo l’invito a tutte le asso­ciazioni interessate di venire a vi­sitare il nostro nuovo centro ap­pena sarà aperto». Ieri intanto è giunta in redazione un’altra presa di posizione sulla vicenda, ma critica nei confronti della falconeria. È firmata dall’av­vocato luganese Luciano Catta­neo, che – premessa la «ferma condanna degli atti vandalici che si sono verificati» – definisce la falconeria «un’attività fermamen­te avversata da tutte le associa­zioni animaliste e ambientaliste, nonché dalla maggioranza dei lettori che hanno un minimo di buon senso». Cattaneo estende poi il discorso ai «lanci che vengo­no annualmente fatti in occasio­ne dell’arrivo dei vari circhi, con immancabile messa in risalto del­la solita tigre che fa l’ometto su di uno sgabello». E conclude: «I tempi cambiano, così come l’im­patto di questi spettacoli ormai fuori di ogni logica e possibilità di apprezzamento». M.E.

www.spab.ch
30.07.2007 -
Comunicato stampa della Spa di Bellinzona e del Centro protezione rapaci Ticino.

A Locarno un centro di falconeria viola i disposti della dichiarazione universale dei diritti degli animali


La Carta, proclamata a Bruxelles, su iniziativa dell’UNESCO il 27 gennaio 1978 recita:
Art. 4a Ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi. Art. 4b ogni privazione della libertà, anche se a fini educativi, è contraria a questo diritto.
L’Art. 10b recita: Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale.

Il Comitato della Protezione animali di Bellinzona, riunito in seduta ordinaria in data 30 luglio 2007 ha preso atto della problematica posta dalla realizzazione a Locarno di un centro di falconeria dove agli animali, tenuti prigionieri in gabbie pur rispettose della legge, viene concessa come ai detenuti qualche ora di volo al giorno.

Si tratta di falconidi e strigidi che nella vita naturale avrebbero tutto il cielo per loro, pertanto una simile infrastruttura – che sembra sia stata negata in altre parti della Svizzera – è una violazione della dichiarazione citata, violazione che stende un velo d’ombra sulla splendida città di Locarno e sul suo pregiato turismo che fa della natura integra la carta di visita offerta a chi giunge in Ticino.

Sembra un paradosso, ma mentre la Televisione della Svizzera italiana tutte le sere, da parecchio tempo, propone documentari meravigliosi sulla vita naturale degli uccelli, a Locarno si inaugura l’emblema della prigionia per i volatili.

La Spa di Bellinzona, rattristata per questa crassa violazione di una dichiarazione universale promossa dall’Organizzazione delle Nazioni unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, si adopererà per far si che la popolazione venga debitamente informata sulle sofferenze alle quali i rapaci in cattività sono esposti.

Credere di insegnare ai giovani e agli spettatori ignari, la vita degli animali con metodi Medioevali, è un atteggiamento arroccato ai tempi che devono far parte della storia la quale, semmai, deve configurarsi a monito per un maggior rispetto di ogni forma di vita.

La Spa di Bellinzona invita il fronte di liberazione degli animali a desistere da atti illeciti che portano solo simpatia a coloro che magistralmente nascondono la reale sofferenza di poveri animali cui è stato precluso il volo nell’immensità del cielo, atti illeciti che determinano alla fine la morte di splendide creature viventi divenute schiave di un pezzo di carne con il quale il falconiere ottiene soldi e applausi.

Infine la Spa di Bellinzona invita la popolazione del Locarnese e del Ticino a non assistere a questa scialba dimostrazione effettuata con animali apatici cui la prigionia ha tolto la reale fierezza della specie.
L’appello vale anche per i docenti che possono far capo ai centri specializzati per ricevere i documentari sulla vita reale di tutti gli animali.
Portare gli allievi nella natura delle nostre valli e delle nostre montagne a contatto con la fauna, è una lezione di vita che il Ticino ci offre, senza bisogno di gabbie dorate attorno alle quali si annida il mondo del profitto, un mondo che non tiene minimamente conto delle reali necessità degli esseri viventi e senzienti, chiaramente definiti dalla nuova Legge per cui gli animali non sono più cose.

