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TICINONLINE
3° presidio
allo zoo - al link sottostante trovate anche delle foto e
un filmato
Notizia del
09/02/2008 - 18:03
NEGGIO
Presidio animalista allo
zoo, Bill Arigoni:
"Necessario discorso di civiltà"
NEGGIO
- Si sono ripresentati sulla via che porta allo zoo al Maglio
con striscioni e cartelli i circa 30 attivisti aderenti
ai movimenti animalisti che chiedono la riconversione della
struttura e migliori condizioni per gli animali.
Un presidio tranquillo. Il secondo dei cinque presidi organizzati.
"E' stato un presidio tranquillo - ci ha confermato
il gran consigliere del Partito Socialista Bill Arigoni
- Non avevamo più il megafono e sono stati tenuti lontani
i provocatori dell'altra volta. E' passata una pattuglia
della polizia cantonale a controllare, ma vista la situazione,
dopo pochi minuti se ne è andata."
Poche anche le persone che si sono recate a visitare gli
animali dello zoo: "Forse una decina in tutto, compresi
i bambini" dice Bill Arigoni che, parlando con alcuni
dei visitatori sullo stato della struttura, ha raccolto
testimonianze che provano ancora una volta, secondo il gran
consigliere, lo stato precario dello zoo. "Un padre,
insieme a suo figlio, mi ha raccontato che, rispetto all'anno
scorso lo zoo è peggiorato e l'ambiente è molto triste".
Sullo scopo di questi presidi Bill Arrigoni ribadisce l'importanza
di poter allargare e approfondire il dibattito sulla questione
etica della gestione degli animali. "Non vogliamo fare
violenza e atti dimostrativi contro nessuno. Sappiamo che
ci sono delle persone che vivono grazie allo zoo e quindi
non vogliamo forzature, ma è giusto parlare di riconversione".
Bill Arigoni auspica una maggiore sensibilità generale sul
rapporto tra uomo e animale: "C'è un silenzio da parte
delle istituzioni, della politica e della associazioni per
la protezione degli animali". "Un silenzio assordante
- aggiunge Arigoni - e ritengo necessario aprire un dibattito
che ponga una questione etica sul trattamento che riserviamo
agli animali". "Pediatri, personaggi pubblici,
esperti, politici dovrebbero contribuire ad aprire finalmente
un dibattito di civiltà".
Da
www.ticinonews.ch
"Se ti troviamo in
città vedi che fine fai"
Presidio allo zoo al
Maglio: minacce agli animalisti, parte la denuncia. Il racconto
di uno degli animalisti minacciati
Corrado Galimberti : "Uno dello staff del Maglio ci
ha insultati pesantemente. Mi ha detto: "Se ti troviamo
in città vedi che fine fai". Oppure quando passava una
macchina ha urlato "ciapal sota chel li". E quindi
stamattina ho deciso di denunciarlo per ingiurie e minacce".
Leggi tutto...
http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=46754&rubrica=2
La Regione Ticino, 25 gennaio 2008
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La tigre è morta, sono nati dei leoncini
La tigre siberiana ospite dello zoo del Maglio è morta
per eutanasia lo scorso ottobre: lo comunicano i responsabili
della struttura, precisando che la difficile decisione
è stata presa perché la tigre era ormai debilitata
dalla vecchiaia. Ricordiamo che recentemente (cfr.
laRegione del 14 gennaio) Bill Arigoni ha interrogato
il Governo: sapeva della presenza di un esemplare della
specie protetta a Magliaso? È quello il modo corretto
di proteggere una specie in via d’estinzione?
Lo zoo di Magliaso risponde anche ad altri attacchi
degli animalisti, che da tempo contestano la struttura
e domenica 13 gennaio hanno indetto la prima manifestazione.
I responsabili dello zoo esprimono disappunto «sulle
maniere (alcune anche illegali) di chi è contrario alla
nostra attività». «Qualsiasi decisione che sarà presa
riguardo lo zoo sarà una decisione nostra » affermano
più avanti. Lo zoo è una struttura autosufficiente,
che non riceve alcun sussidio, a norma di legge e con
animali sani sottoposti ai controlli annuali da parte
del veterinario cantonale, si legge ancora nel testo.
Insieme ad altre informazioni, nel bollettino si legge
anche che le leoncine nate nel 2005 sono state affidate
al domatore di un circo, mentre nel frattempo la progenie
leonina è continuata. |
TICINONEWS – 25.01.2008
Magliaso: è morto Boris, la tigre siberiana
La conferma viene dai responsabili dello Zoo del Maglio
La sua morte non è passata inosservata a livello politico.
Il deputato Bill Arigoni ha infatti interrogato il Governo
chiedendo se fosse a conoscenza della presenza allo zoo di
Magliaso di questo animale protetto e di come fosse giunto
in Ticino
Un fitto alone di mistero
avvolge la morte di Boris. Boris era, presumiamo, l’unica
tigre presente su suolo ticinese. Una colonna portante dello
Zoo del Maglio. L’unica cosa certa, è la morte dell’animale,
una tigre siberiana di diciannove anni. La conferma viene
dai responsabili del parco zoologico, che lo hanno anche scritto
nel loro ultimo opuscolo informativo.
“Il 23 ottobre – si legge – dopo lunga e attenta riflessione,
abbiamo rinunciato a malincuore alla nostra tigre siberiana
Boris. Con i suoi diciannove anni aveva raggiunto una bella
età e negli ultimi tempi era diventata sempre più debole.
E non riusciva più a prendersi cura di sé, per esempio delle
sue unghie. E per tagliargliele sarebbe stata necessaria un’anestesia
totale”. Così, per Boris è venuto il tempo dell’eutanasia.
E la sua morte non è passata inosservata a livello politico.
Il deputato Bill Arigoni ha infatti interrogato il Governo
chiedendo se fosse a conoscenza della presenza allo zoo
di Magliaso di questo animale protetto e di come fosse
giunto in Ticino. Arigoni chiede anche se la morte della tigre
è stata comunicata al veterinario cantonale Tullio Vanzetti.
Il quale, però, essendo il caso oggetto di un atto parlamentare,
non conferma neppure la morte di Boris. Bill Arigoni pone
però un’altra domanda al Governo: che ne è stato del corpo
della tigre? C’è infatti chi mormora che le spoglie del felino
siano state affidate a un imbalsamatore.
La parola al Governo. Mentre Arigoni non perde l’occasione
per criticare la gestione del Maglio: "Quello zoo è un
catino aperto. Un paio di mesi dopo il blitz animalista che
portò alla fuga di linci, procioni e avvoltoi - protesta
il deputato - è scappata anche una scimmia. Rifugiatasi
in una cascina, è stata poi catturata. Ma dopo la scimmia
è scappato anche un maialino". "Insomma - conclude
Arigoni - è uno zoo pieno di buchi".
La
Regione Ticino, 14.01.2008
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Zoo del Maglio, ‘chiuso o riconvertito’
Primo presidio animalista a Magliaso: ‘Questa non è
vita’
Una ventina di persone ha partecipato, sabato pomeriggio,
al primo dei presidi organizzati da Centro documentazione
animalista (Cda) e Associazione svizzera per l’abolizione
della vivisezione ( Atra) davanti allo zoo del Maglio,
nel Malcantone.
Scopo di questa iniziativa è riuscire a far accettare
– sia dai proprietari che a livello politico – la proposta
di riconversione graduale di questa struttura, avanzata
dai promotori della manifestazione e sostenuta in parlamento
dal granconsigliere socialista Bill Arigoni.
« Dal 2004, anno d’inizio della campagna per la chiusura/
riconversione dello zoo al Maglio – spiega Max
Molteni, presidente dell’Atra –, abbiamo testimoniato
le condizioni di (amara) vita che gli animali si trovano
ad affrontare ogni giorno. La nostra proposta di riconversione
è molto semplice e se accettata oltre che spezzare la
catena della prigionia e il lucroso mercato di compravendita
tra circhi e zoo, permetterebbe ai proprietari
di continuare a lavorare e a vivere con la loro attività
».