Locarno, la perla del Verbano, si interroghi e si guardi allo specchio.
I turisti, convinti di giungere in una terra di rispetto per la natura, si chiederanno perché,il volo di meravigliosi rapaci, è stato confinato su dei trespoli e nelle gabbie.


IL PRESIDENTE Armando Besomi
LA VICEPRESIDENTE E SEGRETARIA Myriam Christen

La Carta, proclamata a Bruxelles, su iniziativa dell’UNESCO il 27 gennaio 1978 recita:
Articolo 4a: Ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha il diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico e ha il diritto di riprodursi.
Articolo 4b : Ogni privazione della libertà, anche se a fini educativi, è contraria a questo diritto.
Articolo 10b : Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale.

 

IL PUNTO  
LA RINUNCIA A LIMITARE L ’ INEVITABILE  
Dopo il sole il toro, dopo il toro i falchi: la cronaca di questo 
lu­glio racconta una triste sequen­za di atti vandalici a Locarno. 
Probabilmente, tale accumulo di episodi è il frutto di una coin­
cidenza sfortunata, più che di un peggioramento reale del clima in 
città. Inoltre, è evidente che nemmeno lo sviluppo tecnolo­gico potrà 
mai garantire – per fortuna, verrebbe in un certo senso da dire – una 
sorveglian­za sufficiente a neutralizzare l’imbecillità di pochi. 
Però... c’è un «però». Tra riforme della po­lizia comunale rimaste 
sulla car­ta, l’addio alla vigilanza nottur­na e segnali di 
malcontento fra il personale, sembra che in città sia necessario fare 
di più e me­glio per limitare l’inevitabile.

articolo Ticinonews.ch 
http://www.ticinonews.ch/cms/25,592,1185543428,/0/mod_gzip/

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Corriere del Ticino, 30.07.2007

«Traffico di rapaci?»: la SPA di Bellinzona critica la falconeria   
In merito al recente atto vandalico la Società di­chiara  però di 
non appro­vare  i tagli delle recinzioni  
 L’atto vandalico perpetrato fra giovedì e venerdì al costruendo 
Centro di falconeria di Locarno ha suscitato la «perplessità» della 
Protezione animali di Bellinzona: in una nota la Spab rileva che il 
Comitato, «che non approva cer­to i tagli delle recinzioni», pren­
derà ufficialmente posizione in occasione della riunione prevista per 
questa sera.
 «Ciò che stupisce e incuriosisce», prosegue la SPA, «è la perdita 
di due falchi americani detti falchi di Harris, protetti negli Stati 
Uni­ti e già estinti in California, recu­perati la scorsa settimana e 
che il proprietario verrà a ritirare al cen­tro di Gorduno-Gnosca nei 
pros­simi giorni». La vettura che li ha persi, fra il Locarnese e 
Roveredo, proveniva da Locarno. Il proprie­tario, saputo che ai 
falchi veniva data carne macinata, ha chiesto al presidente della 
Spab di dare a ciascuno tre pulcini al giorno. Be­somi ha obiettato 
che la SPA non dà animali vivi ai selvatici in cu­ra, «al che egli ha 
dichiarato di darglieli morti e che avrebbe po­tuto chiederli al Pio 
che ne aveva molti. Orbene, il Pio altri non era che Pio Nesa della 
costruenda fal­coneria locarnese».
 La Società ricorda poi che negli scorsi anni sono stati trovati 
nel­la regione un falco pecchiaiolo moribondo che mangiava solo dalla 
mano dell’uomo (salvato, è stato portato alla stazione di Sem­pach), 
un falco pellegrino moren­te, curato dal dott. Keller di Giu­biasco, 
altri falchi di provenienza dubbia, un’aquila della Vallemag­gia «che 
la Spab avrebbe portato al Tierspital di Zurigo a proprie spe­se 
tentando di tutto per rimetter­la in libertà ed è invece finita im­
balsamata », una civetta delle ne­vi, liberata o fuggita e uccisa dai 
corvi in alta Vallemaggia. «Con la propaganda della nuova falcone­
ria, la situazione non potrà che peggiorare», conclude la SPA. «Guai 
a insegnare ai bambini la tenuta di animali selvatici in gab­bie d’
oro costringendoli a guar­dare il cielo infinito dove avreb­bero 
diritto di vivere».
 Ieri intanto l’atto vandalico al Centro di falconeria è stato 
rivendicato da un sedicente gruppo «ALF», non nuovo a simili annunci.
 
www.spab.ch

  Due falchi americani fuggono da un’automobile.
  Uno recuperato dalla Spa di Bellinzona; l’altro è ancora “uccel 
di bosco”.
   
  Ogni anno l’estate porta con sè qualche fatto strano concernente 
gli animali che giungono nel nostro cantone al seguito dei turisti.
  E` stato il caso per serpenti, iguane e altri animali esotici 
tenuti in cattività che, vista la natura rigogliosa della regione, 
cercano la libertà tanto agognata.
   
  La scorsa settimana, la Spa di Bellinzona dopo parecchi tentativi 
falliti, ha recuperato a Giubiasco un grosso falco di una specie 
sconosciuta da noi e lo ha collocato al centro di cura di Gorduno-
Gnosca. 
  La notizia è stata pubblicata sulla stampa e martedi, dall’
Austria, si è fatto vivo il proprietario che ha fornito una versione 
dei fatti particolare.
   
    I falchi americani erano due e sarebbero fuggiti dal finestrino 
aperto della macchina fra Locarno e Roveredo Grigioni, dove l’uomo si 
è accorto della scomparsa.
   
  Si tratta di falchi di Harris, rapaci diurni americani che vivono 
nel sud Nevada, in Arizona, nel Nuovo Messico e nel sud della 
California.
  Il proprietario sembra abbia i permessi necessari ma certo l’
Ufficio caccia e pesca e il Veterinario cantonale debitamente 
informati, dovranno capire cosa ci facessero questi due volatili 
usati per la falconeria, nel Locarnese.
  Potrebbe forse esserci un nesso con il grande uccello visto per 
parecchi giorni in Valle Maggia.
   
        La Spa di Bellinzona che condanna senza mezzi termini la 
falconeria quale reminiscenza  di un’attività di caccia ancora 
praticata per sopravvivenza da alcuni popoli asiatici ma esercitata 
da noi per protagonismo crudele in quanto priva molti rapaci della 
libertà del cielo, invita caldamente la popolazione a collaborare per 
la cattura di quest’uccello riconoscibile dalla coda barrata di 
bianco che, se non è già stato vittima delle cornacchie, dovrebbe 
aggirarsi nei nostri boschi.
   
  Il numero della centrale della Spab è lo 091 829 33 66. 

 


21.07.2007

Leoncini ammazzati per mancanza di spazio

Cosa c'è di scientifico negli zoo quando si assiste (e si dice a cose fatte forse per parare il colpo dopo la pubblicità precedente fatta al "lieto" evento), alla nascita prima di tutto e poi alla condanna a morte di due leoncini per mancanza di spazio? Meglio o peggio che vivere l'intera esistenza in gabbia o magari in un circo a fare innaturali esercizi per il pubblico pagante? Cosa c'è di etico in tutto questo? E pensare che dovrebbero anche educarci e divertirci!

Vi invitiamo a visionare il servizio on-line andato in onda sabato 21 luglio alla televisione Svizzera, in cui si intervistano i responsabili dello zoo di Basilea.
Sentite le giustificazioni che danno... andiamo dal permettiamo che nascano perchè dobbiamo rispettare la loro natura (ma li teniamo in gabbia) al sterilizzare è contrario alla loro natura (ma è giusto ed etico ammazzarli quando sono in esubero). A voi le considerazioni del caso...

Servizio TSI1, selezionare la data del 21.07.2007

Leoni sacrificati
http://www.rtsi.ch/Informazione/welcome.cfm?idChannel=2330&idModule=2587#m2563


Corriere della Sera@

 

La decisione sabato scorso
Zoo di Basilea, soppressi due leoncini
Uccisi due dei quattro cuccioli di leone nati da 43 giorni fa. La direzione: «Non c'è abbastanza spazio»


Leggi l'articolo
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/23/beltramin_leoncini_soppressi.shtml


forum aperto sull'uccisione per mancanza di spazio dei due leoncini allo zoo di Basilea
... ecco le argomentazioni di quello che si dichiara un biologo che conosce bene lo zoo di Basilea...