Attivisti di ogni età si sono trovati dunque davanti
ai cancelli dello zoo, per dare prova della loro determinazione
e con l’intento di sensibilizzare eventuali visitatori.
« È importante interrogarsi sull’accettabilità
di una tale struttura – dice Molteni – e se
sia etico e educativo tenere degli animali in gabbia.
Anche un veterinario cantonale tempo fa si chiedeva
il senso degli zoo che non hanno valenza scientifica...
» . Il progetto di riconversione che gli animalisti
desiderano vedere applicato in questa struttura del
Malcantone consiste soprattutto nell’« ospitare
animali di diverse specie, ma autoctone, salvati da
brutte situazioni e maltrattamenti, fungendo così
anche da polo educativo e sito d’utilità sociale
» .
Con quest’idea in mente i manifestanti sono rimasti
due ore di picchetto davanti allo zoo, dopo che il Consiglio
di Stato – rispondendo all’interrogazione di Bill Arigoni
(che nel frattempo ha inoltrato una nuova interrogazione
circa le sorti di una tigre siberiana, vedi riquadro)
– non aveva ravvisato nulla di illegale nella struttura
del Maglio, non volendo e non potendo di conseguenza
intervenire in alcun modo. « Ma la legge è fatta
dagli uomini per gli uomini – replica Max Molteni»
.
Di sicuro non è finita qui: sono infatti previste
( fino a primavera due volte al mese) ulteriori manifestazioni
– peraltro tutte autorizzate – sempre a Magliaso,
sempre per la riconversione dello zoo, sempre in favore
degli animali...
PE.PI |
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Interrogativi sulla
tigre siberiana ‘sparita’
La tigre siberiana ospitata allo zoo di Magliaso è morta?
Lo chiede Bill Arigoni in un’interrogazione al Governo. Lo
chiede perché un cartello fuori dalla gabbia ne indicava la
presenza, ma «da informazioni ricevute» sembrerebbe
che recentemente sia deceduta. Ma il deputato socialista domanda
anche altro. Chiede se l’Esecutivo ticinese fosse a conoscenza
della presenza di questo animale protetto allo zoo del Maglio,
se la tigre era iscritta nel registro internazionale, chi
seguiva l’animale e ne controllava la salute, se ne sia stata
comunicata la morte al veterinario cantonale, se si conoscono
i motivi del decesso, cosa ne sia stato del corpo. E inoltre:
come è arrivata al Maglio la tigre protetta? È il modo corretto
di proteggere una specie in via d’estinzione chiuderla in
una gabbia, fuori dal suo habitat, dove lo spazio di movimento
è fissato dall’uomo?
La tigre siberiana è la più grossa, raggiunge il peso di 360
kg e può misurare fino a 4 m. All’inizio del 1900 si contavano
in Asia 100 mila esemplari, oggi ne restano solo 5 mila. Le
tigri siberiane, il cui habitat è la foresta mista, rischiano
l'estinzione. Il gran consigliere socialista chiede innanzitutto
quale sia l’utilità, per proteggere la specie, di rinchiudere
un esemplare in uno zoo da cui né lei né l’eventuale progenie
potrà mai uscire.
Nuova interrogazione al Consiglio di Stato
da parte di Bill Arigoni a seguito della notizia trapelata, secondo
cui la Tigre siberiana detenuta allo zoo al Maglio sarebbe
morta.
Interrogazione
Zoo al Maglio:
è morta la tigre siberiana?
LA SCHEDA LA TIGRE SIBERIANA
La tigre siberiana è la più grossa. Un maschio adulto può
pesare 360 Kg e misurare 4 m di lunghezza. Le sue prede preferite
sono cervi e cinghiali che cattura dopo un breve inseguimento
con cauto appostamento, grazie al mimetismo della sua pelliccia
che le consente di confondersi nell'ambiente circostante.
L'attacco alla preda avviene di solito di fianco o da dietro.
Due i sistemi per uccidere la preda: morso dietro al collo
(usato per prede piccole e medie), che rompe o danneggia la
spina dorsale; morso alla gola (per prede che superano i 100
Kg ), che provoca la morte per soffocamento.
RAZZA A RISCHIO All'inizio del 1900 si contavano in tutta l'Asia circa 100.000
esemplari di tigre, oggi ne restano solo 5.000. Di
questo passo le tigri tra pochi anni rischieranno l'estinzione.
Le tigri sono tipici animali solitari. Catturano le loro prime
prede a circa 18 mesi di età. Il loro principali habitat
è la foresta mista.
Lo
zoo al Maglio stranamente ospitava una tigre siberiana. Scrivo
ospitava perchè da informazioni ricevute sembra che ultimamente
sia morta. Fuori dalla gabbia c'era un cartello che stabiliva
che per
motivi
di protezione della specie, tutte le tigri detenute negli
zoo sono censite in un registro internazionale. Non ho idea
di quale possa essere l’utilità, ai fini di proteggere le
specie rinchiudere questi animali in un zoo (da cui né loro
né la loro progenie potrà mai uscire) e iscriverli in un registro
di cui non si conosce la capacità di portare azioni o idee
concrete su una probabile soluzione al problema dell’estinzione
e al mantenimento della biodiversità. (cfr. http://www.centroanimalista.ch)
Chiedo
quindi al CdS:
era
a conoscenza della presenza di questo animale protetto?
sa se questa tigre era inscritta nel
registro internazionale?
chi
seguiva la gestione di questo animale protetto e ne controllava
la salute?
è
stato comunicato al veterinario cantonale che questo animale
è morto?
si
sa il motivo della morte?
come
è arrivata al Maglio questa tigre protetta?
pensa
che sia il modo corretto, per proteggere una specie in via
di estinzione, chiuderla in una gabbia, fuori dal suo habitat,
dove lo spazio di movimento è stato fissato dall'uomo ?.
cosa
è stato fatto del corpo della tigre morta?
Giuseppe
Bill Arigoni
Magliaso,
13 gennaio 2008
AGGIORNAMENTO OPA
- Osservatorio
Politico Animalista
http://www.centroanimalista.ch/OPA/OPA.htm
Giunta la risposta del Consiglio di Stato all'interrogazione
sullo zoo al Maglio presentata dal granconsigliere Bill Arigoni.
Interrogazione Arigoni
http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/interrogazioni/189.07.htm
risposta del CdS
http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/interrogazioni/risposte/r189.07.htm
Il Consiglio di Stato
ha risposto alla deputata Patrizia Ramsauer riguardo
alle uccisioni degli animali fuggiti dallo zoo al Maglio,
così come sulla questione della riconversione della struttura.
Interrogazione di Patrizia
Ramsauer
http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/interrogazioni/148.07.htm
Risposta del Consiglio
di Stato
http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/interrogazioni/risposte/r148.07.htm
La Regione Ticino, 19.10.2007
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‘La lince poteva essere abbattuta’
Il Governo risponde sui fatti dello zoo di Magliaso
Zoo di Magliaso, il Consiglio di Stato risponde alle
domande della deputata Patrizia Ramsauer, dopo i noti
fatti dello scorso maggio, quando un gruppo di animalisti
aveva aperto le gabbie e fatto fuggire alcuni animali.
Fatti che si erano poi conclusi con l’abbattimento di
una lince e di un avvoltoio. Ed è proprio sull’uccisione
di questi due animali che la granconsigliera ha sollevato
con la sua interrogazione qualche perplessità. Perplessità
alle quali il governo risponde affermando che i tentativi
di catturare viva la lince si sono protratti per sei
giorni senza successo: « L’impiego di altro personale
non si sarebbe giustificato dal profilo dei costi
», mentre da quello legale si evidenzia che il « Regolamento
sulla caccia e sulla protezione dei mammiferi e degli
uccelli selvatici permette l’abbattimento degli animali
che recuperano la libertà e non vengono ripresi entro
cinque giorni ». Per ciò che riguarda l’avvoltoio
«non era assolutamente prevedibile che potesse precipitare
dall’albero su cui si era rifugiato con conseguenze
letali ». E ancora: le spese degli interventi per
il recupero degli animali, che ammontano a 4.528 franchi,
saranno addebitate alla proprietaria dello zoo.