 

biologo
2007-07-23 17:24
tenetevi il vostro moralismo

sono un biologo italiano che abita a basilea.
1-Mi dispiace tantissimo per i cuccioli addormentati, ma tirate le somme, è stata una soluzione ragionevole e accettabile. Conosco bene lo zoo basilese e stimo la dedizione e l'amore del personale verso gli animali. Magari fossero tutti cosi gli zoo!
2- Accetto prediche moralistiche da chi con il suo stile di vita dimostri la relativa coerenza. Non credo sia il caso per molti in questo forum. Tanto per iniziare sembra vi facciano comodo certi beni frutto del "progresso" industriale: state comodamente seduti davanti a un PC che consuma elettricità proveniente da qualche centrale a carbone che inquina l' ambiente, usate un pc fatto in cina, (dove il rispetto x ambiente e gli animali e' minimo!) xche costa poco....magari tanti di vuoi non rinunciano alla propria automobile, e scommetto che qualcuno che "ama" gli animali non rinuncia neanche al gatto perennemente rinchiuso in casa xche abita in una città...una saggezza vecchia piu di 2000 anni:"vedi la pagliuzza nell'occhio dell'altro ma...."


Certo che per essere un biologo ci si poteva aspettare qualcosa di più come argomentazione..... no?

Per intervenire


http://www.corriere.it/corrforum/corriere/Intro?forumid=1272


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Animalieanimali
23 luglio 2007
 
ZOO SOTTO ACCUSA PER TIGRI AMMAZZATE E IMPAGLIATE
In Gran Bretagna.
 
Negli zoo ce ne sono troppe e mantenerle costa, per questo molte tigri vengono abbattute e vendute a impagliatori di professione che dopo un abile lavoro di scuoiatura e maquillage le fanno rivivere nei salotti di qualche ricco cliente.
A denunciare il tacito accordo che alimenta in Europa un vero e proprio commercio illegale di animali in via di estinzione e' il domenicale britannico 'Sunday Times'.
'Se non le abbattono moriranno di vecchiaia, verranno incenerite e le loro ceneri buttate via', ha spiegato Andre Brandwood, un impagliatore dell'Hertfordshire, a due giornalisti del quotidiano che si sono finti potenziali acquirenti. 'Molti zoo hanno capito che c'e' un mercato, per questo hanno fissato un prezzo per le tigri'. Che vengono, quindi, ammazzate quando sono ancora giovani e in salute prima che l'eta' inizi a causare malattie e le cure diventino troppo costose. 'Gli zoo tengono in vita le tigri fino a un massimo di quindici anni. Dopo si ammalano di cancro e hanno problemi ai reni. Costano troppo', ha confessato ai due reporter sotto copertura l'imbalsamatore inglese, che ha fatto da tramite per l'acquisto delle pelli.
A procurare la materia prima, infatti, e' stato un belga, Jean-Pierre Gerard, uno degli impagliatori piu' famosi d'Europa.
Per rassicurare i suoi clienti della legalita' dell'acquisto, Gerard esibisce il documento di autorizzazione rilasciato dal suo governo in base alla normativa europea. Nonostante il commercio di animali in via di estinzione sia vietato dall'Unione, esiste un'eccezione conosciuta anche come 'articolo 10' che permette la compravendita di animali cresciuti in cattivita'.
In paesi come la Gran Bretagna, hanno scoperto i due giornalisti del 'Sunday Times', e' molto difficile ottenere questa autorizzazione (ne sono state rilasciate soltanto quattro dall'introduzione della legge qualche anno fa). Ma altri governi, come ad esempio quello belga, sono piu' permissivi e rilasciano con piu' facilita un certificato valido in tutta la comunita'. Questo ha permesso il collegamento tra l'impagliatore belga e la sua controparte inglese. Gerard avrebbe tuttavia falsificato la propria autorizzazione: dopo un'attenta analisi i due reporter hanno scoperto che l'uomo aveva cancellato il nome dello zoo a cui il permesso era stato rilasciato e ci avrebbe aggiunto il proprio. Un inganno in piena regola, alimentato dalla prospettiva di lauti guadagni: per una pelle di tigre si devono sborsare 4500 euro circa, 'un prezzo alto per mantenere un giro d'affari esclusivo'. (ANSA)

 



16:39 21-07-2007
Proteste a Lucerna contro il Circo Knie

[swisstxt] - Circa 150 persone hanno manifestato oggi a Lucerna in
favore di un circo senza animali. In corteo i dimostranti hanno
attraversato il centro storico e raggiunto il tendone del circo Knie,
che proprio in questo periodo si trova in città. Come avvenuto
precedentemente in analoghe azioni di protesta svoltesi in altre
località dove ha fatto tappa il circo nazionale, lo slogan era
"Niente applausi per la sofferenza animale". Per evitare l'incontro
con i manifestanti, l'organizzazione circense ha rinviato a martedì
il tradizionale "aperitivo degli elefanti".


 

LIBERO

2 AGOSTO 2007
 
Il direttore dello zoo che vendeva la carne dei cervi
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Più volte ho affermato il mio giudizio negativo sui giardini zoologici, intesi come vetrine di animali che oggi si possono agevolmente vedere nei mille eccellenti documentari che i network ci propongono ogni giorno o acquistando, per pochi euro, ottimi Dvd che permettono di conoscere i più strani animali del mondo e le loro abitudini di vita. La recente vicenda dello zoo tedesco che ha dovuto affidare un gorilla neonato al reparto di pediatria perché privo di una banale culla termica è emblematica di quanto siano scalcinate molte di queste strutture che si permettono di detenere animali in via d'estinzione, farli riprodurre e non essere neanche in grado di scaldarli con un'incubatrice che si acquista su eBay per poche centinaia di euro. La vicenda del gorilla neonato però diventa un piacevole aneddoto, nei confronti di quanto accaduto, sempre in Germania, al Thueringer Zoopark di Erfurt, città di 200.000 abitanti, a sudest di Leipzig. Nel giardino zoologico locale sono ospitati giraffe, elefanti, scimmie, orsi, insomma quasi tutta la gamma di animali esotici che tanto attirano l'attenzione dei bambini e di genitori ancora convinti che portare i figli allo zoo sia una fondamentale attività educativa. Il problema serio è che i bambini di pochi anni non vanno allo zoo o al circo da soli, ma accompagnati dai genitori o dalle maestre che si sollazzano, a loro volta, nel vedere il lama sputare e nell'elargire razioni di noccioline a scimmie obese e malate. Ma torniamo al nostro Zoopark di Erfurt dove sono ospiti anche animali meno "pregiati", quali daini, capre, cinghiali e asini. Le autorità comunali, avvertite da segnalazioni anonime, qualche settimana fa hanno cominciato a indagare sulla misteriosa sparizione di numerosi animali poco nobili, dal punto di vista del turista, ma molto pregiati dal punto di vista gastronomico. Herr Bausewein, il dirigente del municipio incaricato di capire dove sparissero le carcasse di animali che morivano per strane malattie, ha scoperto che alcuni operatori dello zoo macellavano allegramente cervi, asini cinghiali e anche antilopi, mettendone in commercio le saporite carni. Attualmente le indagini sono ancora in corso, ma si teme che decine di ospiti dell'originale giardino zoologico, siano finite in guisa di stinchi, bistecche e carpacci sulle tavole di raffinati amanti dello slow food. Wolfgang Apel, presidente della Protezione Animali tedesca ha affermato: «Abbiamo il timore che quanto è stato trovato finora sia solo la punta di un iceberg». Francamente in tanti anni ne ho sentite e viste di tutti i colori, ma un giardino zoologico dove si macellano gli ospiti al fine di commercializzarne la carne, beh, questo mi mancava e rafforza, se ve ne fosse bisogno, la mia convinzione che gli zoo, ad eccezione di quelli che si occupano seriamente di riproduzione di specie in pericolo, vadano chiusi. Il nuovo direttore dello zoo ha promesso ai cittadini l'immediata cessazione degli abbattimenti e maggiore trasparenza con la pubblicazione periodica e pubblica di nascite e decessi. Dimenticavo: il vecchio direttore ha perso il posto allo Zoopark. Spero non l'abbiano trasferito in un altro zoo, neanche come fattorino.