Infine, sull’eventualità ventilata dalla parlamentare
di rivalutare, una volta per sempre, la riconversione
dello zoo, il governo spiega che allo stato attuale
non è possibile nessun tipo di intervento: « La
tenuta in cattività di animali selvatici è esplicitamente
ammessa dalla Legge federale sulla protezione degli
animali del 9 marzo 1978 ». Tuttavia qualcosa potrebbe
cambiare: il Dipartimento federale dell’economia pubblica
ha elaborato un progetto di modifica della ordinanza
di applicazione della legge. « Il progetto è stato
sottoposto a un’ampia consultazione, che ha coinvolto
anche le società per la protezione degli animali. Spetta
ora al Consiglio federale raccogliere le proposte ed
emanare il nuovo testo legislativo».
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Da Ticinonline
Notizia del 30/07/2007 - 11:29
Il giallo
dell'avvoltoio si muove sui due confini
Armando Besomi, presidente della Spa di Bellinzona ritiene
molto probabile che l'avvoltoio dal collo rosso recuperato
a fine giugno a Cannobio e portato al Cras di Stresa sia proprio
l'esemplare fuggito dallo zoo di Magliaso.
BELLINZONA - "Sì, molto probabilmente il rapace ritrovato
in Piemonte potrebbe essere proprio l'avvoltoio fuggito da
Magliaso". Così Armando Besomi, il presidente della Società
protezione animali di Bellinzona, intenzionato a vederci chiaro
in una faccenda che si sta sempre più tingendo di giallo:
"Quei falchi appartenevano al signor Peric (il sedicente
medico arrestato il 25 aprile scorso per esercitare la professione
medica senza averne i titoli). Quando erano in sua proprietà
gli erano scappati e li abbiamo recuperati e alla seconda
fuga sono stati i guardiacaccia a catturarli e a consegnarli
allo zoo di Magliaso".
Dicevamo giallo. Sì perché in Ticino il numero di rapaci di
quella specie ce ne sono soltanto due e Armando Besomi si
recherà nei prossimi giorni nel Centro recupero animali selvatici
di Villa Pallavicino in quel di Stresa a far visita al pennuto
che sembra ormai essersi abituato alla sua nuova dimora: "Andrò
al centro di Stresa a vedere con il professor Lardelli della
Ficedula (Società per lo studio e la conservazione degli uccelli
della Svizzera italiana) per vedere l'animale". E Besomi
si dice preoccupato per la sorte del povero volatile: "E'
anomalo trovare un avvoltoio di questa specie alle nostre
latitudini da solo. Gli avvoltoi 'di proprietà' sono sempre
tenuti in coppia dai loro possessori. Per questo esemplare
vivere da solo vorrà dire morire in poco tempo".
La triste sorte di questo rapace lascia poi lo spazio a riflessioni
più generali sul trattamento riservato agli animali selvatici:
"Presto
ci sarà un intervento in Gran Consiglio per far si che l'elenco
degli animali selvatici tenuti in cattività con permesso venga
reso pubblico. Così forse la gente si renderà conto di quanti
animali selvatici vengono tenuti nel nostro Cantone. Lei non
si immagina del numero di serpenti e iguane che ci sono in
giro".
Notizia
del 29/07/2007 - 15:57
www.ticinoonline.ch
L'avvoltoio
in fuga dal Maglio ospite allo zoo di Stresa?
A
fine giugno è stato catturato un avvoltoio dal collo rosso
a Cannobio che volteggiava su un pollaio e ora è ospite del
Centro recupero animali selvatici di Villa Pallavicino a Stresa.
MAGLIASO - Agli inizi di giugno lo zoo di Magliaso era balzato
agli onori della cronaca. Una lince e due avvoltoi erano stati
liberati da un gruppo animalista ticinese che ha in seguito
rivendicato il gesto. Dopo il ritrovamento e l'abbattimento
del felino e di uno dei due rapaci ora resta un solo un avvoltoio
dal collo rosso in libertà. O forse no?
Secondo una segnalazione giunta in redazione l'avvoltoio dal
collo rosso fuggito dallo zoo di Magliaso sarebbe ora ospite
al Centro recupero di animali selvatici di Villa Pallavicino
a Stresa, cittadina piemontese sul Verbano. Uno degli operatori
dello zoo contattato telefonicamente non ha potuto comunque
aggiungere ulteriore elementi che aiutano a farci capire con
certezza la provenienza del volatile. In tutti i casi, come
si legge nell'edizione online de Lastampa, il comandante della
polizia provinciale Marco Brondolo ha dichiarato che "il
rapace potrebbe essere scappato ad un privato, forse dalla
vicina Svizzera". L'operatore del Cras ha potuto soltanto
confermare che tuttora il rapace è ospite nello zoo ed è abituato
alla cattività.
Elemento quest'ultimo che potrebbe far effettivamente supporre
che l'animale provenga dallo zoo di Magliaso, anche se la
signora Fehr, custode dello zoo finora non ha avuto nessuna
segnalazione, se non un paio di settimane fa: "I guardiacaccia
mi hanno segnalato l'avvistamento di un rapace un paio di
settimane fa tra la Valmaggia e la Leventina, di più non le
so dire".
Tutte supposizioni finora, ma che alimentano i forti sospetti
che il rapace provenga dalla Svizzera.
Scimmia
fugge dallo zoo
Una distrazione, le misure di sicurezza a norma di legge
Non c’è tregua allo zoo al Maglio
di Magliaso. Dopo che lo scorso fine maggio un gruppo di animalisti
nella notte aveva liberato alcuni animali dalle gabbie con
conseguenze drammatiche (più di un esemplare era morto), negli
scorsi giorni una scimmietta è riuscita a scappare. Nel frattempo
la proprietaria della struttura sta provvedendo a una doppia
recinzione e sta valutando la posa di videocamere per impedire
che terzi possano di nuovo entrare nello zoo ed aprire le
gabbie firmando così la condanna a morte per altri animali.
« L’animale ha approfittato del momento della distribuzione
del cibo per fuggire dalla porta. La scimmietta è stata ritrovata
nel bosco il giorno seguente. È stato un incidente che può
capitare » ci dice la gerente Edith Fehr-Bloch. Ma c’è
chi invece – come il deputato in Gran Consiglio Bill Arigoni
– parla di cattiva gestione dello zoo e di un problema legato
alla sicurezza ricordando che già qualche anno fa era scappata
una lince, animale ben più pericoloso... « L’episodio della
scimmia non ci è stato segnalato, come invece imporrebbe la
prassi per questi casi. Ma chiariamo una volta per tutte che
lo zoo al Maglio risponde a tutti i parametri di sicurezza
richiesti dalla legge. Io stesso ho controllato gabbia per
gabbia, metro in mano, che tutti i requisiti fossero
rispettati. Anche le condizioni in cui sono tenuti gli animali
sono buone » spiega Luca Bacciarini, dell’Ufficio del
veterinario cantonale.
Sì, ma come la mettiamo con la lince che era riuscita a uscire
dallo zoo? « La colpa non era imputabile in nessun modo
ai gerenti dello zoo. L’uragano Lothar aveva spazzato via
un albero che, cedendo, ha divelto la recinzione permettendo
alla lince di fuggire. I proprietari dello zoo, proprio per
evitare l’eventualità del ripetersi di un simile episodio,
hanno nel frattempo sradicato tutte le piante nei recinti
degli animali pericolosi» aggiunge ancora Bacciarini.
La questione su cui chinarsi, per il funzionario cantonale,
è un’altra: « Il discorso è più generale ed è se gli zoo
in generale, e quindi non solo quello di Magliaso, hanno ancora
ragione d’essere o se invece andrebbero permessi solo quelli
con scopo scientifico. Il dibattito da fare è dunque a livello
politico ».Intanto in merito al caso delle scimmie tenute
a Cozzo da un privato, la Società protezione animali fa sapere
che la misura della gabbia è conforme alle disposizione di
legge. Ora « la patata passa al comune che deve stabilire
se l’odore è accettabile dai vicini» .
R.B.
Fonte: Ticinonline - Notizia del 10/07/2007 - 08:33
E' breve la libertà ritrovata del primate. Era riuscita
a scappare qualche giorno fa, ma è stata ritrovata il giorno
dopo in un bosco. La titolare dello zoo: "Cose che capitano".
MAGLIASO - Questa volta ad evadere è stata una scimmia. Lo
Zoo di Magliaso ha visto ancora le sue gabbie aprirsi. Questa
volta sembra però che sia stata una distrazione della proprietaria
che ha lasciato la gabbia aperta al momento della distribuzione
del cibo. La proprietaria minimizza e, come riporta il quotidiano
"LaRegione" dice che "è un incidente che può
capitare.
Il veterinario cantonale Luca Bacciarini assicura che la gabbia
e lo zoo al Maglio "risponde a tutti i parametri di sicurezza
richiesti dalla legge". E aggiunge: "Io stesso ho
controllato gabbia per gabbia, metro in mano, che tutti i
requisiti fossero rispettati. Anche le condizioni in cui sono
tenuti gli animali sono buone". Tutto in regola quindi,
ma il veterinario Bacciarini propone il dibattito a livello
politico sul senso che può ancora avere un giardino zoologico:
"Il discorso più generale è se gli zoo, e quindi non
solo quello di Magliaso, hanno ancora ragione di essere o
se invece andrebbero permessi solo quelli con scopo scientifico.
Il dibattito da fare è dunque a livello politico".
Corriere del Ticino, 07.07.2007
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SONO UN AVVOLTOIO: NON VI FARO' DEL MALE
Non
sono fra gli animali piú amati di questa terra,
forse per il mio aspetto piuttosto sgraziato, o
forse anche per le mie particolari abitudini alimentari:
mi cibo di ció che tutti disdegnano, i cadaveri
degli animali in decomposizione. Ho un aspetto imponente,
la mia presenza vi potrebbe spaventare, ma non temete:
sono assolutamente inoffensivo. Da quando un mese
fa qualcuno nell'ombra ha aperto la porta della
mia prigione, ho potuto finalmente spiegare le mie
grandi ali e volteggiare nei cieli del vostro bel
Ticino, esercitando la mia funzine di spazzino della
natura. Malgrado il mio compagno di voli sia stato
maldestramente ucciso dai guardiacaccia, io sono
sempre riuscito fin'ora a sfuggire ai trabocchetti
di chi vuole mettermi di nuovo dietro le sbarre.
Se fossi affamato o indebolito non avrei altra scelta
che quella di lasciarmi catturare: anche se l'idea
di ritrovarmi un'altra volta rinchiuso mi fa venire
i brividi, anch'io come voi ho paura della morte.
Eppure questo mese di sacrosanta libertà l'ho vissuto
appieno, e pensandoci bene, non so se sia meglio
la morte o il ritorno all'ergastolo.
In questa società multietnica si parla tanto di
antirazzismo, di tolleranza, di integrazione e di
solidarietà. Ma purtroppo tutti questi bei discorsi
valgono solo per gli esseri umani. Io sono straniero,
piú precisamente americano, e la legge fatta dagli
umani per gli umani, parla chiaro: se sei animale
e non sei indigeno, o la prigione o la morte! Pertanto
vi chiedo un grande favore. Se mi vedete sorvolare
la vostra casa non denunciatemi. Non ditelo a nessuno,
tenete questo piccolo segreto per voi. Altrimenti
vi renderete complici di chi vuole fermare per sempre
il volo delle mie grandi ali.
Per l'avvoltoio: Silva Martinelli (CDA) |
Corriere del Ticino, 5 luglio 2007
FLASH
MAGLIASO
Catturato il gufo reale fuggito dallo Zoo

Il gufo reale liberato un mese or sono
insieme ad altri ospiti dello Zoo al Maglio di Magliaso, da
presunti attivisti dell’ Animal Liberation Front, è stato
catturato nei giorni scorsi a Pura.
Fortunosamente recuperato
in mezzo alla strada, il rapace è tornato nella voliera che
lo aveva ospitato in precedenza. Parallelamente continuano
le ricerca del secondo avvoltoio americano individuato nei
giorni scorsi in Vallemaggia, e attualmente avvistato in
Leventina.
La Regione Ticino
5 luglio 2007
Non
torna il conto degli avvoltoi
Fuga dallo zoo, uno è in Valmaggia e ne spunta un altro
Due avvoltoi- tacchino vengono fatti fuggire dalle gabbie
di uno zoo. Uno muore e l’altro, dopo un mese abbondante,
viene avvistato in Vallemaggia. Per chi è addetto alla ricerca
il problema residuo dovrebbe limitarsi alla cattura e alla
riconsegna del fuggiasco rimasto. Dovrebbe. Perché a sorpresa
salta fuori un terzo incomodo ( a Cannobio) che ridisegna
la mappa degli avvoltoi mancanti nella Regio Insubrica...
L’antefatto: nel 2004 dalla voliera di un noto medico del
Luganese fuggono due avvoltoi- tacchino ( o dal collo rosso).
Per qualche mese i due si danno alla macchia, ma nell’estate
dello stesso anno qualcuno li vede appaiati sul campanile
di una chiesetta di Vezia e chiama i soccorsi. Intervengono
i guardacaccia che li catturano agevolmente. L’Ufficio caccia
e pesca prima li alloggia nelle sue voliere di Gudo, poi a
titolo definitivo li accasa allo zoo al Maglio.
Il 31 maggio il Fronte di liberazione animale penetra nottetempo
nello zoo al Maglio e libera alcuni animali cresciuti in cattività.
Fra loro anche i nostri due amici avvoltoi. Uno, come noto,
viene colpito da una siringa- sonnifero mentre si trova sul
ramo alto di un albero. Ricadendo al suolo il volatile muore.
L’altro rimane uccel di bosco. Fino a settimana scorsa, quando
in Vallemaggia, fra Riveo, Someo e Moghegno si assommano gli
avvistamenti. L’avvoltoio mancante è dunque finito lì. Si
tratta solo di prenderlo.
Ma succede che Roberto Lardelli, presidente di Ficedula (
Associazione per lo studio e la conservazione degli uccelli
della Svizzera italiana), venerdì scorso riceva una telefonata
da Cannobio ( Italia). È un collega del Corpo forestale del
Vco che gli chiede se per caso in Ticino non manchi all’appello
un avvoltoio- tacchino, perché un esemplare molto docile,
che presenta tracce di cattività, è stato catturato venerdì
dai suoi uomini e trasportato a Verbania. Il martedì successivo
Lardelli legge su laRegione Ticino che un avvoltoio tacchino
è stato avvistato a più riprese in Vallemaggia fra il mercoledì
precedente e il sabato. Di che trasecolare: impossibile che
l’uccello sia lo stesso catturato a Cannobio il venerdì e
poi messo in gabbia a Verbania. L’Ufficio caccia e pesca viene
informato. E Lardelli si spinge oltre, riflettendo sul fatto
che è molto più probabile, per motivi di distanze, che il
volatile di Cannobio sia quello fatto fuggire dal Maglio.
Di conseguenza, c’è in giro un avvoltoio più del previsto.
« Questa vicenda è emblematica del modo irresponsabile in
cui vengono trattati certi animali – dice Lardelli –. L’appello
che noi continuiamo a ripetere è:
mai immettere nella natura animali esotici, perché si generano
situazioni pericolose per loro, ma anche per gli equilibri
naturali delle nostre regioni » . Lardelli ricorda
il caso di un commerciante del Varesotto che nel 1995 voleva
a tutti i costi sbarazzarsi di una specie di uccelletti ricevuti
per sbaglio dalla Cina. Così se n’era liberato aprendo la
gabbia. Oggi quella ventina di piccoli passeriformi si è riprodotta
in natura ed ora la popolazione supera il migliaio di individui
e non si può più controllare. Più o meno lo stesso è successo
col pappagallo monaco in altre regioni. O con le tartarughe
americane, facilmente liberate da genitori di bambini che
si sono stufati di averle lì nella vaschetta in casa. Quelle
minitestuggini così carine hanno invaso le Bolle di Magadino
e sono in competizione con quelle europee... «
È illegale liberare fauna, soprattutto quella alloctona –
conclude Lardelli –. Le conseguenze possono essere imprevedibili
e pericolose » . d. mar.