 


DAILY MOTION

19 LUGLIO 2007
 
Video
ELEFANTE IMPAZZITO
 


 

Erfurt
Zoo sospettato di vendita illegale di animali

 

Animali dello zoo di Erfurt (Turingia, est della Germania) sarebbero stati abbattuti e venduti per ricavarne bistecche senza l'autorizzazione: Andreas Bausewein (spd), sindaco locale, ha denunciato lo zoo, come riferisce il Thueringischen Landzeitung di oggi.
Non e' ancora chiaro chi avrebbe autorizzato la macellazione; si potrebbe trattare di cervi e caprioli, anche se i collaboratori dello zoo hanno detto di essere completamente all'oscuro dell'accaduto e di avere sentito le accuse solo oggi, al notiziario radio. 'Era ora che si facesse qualcosa' - ha detto all'agenzia Dpa una di loro, preferendo rimanere nell'anonimato - gli animali qui sono sempre di meno'.
In Germania gli animali che vivono nello zoo possono essere soppressi solo se c'e' una motivazione valida, altrimenti periscono di morte naturale. 'Temiamo che sia solo la punta di un iceberg' ha detto Wolfgang Apel, portavoce della Lega protezione animali a Bonn ' 'quello dello zoo di Erfurt - gia' in difficolta' economiche - e' uno scandalo'.(ANSA)

  


BILD.DE
07/06/2007

http://www.bild.t-online.de/BTO/news/2007/06/06/affe-tierversuche/zoo-geschenk-forschungslabor.html

Ricerche sull'Aids!
Uno zoo regala scimmie ad un laboratorio di ricerche


Questa scimmia è stata ceduta dal

comune di Recklinghausen per la vivisezione.

Recklinghausen - Con occhi sbarrati questa piccola scimmietta stà seduta nella sua gabbia. 

Scandalo animale a Recklinghausen (NRW). La casa delle scimmie, dello zoo comunale, era fatiscente e mancavano fondi per costruirne una nuova.
Soluzione agghiacciante: Le sei scimmiette sono state regalate al laboratorio di vivisezione  Paul-Ehrlich-Institut a Langen (Hessen) – un laboratorio che fa ricerche su vaccini e virus mortali HI.

Animalisti di „Animal public“ hanno scoperto lo scandalo e , mettono a confronto il comune di Recklinghausen con quanto è accaduto.

Motivazione ufficiale: Le scimmie al laboratorio vengono solo usate per allevamento. Invece i maschietti sono sterilizzati per cui la riproduzione è impossibile. Mentre i responsabili litigano tra loro, si continua a sperimentare sulle scimmiette.

 


IL SECOLO XIX

27 GIUGNO 2007

Fasano, i gorilla fanno la doccia a Roma gli orsi mangiano gelato
La guerra all'afa negli zoosafari