20.06.2007
L'OPA chiede ai parlamentari di chiudere lo zoo
http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=332234&idtipo=3
Corriere del Ticino,
11.06.2007
Morto un avvoltoio fuggito dallo zoo
Il rapace sarebbe caduto da un albero, colpito da un dardo
anestetizzante
Dopo la lince, si conta un'altra vittima tra gli animali fuggiti
due settimane or sono dallo Zoo al Maglio di Magliaso, in
seguito ad un'azione rivendicata dall' Animal Liberation Front.
Secondo quanto reso noto da Teleticino, uno dei due avvoltoi
americani dal collo rosso è infatti morto sabato verso le
17.30 in zona Paladina in direzione di Pura. Il rapace sarebbe
stato avvistato dai guardiacaccia che, assistiti dai responsabili
dello zoo di Magliaso, erano riusciti a colpirlo con un dardo
anestetizzante da una distanza di 5-6 metri. Tramortito l'avvoltoio
si era posato sul ramo di un albero addormentandosi con le
ali aperte. Un colpo di vento ha in seguito fatto precipitare
l'animale da un'altezza di circa 15 metri. Prima di schiantarsi
al suolo, quest'ultimo avrebbe urtato violentemente un ramo
secco procurandosi gravi lesioni interne. Nel frattempo si
teme anche per il secondo avvoltoio, non più avvistato ormai
da diversi giorni .

VITTIMA L'avvoltoio americano dal
becco rosso. (Foto Maffi)
La Regione Ticino, 09.06.2007
Sotto
assedio per difendere i piccoli
Le cornacchie attaccano la gufa, ‘intrusa’ nel loro habitat
diurno
|
Le cornacchie stanno rendendo impossibile la vita alla
gufa reale ‘liberata’ dalla sua gabbia dello zoo al Maglio
solo perché hanno i piccoli nel nido e difendono il proprio
territorio.
Eccoli gli effetti in natura di una duplice azione-reazione
‘contronatura’ (la detenzione in cattività di animali
e la presunzione di ridare loro la libertà semplicemente
aprendo, nottetempo, le porte delle loro gabbie). In
una presa di posizione molto didattica Armando Besomi,
per conto della Società protezione animali Bellinzona
(Spab), spiega che i corvidi, non avendo accolto favorevolmente
l’arrivo di uccelli estranei (ricordiamo che con la gufa
nei boschi del Malcantone vola anche uno dei due avvoltoi
dal becco rosso fatti uscire dalla propria gabbia), «
si sono raggruppati in un piccolo esercito per scacciarli
o addirittura ucciderli ».
« Il gufo reale – spiega Besomi – pur essendo
uno strigide autoctono che vive in Ticino e il cui numero
di esemplari si sta assottigliando, potrebbe vivere felice
nei boschi del Malcantone, ma evidentemente non ha imparato
a difendersi da corvidi e rapaci diurni. Nella natura
i rapaci notturni si nascondo alle prime luci dell’alba.
Il grande volatile fuggito dallo zoo non ha imparato
questa regola avendo vissuto in gabbia al riparo dei nemici
naturali ». Come scritto nella nostra edizione di
ieri, collaboratori della Spab hanno avvicinato la gufa,
prima che sfuggisse di nuovo. « Sembra ancora in
buona salute – afferma Besomi – e se riuscisse
a farcela potrebbe arricchire la fauna della regione
». Si teme invece il peggio per l’avvoltoio.
La Società protezione animali Bellinzona chiude poi il
proprio ‘bollettino’ biasimando il fatto « che simili
rapaci vengano tenuti in cattività, privandoli della libertà
del cielo alla quale tutti gli uccelli hanno diritto
».
|

Non fatti per stare in gabbia
|
|
Testimonianza di Bill Arigoni
Questa
mattina sono stato chiamato da una signora di Pura perchè
sul tetto della sua casa era appolaiato il gufo
reale liberato allo zoo al Maglio.
era sul tetto da almeno
4 ore spaventato e attaccato da almeno 15 corvi la proprietaria
della casa ha dovuto scacciarli molte volte.
mi sono recato sul posto
alle ore 12 e il gufo reale era ancora nella stessa posizione
sul tetto nessuno si era presentato per catturarlo nè
la Signora dello zoo che era sta avvisata alle 8 del mattino
nè la polizia che aveva risposto che si sarebbe presa
la responsabilità di avvisare i responsabili dello
zoo.
abbiamo quindi chiamato
il Signor Besomi della protezione animali che da Bellinzona
è arrivato a Pura verso le 14 purtroppo il gufo 10 minuti
prima si era spostato su un albero.
il tentativo di catturarlo
non è andato a buon fine e il gufo è scappato seguito
dalle cornacchie che se ne stavano nascoste, per circa
2 ore l'abbiamo cercato inutilmente.
se la Signora dello zoo
fosse venuta durante la mattinata con le reti speciali
che ha in dotazione quando era posizionato sul tetto dietro
un camino l'avrebbe catturato facilmente.
ora bisogna solo sperare
che le cornacchie non lo uccidano, in tutti i casi il
comportamento di chi gestisce lo zoo è molto strano sembra
che interessi loro più la pubblicità che ricevono
in questi giorni che la salute degli animali liberi che
non sanno cacciare.
È adesso che bisognerebbe
manifestare fuori dallo zoo per la sua chiusura
Bill Arigoni (Municipale
di Magliaso, deputato al Gran Consiglio)
|
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http://www.ticinonews.ch/cms/25,592,1181406629,10/0/mod_gzip/
09.06.2007
18:30
Uno
zoo in fuga: altra vittima
È morto uno dei due avvoltoi in fuga dallo zoo di Magliaso
Magliaso - Dopo
la lince, oggi si conta un’altra vittima tra gli animali in
fuga da due settimane dallo zoo al Maglio di Magliaso.
Uno dei due
avvoltoi è infatti morto oggi verso le 17 e 30 in zona Paladina
in direzione di Pura. Una volta avvistato il rapace, i guardiacaccia,
assistiti dai responsabili dello zoo di Magliaso, sono riusciti
a colpirlo con un sonnifero da una distanza di 5-6 metri.
Tramortito l’avvoltoio
si è posato sul ramo di un albero dove si è addormentato con
le ali aperte. Un colpo di vento ha in seguito fatto precipitare
l’animale da una distanza di circa 15 metri. Prima di schiantarsi
al suolo, l’avvoltoio ha colpito, probabilmente mortalmente,
un ramo secco che gli a procurato ferite interne.
Hanno
ammazzato la lince.
Dopo 7 giorni, era
"pericolosa". O forse volevano mandare
un segnale a chi ha provato a ridargli la libertà.
Possiamo solo augurarci
che il martirio di questa creatura ora serva da monito per chiudere
definitivamente questa struttura.
Da monito per le autorità
che stanno a guardare perché tanto "é tutto a norma
di legge", leggi fatte dagli uomini per gli uomini, che non
tengono conto del diritto alla libertà e alla dignità di ogni
essere vivente.
Da monito per tutti quei politici, da sinistra a destra, che stanno
a guardare tranne quando si tratta di raccattare i voti degli
animalisti.
Da monito per tutte quelle associazioni che stanno a guardare
e aspettano alternative e proposte concrete che esistono da anni
ed in ogni parte d'Europa.
Da monito per tutti quei giornalisti che stanno
a guardare sempre pronti a fare pubblicità gratuita a circhi
e zoo, oggi la lince che muore domani i 5 cuccioli di leone che
nascono e chissenefega di che vita faranno, venduti ad altri zoo
o ai circhi, l'importante é la notizia. A quelli che disonorano
questa professione incapaci di separare i fatti dalle opinioni,
felici che "l'avvoltoio non sia volato via" e
che spendono regolarmente parole di lodi per commercianti che
tengono a scopo di lucro animali in cattività, che sono i veri
responsabili della morte di questo animale. Tappeto rosso al Knie,
tappeto rosso a Magliaso, la controparte serve solo quando c'é
un atto illegale.
La lince é morta quando
qualcuno che dice di amare gli animali (ma sarebbe meglio dire
"i soldi che gli animali gli procurano") l'ha rinchiusa
anni fa in una gabbia di pochi metri quadrati per esibirla a chi
paga un biglietto per ridere di fronte alla sofferenza, all'umiliazione,
all'alienazione di un animale chiuso in una gabbia per tutta la
vita. Tanto a stare di là dalle sbarre non ci siamo noi.
La lince é morta per colpa di tutta questa gente che ora si sprecherà
nei soliti commenti idioti, fino a che la notizia non sarà passata
e mentre quelle creature lì dentro continueranno a marcire. Linci
in gabbia, elefanti in catene, uccelli che non sanno più volare.
Di fronte a tutto questo
schifo ora é il momento di un doveroso lutto, non faremo
la comparsa per giornalisti con la g
minuscola che si sono improvvisamente svegliati una settimana
fa, ma la lotta per la chiusura/riconversione dello zoo di Magliaso
non finisce qui.
Team CDA
____________________________________________________________________
|
Corriere del Ticino, 09.06.2007
Lince, fine inevitabile?
Polemiche dopo l'abbattimento dell'animale
L'impossibilità della cattura ha imposto il provvedimento
più drastico, ma molti si chiedono se era proprio necessario
«Siamo tutti molto tristi, ma la legge parla chiaro: se
entro 5 giorni la cattura risulta impossibile è necessario
passare a provvedimenti più drastici». Così, il giorno
dopo l'abbattimento della lince nei boschi di Neggio,
si esprime la proprietaria dello Zoo al Maglio, Edith
Fehr. Il grosso felino, fatto fuggire dalla gabbia nella
notte tra il 30 e il 31 maggio scorso da sedicenti attivisti
dell' Animal Liberation Front, era ormai in giro da
troppi giorni e malgrado gli sforzi dei guardacaccia,
ogni tentativo di cattura si era concluso con un fallimento.
Ultimamente l'animale era stato visto in prossimità
dell'abitato da qui la decisione di evitare ogni possibile
rischio per le persone. Una conclusione inevitabile,
ma che lascia l'amaro in bocca. Particolarmente critico
in proposito il gran consigliere socialista e municipale
di Magliaso Bill Arigoni.
Nei confronti degli animalisti rileva che «liberare animali
incapaci poi di vivere autonomamente, come è stato fatto,
significa solo fare loro del male. Sono convinto che gli
zoo siano diseducativi ma anche che esistono altri modi,
civili e non violenti, per protestare». Per quanto
concerne invece i responsabili dello zoo, Arigoni ne evidenzia
le reazioni tardive in contrasto con l'apprensione dimostrata
negli scorsi giorni.
Intanto restano ancora in libertà due avoltoi americani,
un procione e un gufo reale. Ma se per i primi tre le
speranze di sopravvivenza si fanno di giorno in giorno
sempre più fievoli, per il gufo gli auspici sono migliori
trattandosi di animale autoctono. «Quest'ultimo è stato
segnalato più volte a Pura e giovedì abbiamo tentato inutilmente
di catturarlo su un tetto dove si era rifugiato per sfuggire
alle cornacchie grigie», rileva Armando Besomi presidente
della Protezione animali di Bellinzona. «Sembra ancora
in buona salute e se riuscisse a farcela potrebbe arricchire
la fauna della regione». -gr-
LO ZOO: «IN REGOLA CON TUTTE LE REGOLE »
La direzione dello Zoo al Maglio ha preso posizione in
merito alla mozione di Giuseppe Bill Arigoni (PS) con
la quale (cfr. il CdT del 4 giugno) si chiede al Governo
di mettere in discussione la concessione dell'autorizzazione.
« La direzione , nella persona della proprietaria signora
Edith Fehr - si legge in una lettera giunta ieri al giornale
- ha preso atto dell'intenzione del signor Bill Arigoni
di perseguire la via politica onde far passare le proprie
idee. A tale proposito la direzione ritiene opportuno
precisare quanto segue: è in vigore una legge federale
legittimante l'esistenza degli zoo sul territorio nazionale
subordinatamente a precise normative e a severa regolamentazione,
inoltre sono i cantoni a rilasciare in ultima analisi
una concessione cantonale a tempo indeterminato o indeterminato,
parimenti esigente e severa nei confronti di animali
e persone. Lo Zoo al Maglio ha sempre soddisfatto in passato
come tuttora alle condizioni di legge richieste, ottenendo
sia il permesso federale sia quello cantonale a tempo
indeterminato, per espletare la propria attività. Senza
entrare nel merito delle opinabili idee del signor Arigoni,
la direzione ritiene il suo modo di agire un attacco deliberato
e ingiusitificato alla libera imprenditoria, specialmente
quando, come nel caso presente, essa è condotta oltre
che nel piene rispetto della legge, col cuore».
|
Corriere
del Ticino, 08.06.2007
Magliaso:
abbattuta la lince «liberata»
Impossibile la cattura dell’animale che si trovava in una zona
impervia tra lo zoo e Neggio. Ancora in fuga due avvoltoi, la
civetta e un orsetto lavatore
Inutili gli appostamenti e i tentativi di catturarla viva, anestetizzandola,
come avvenuto con la sua compagna. La lince europea femmina che
nella notte fra il 30 e il 31 maggio venne fatta fuggire da ignoti
dallo zoo di Magliaso (l’atto è stato rivendicato dall’ Animal
Liberation Front) è stata abbattuta mercoledì sera dai guardacaccia.
«Si trovava – spiega Edit FehrBloch, proprietaria dello
zoo Al Maglio – tra qui e Neggio, in una zona di bosco di forte
pendenza dove era impossibile raggiungerla a piedi. L’animale
è sempre andato e venuto dalla stessa zona per una settimana».
Restano ancora in libertà i due avvoltoi, il gufo reale e uno
dei quattro orsetti lavatori.
«Sono molto triste – dice la signora Fehr: «questa gente ha fatto
molto male a tutti gli animali. Gli orsetti non vengono più fuori
perché sono spaventati. Il gufo è sempre in giro ma attorno
a lui girano una ventina di corvi. Gli avvoltoi adesso sono
a Iseo ma anche loro, che si nutrono di carcasse, sono persi e
non credo possano sopravvivere. Tanta gente mi ha testimoniato
solidarietà e si è impegnata ad esempio a catturare gli avvoltoi».
Ieri si è andati vicini alla cattura del gufo, che si era appollaiato
sul tetto di una casa a Pura. Allarmati sia i proprietari dello
zoo, che però non sono arrivati, che la protezione animali, giunta
però troppo tardi. Verso le due il volatile, sempre «braccato»
dai corvi, ha fatto di nuovo perdere le sue tracce nel bosco.
clm

UCCISA
Vista l’impossibilità di catturarla viva, i guardacaccia hanno
dovuti risolversi ad abbattere la seconda lince.