ROMA. Gli orsi polari possono contare su grotte refrigerate, i gorilla si affidano a ricche docce, mentre leopardi e tigri digiunano una volta a settimana per rimanere leggeri. Anche gli animali devono affrontare l'emergenza caldo e nel parco faunistico di Fasano (Brindisi) ieri la temperatura ha toccato quota 46 gradi. Nello zoo safari, su un'area di 140 ettari «ospitiamo 1.800 esemplari di 200 specie diverse - spiega Fabio Rausa, direttore della struttura - e qui la media estiva si aggira sui 32 gradi, mentre quella invernale non scende sotto i 5». Il problema, quindi, è come far affrontare ai diversi animali il solleone. «Mammiferi e uccelli sono i più resistenti alle variazioni climatiche - racconta il direttore del parco di Fasano - mentre quelli estremamente delicati sono pesci e rettili. I primi in estate diradano il sottopelo per adeguarsi alle temperature elevate. Con 46 gradi però tutti respirano a bocca aperta e si vedono affannati. Per gli uccelli invece non ci sono particolari problemi». Nel caso dei rettili a regolare il clima ci pensa un termostato. Tutto controllato anche negli acquari, dove per non rischiare di ritrovarsi un bel pirana bollito bisogna mantenersi sui 30 gradi, mentre per le carpe koi, quelle ornamentali allevate in Giappone, il massimo sopportabile è un'acqua di 25 gradi. Aree più o meno fresche sono disponibili per tutti: «Agli orsi polari sono garantite grotte refrigerate ed aree di acqua all'aperto tra i 15 e i 20 gradi - afferma Rausa - mentre altri hanno ventole in funzione o semplicemente tende dove ripararsi dal sole». Per gorilla, scimpanzé, orsi bruni, polari, ippopotami e rinoceronti arrivano docce regolari. Dieta estiva anche per gli animali del Bioparco di Roma, con erba fresca, ghiaccioli di frutta, bagni e tante docce: per garantire il fresco agli orsi e convincerli a tuffarsi, la frutta congelata viene lanciata direttamente nelle piscine.

 


5 GIUGNO 2007

Città del Messico
Leone e tigre divorano proprietario azienda carni.

Il titolare di un'azienda che commercializza carni e' stato sbranato da un leone ed una tigre che custodiva nei locali dell'impresa, in una gabbia dalla quale i due animali sono riusciti a uscire in circostanze non chiarite.
Ne ha dato notizia la radio messicana Formato 21, senza fornire dettagli sul nome dell'uomo ne' della sua azienda.
Soccorritori che hanno tentato di salvare l'uomo mentre veniva attaccato hanno dovuto scappar via per non rischiare la stessa fine. Sul posto si sono poi recati veterinari dello zoo del Messico, che sono riusciti ad addormentare con sonniferi il leone e la tigre.
Abitanti del quartiere, interpellati dalla radio, hanno affermato di essere abituati ai ruggiti delle due fiere, delle quali avevano piu' volte denunciato la presenza. (ANSA-AFP).

 


3 GIUGNO 2007

ANIMALI: ELEFANTI; CITES, SI' EXPORT AVORIO AL GIAPPONE

BRUXELLES, 3 GIU - La Conferenza dell'Onu sul commercio internazionale di specie in pericolo (Cites) ha autorizzato ieri tre paesi africani a vendere 60 tonnellate di avorio al Giappone. Si tratta del via libera ad una misura una tantum gia' concordata in linea di principio nel 2002. L'accordo definitivo tra i 171 paesi aderenti alla Cites, raggiunto alla vigilia della 14/a riunione del Patto - che si terra' all'Aja da oggi al 15 giugno prossimo - e' destinato a rafforzare i timori sul commercio illegale di avorio, anche se si tratta di una misura una tantum. Potranno vendere l'avorio al Giappone, uno dei principali paesi consumatori di questa materia, il Sud Africa, la Namibia e lo Stato del Botswana, mentre la Cites si e' impegnata a monitorare attentamente l'impatto della decisione sulla caccia di frodo agli elefanti. Tuttavia, le vendite legali una tantum finiscono per stimolare anche il mercato nero dell'avorio. Secondo alcuni ambientalisti, infatti, la decisione della Cites di autorizzare una vendita una tantum nel 1997 di 50 tonnellate di avorio da Botswana, Namibia e Zimbabwe contribui' ad aumentare la domanda di avorio sul mercato nero, mettendo in grave pericolo le popolazioni africane di elefanti. Una seconda vendita una tantum era stata concordata in linea di massima appunto nel 2002, ma fino a ieri mancava il via libera definitivo poiche' era legata all'impegno da parte dei paesi in questione di fornire dati aggiornati sulla caccia illegale di elefanti e sui livelli delle popolazioni. Il Comitato permanente della Cites ha verificato il rispetto dell'accordo e ha autorizzato l'export dell'avorio al Giappone. (ANSA). CB



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