(Keystone)
_____________________________________________________________
La Regione, 05.06.2007
Più
spazio per meno animali
Zoo al Maglio, la ricetta del Tierpark di Goldau: managerialità
e investimenti
Mentre si cercano ancora gli ultimi fuggiaschi (cfr. articolo
a lato) sull’orizzonte del Maglio continua a stagliarsi il ‘problema
politico’ del suo futuro. Da più parti, quella animalista in primis’,
si avanza la proposta di una graduale riconversione della struttura
in una sorta di parco per animali indigeni, sul modello – è
stato esplicitamente detto – del Tierpark di Goldau. E allora
vediamolo più da vicino questo modello: 700 animali distribuiti
su 17 ettari di terreno (ma c’è un progetto per raddoppiarne
l’intera superficie); una fauna prettamente indigena (solo tre
specie di uccelli non sono di origine europea), comprensiva anche
di linci, lupi ed orsi; un contatto diretto tra quasi tutti questi
animali in libertà e i numerosi visitatori che frequentano la
struttura durante l’intero anno (sino a 400 mila persone sull’arco
dei dodici mesi). Eccolo, a grandi linee, il ritratto di un gioiello
che da oltre 80 anni attira grandi e piccini nel cuore delle
Alpi svizzere (l’entrata del parco è a soli 400 metri dalla stazione
ferroviaria di Arth Goldau).
Un gioiello che fa anche della divulgazione scientifica uno dei
suoi vanti. «Il nostro, in effetti – ci spiegaFelix
Weber, dottore in veterinaria e direttore del Tierpark –è
uno dei quattro zoo
scientifici che costituiscono l’associazione Zooschweiz (gli
altri sono quelli di Basilea, Zurigo e Langenberg, ndr).Sono
detti zoo scientifici perché sono diretti da veterinari o biologi,
hanno regole particolari di conduzione e di gestione degli animali
e, soprattutto, prestano particolare attenzione all’aspetto
pedagogico ». Il Tierpark di Goldau ha addirittura una sua
scuola e, per la dimensione didattico-scientifica, investe circa
500 mila franchi all’anno, dei sei milioni che costituiscono
il proprio budget. Perché, si sa, far bene le cose costa.
«Per un progetto di questo tipo ci vuole per forza un management
professionale ». Gli impiegati del Tierpark Goldau sono 120,
per un equivalente di 46 unità a tempo pieno. Per assicurare
il funzionamento e il futuro del parco sono così state create
sia un’associazione che una fondazione.
Culla di gipeti
Il rapporto del Tierpark Goldau con la natura è decisamente
appassionato e osmotico. Sabato, ad esempio, a Zernez, nel parco
nazionale, verrà lasciato libero il primo gipeto nato proprio
nella stazione del parco svittese. «Questo gipeto, uno dei
sette che abbiamo attualmente, è nato da noi circa 90 giorni
fa », ci spiega Felix Weber, che è anche vicepresidente
«Non ho mai visto personalmente quello zoo, per cui non posso
pronunciarmi. La sola cosa che posso dire è che per fare un parco
in verità ci vogliono pochi animali, tanto spazio e tanti soldi.
Posso capire la discussione che è in atto sull’esistenza di
quella struttura. L’azione condotta negli scorsi giorni è però
assurda. Far scappare gli animali non è ridare loro la libertà.
È un’azione da matti ».
DF

È uno dei quattro zoo scientifici della Svizzera
KEYSTONE

KEYSTONE
Rischia grosso la lince
L’abbattimento
è solo l’ultima ratio. Ieri è però scaduto il termine di cinque
giorni previsto dal Regolamento cantonale sulla caccia e la
protezione dei mammiferi e degli uccelli.
Venisse segnalata in un luogo ‘tranquillo’, la lince tuttora libera
verrebbe addormentata dai guardiacaccia, che intervengono ora
solo su segnalazione ( l’ultima due giorni fa nei boschi di Neggio).
In merito agli animali selvatici che recuperano la libertà, il
regolamento spiega infatti che qualora non venissero ripresi
entro 5 giorni o non siano stati segnalati, possono venire abbattuti.
Già scappati due anni fa dal pollaio di Pura di proprietà di Willy
Peric (sott’inchiesta per attività medica illecita) poi recuperati,
gli avvoltoi dal becco rosso continuano a volteggiare sullo zoo.
Si tenterà di catturarli per sfinimento,
obbligandoli a volare finché crolleranno a terra,
mentre del gufo reale non ci sono più tracce.
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Linci, in libertà o in gabbia?
| di Eva
Feistmann
In margine al clamoroso gesto provocatorio di un gruppo
animalista, che a Magliaso ha voluto dare la libertà a una
serie di animali detenuti in gabbie, sono state diffuse
informazioni destinate a creare confusione nell’opinione
pubblica. È vero innanzi tutto, com’è stato dichiarato da
più parti, che anche nella stagione primaverile- estiva
verosimilmente scelta apposta dagli intrusi, animali nati
e cresciuti in cattività e abituati a trovare i pasti
pronti, difficilmente riescono a sopravvivere nell’ambiente
naturale dove sono costrettia procurarsi il cibo in competizione
con gli altri abitanti del bosco e delle montagne. Infatti,
in tutti gli esperimenti seri di immissione di cuccioli
trovati orfani e allevati dall’uomo, prima di essere rimesse
in libertà, attraversano un periodo di adattamento alle
condizioni di vita naturali.
La lince, un felino di straordinaria bellezza, diffusa
in passato anche in Europa, e quindi da considerarsi parte
della fauna indigena, - difficilmente avvistabile perché
schiva e caccia di notte -, non rappresenta un pericolo
per l’uomoche le si avvicina con cautela e rispetto. Non
si conoscono episodi di aggressioni a esseri umani nemmeno
nei parchi nazionali ( p. es. in Baviera) dove è riuscita
a costituire popolazioni più numerose.
È chiaro che se braccata, impaurita e affamata perché incapace
di alimentarsi fuori dalla “ prigione”, la lince di Magliaso
potrebbe anche manifestare comportamenti aggressivi nei
confronti di chi le si avvicina.
In Svizzera la reintroduzione della lince ha dato risultati
più che deludenti, non a causadi un carente adattamento
della specie stessa, bensì per la fine tragica che i pochi
esemplari finora insediatisi hanno fatto, vittime di bracconieri
e cacciatori di trofei senza scrupoli. In ogni caso, è
fuorviante rinchiudere in anguste gabbie grandi mammiferi
delle specie autoctone che potrebbero benissimo abituarsi
alla vita selvatica e di cui la stessa Confederazione
auspica la diffusione dopo la loro cruenta estinzione
di un secolo fa. E ciò indipendentemente dal fatto se gli
abitacoli rispettano le misure minime stabilite alla legge.Per
contro, gli orsetti lavatori, curiosi animaletti assolutamente
inoffensivi per l’uomo, non sono autoctoni ed è arduo valutare
in quale misura potrebbero essere elementi dannosi all’ecosistema
della nostra regione. Comunque ricordo al veterinario
cantonale interpellato dai quotidiani che nemmeno il cinghiale
faceva parte della fauna indigena, è notoriamente prolifico
e malgrado ciò le autorità non sono intervenute con la
dovuta tempestività e fermezza per bloccare e multare
i lanci abusivi. Sempre per evitare di infastidirei cacciatori
che nella specie intravedevano una nuova succulenta preda!
E ora, di fronte agli importanti danni che arrecano alle
colture, ai pascoli e ai giardini, si fatica a contenerneil
numero.Gli autori dell’azione di protesta, sebbene abbiano
agito nell’illegalità e pertanto si sono resi colpevoli
di reato, non meritano l’appellativo di “ vandali” che qualche
cronista ha loro affibbiato. Lo riservino piuttosto a chi,
mascherato, aggredisce le forze dell’ordine con spranghe,
infrange vetrine e incendia automobili!
 |
Corriere del Ticino, 05.06.2007
Lince e due avvoltoi ancora in fuga
Degli animali fuggiti dalla zoo di Magliaso, il grosso
felino fuggito sarebbe stato segnalato in territorio
di Neggio, mentre i due avvoltoi sono stati avvistati
a Pura
Per tutto questo tempo è rimasta in zona, si avvicina
per mangiare ma non tanto da farsi catturare. Parliamo
di una delle due linci europee fuggita la scorsa settimana
dalla zoo di Magliaso, dopo che alcuni attivisti dell’
Animal Liberation Front (ALF) avevano aperto nottetempo
alcune gabbie, e a tutt’oggi ancora in libertà malgrado
la costante presenza di funzionari dell’ Ufficio caccia
e pesca intenzionati a riportarla nell’infrastruttura.
Il grosso felino, stando a quanto ci diceEdith Feher-Bloch,
responsabile dello zoo, è stato visto a diverse riprese
e attualmente si troverebbe nei boschi situati tra il
convento delle monache di Neggio e il fiume Magliasina.
Le ricerche intraprese dai guardacaccia risultano particolarmente
complesse sia perla conformazione del territorio, particolarmente
impervio in quel tratto di valle, sia per la pioggia dei
giorni scorsi che ha impedito ai cani di seguire le tracce
dell’animale.
Sonorimastisempreinzonaanche i due avvoltoi americani
dal becco rosso pure lasciati liberi dall’ ALF. Fino ad
oggi i grandi rapaci non hanno mostrato l’intenzione
di far ritorno alla voliera che li ha ospitati in passato.
Ultimamente, precisa la nostra interlocutrice, sono
stati segnalati a più riprese a Pura. Si fermano in genere
sui tetti del nucleo, per poi scendere fino in prossimità
dello zoo. Più volte gli specialisti hanno tentato la
cattura allestendo trappole o preparando delle mangiatoie,
ma fino ad oggi ogni tentativo è risultato vano.
|
La Provincia di Como,
05.06.2007
dietro il cantone «Caccia»
alla lince nel Canton Ticino Un safari patetico e senza lieto fine
lugano Patetico safari con scontato
epilogo da dimenticare in questi giorni nel Cantone Ticino. Oggetto
di questa caccia è un pacifico felino, una splendida lince, che
si trovava in cattività presso lo zoo "casalingo" di Magliaso,
paesotto alla periferia di Lugano. Da anni bersaglio delle accorate
proteste degli animalisti per la conduzione poco? umana, boicottato
da alcune più illuminate sottosezioni dell'ufficio del turismo (che
lo aveva anacronisticamente inserito tra le mete da visitare nei
suoi opuscoli propagandistici), nelle poche e anguste gabbie ospita
tristi esemplari di bestie rassegnate. Infatti a scappare probabilmente
nemmeno più ci pensavano due linci, quattro procioni, due avvoltoi
ed un gufo reale che facevano da "tappezzeria" al mini-zoo.
L'evasione è stata architettata, pare, da un fronte animalista (ALF)
che avrebbe rivendicato anche, tempo fa, l'incendio di un paio di
furgoncini di una macelleria ticinese. Gli altri gruppi che si battono
per i diritti degli animali nel Cantone prendono le distanze. Anche
il presidente dell'associazione per la protezione degli animali
di Bellinzona, Armando Besomi, vero eroe per chi ama gli animali,
pronto a balzare su gommoni ed elicotteri in missioni da brivido
per mettere in salvo cani, gatti, capre, aquilotti, ecc. (ma, proprio
per questa popolarità, nella lista dei personaggi più odiati del
Cantone dato il suo infaticabile, e poco apprezzato da taluni, attivismo
nei confronti delle creature oggetto di angherie di tutti i tipi,
segno inequivocabile d'inciviltà) ha inviato tramite i media locali
un messaggio di solidarietà "bestiale" ma anche di biasimo
agli autori del gesto, considerato «sconsiderato». Così il gattone
in fuga ora è braccato da maldestri guardiacaccia dei quali finora
si è beffato nonostante il massiccio quanto grottesco impiego di
forze ed armi. I suoi compagni di brevissima libertà sono stati
già tutti riacciuffati e per il simpatico felino si teme il peggio.
Su di lui pende una condanna a morte sicura, ampiamente annunciata
da coloro che, visibilmente indispettiti, non sono riusciti a catturarlo
"con le buone", anche se ha continuato ad aggirarsi in
un'area ristretta attorno a quella che, probabilmente, ormai considera,
nonostante tutto, la sua "casa". Una sentenza motivata
dalla stizza e dell'incapacità che, speriamo, possa essere all'ultimo
momento trasformata in una grazia, con un finale a lieto fine. Se
di lieto fine si può parlare con il ritorno di un animale in una
gabbia. Ma anche in Ticino, fortunatamente, la mentalità, poco alla
volta, cambia, come in tutto il resto del mondo.
Marina D'Alò
‘Riconvertire
lo zoo’
Mozione di Arigoni: ‘Ridiscutiamo la concessione’
«Chiedo al Consiglio di Stato di mettere
in discussione la concessione ed eventualmente, se lo zoo è di
interesse cantonale, concordare un piano di riconversione per
trasformarla in un parco con animali da cortile » . Dopo quanto
successo allo zoo… di Neggio sottolinea Bill Arigoni, il deputato
presenta una mozione al governo, visto che la gestione richiede
un’autorizzazione cantonale. La riconversione andrebbe realizzata
senza uccidere gli animali selvatici/ feroci presenti, ma trasferendoli
in altri parchi adatti alla gestione di questi animali.
Il deputato muove la sua richiesta dall’articolo 3 della legge
federale sulla protezione degli animali, in cui si parla di dignità.
Arigoni cita la legge nel testo della mozione: «Il valore
intrinseco dell’animale, che va rispettatoda chiunque se ne occupi.
Il fatto di arrecare all’animale un aggravio che non può essere
giustificato da interessi preponderanti è lesivo della sua dignità.
Vi è aggravio per l’animale se gli sono inflitti in particolare
dolori, sofferenze e lesioni, se l’animale viene posto in stato
di ansietà o mortificato, se si interviene in modo assai incisivo
sul suo fenotipo o si pregiudicano le sue capacità, oppure se
l’animale viene eccessivamente strumentalizzato » .
Il deputato nella mozione ricorda inoltre quanto scrisse oltre
20 anni fa sul periodico informativo ECO: «Richiudere gli animali
in un ambiente innaturale, ossia fuori dal loro abitat comporta
un danno irreparabile per l’animale rinchiuso e la trasmissione
di un messaggio distorto tra uomo e natura » .
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31.05.2007 - ALF
alza il tiro in Ticino: animali liberi.
A seguito della recente azione di apertura delle
gabbie e relativa fuga verso la libertà di alcuni animali, si ritorna
finalmente a parlare dello zoo di Magliaso, contro cui da più di
3 anni è in corso una campagna che mira alla sua riconversione,
iniziativa portata avanti da ATRA/CDA che, lo ricordiamo, nel corso
dei loro 30 anni di storia, hanno sempre lavorato nella totale legalità.
Abbiamo fatto sensibilizzazione sulle vergognose
condizioni di detenzione degli animali al Maglio, per strada, nelle
scuole e nelle colonie estive, abbiamo tenuto conferenze con ricercatori,
psicologi ed educatori, abbiamo fatto manifestazioni, mostre fotografiche,
bancarelle informative, volantinaggi, proteste e non da ultima appunto,
la proposta di riconversione, sottoscritta da oltre 1700 firme provenienti
da tutta Europa e oltre. Questa proposta di riconversione è stata
ridicolizzata e ignorata dai proprietari dello zoo.
Come al solito i media si “svegliano” quando
ci sono le azioni più eclatanti. Qualcuno ha aperto le gabbie e
ha lasciato che gli animali guadagnassero la libertà. Chi ce l’ha
fatta. Ed ecco la fiera degli allarmismi, la lince pericolosa per
l’uomo (?), scolaresche in pericolo, ordini di abbattimento dopo
5 giorni di libertà! La lince é un animale selvatico che TEME la
presenza dell’uomo, gli altri animali che non sono fuggiti o che
sono addirittura rientrati in gabbia sarebbero comunque stati destinati
ad una vita dietro le sbarre, quella che hanno condotto fino a ieri
e della quale nessuno dei giornalistelli o delle autorità tanto
“preoccupate” ora per il loro destino, si é mai preoccupato
fino a ieri! Ma certo, un animale selvatico, un felino, una scimmia
che passa tutta la vita dietro le sbarre é legale e per lorsignori
non é crudele!
Nessuno si chiede perché quegli animali erano
in gabbia, in quali condizioni vivevano, se sia eticamente giustificabile
(legale lo è, ma è morale?) rinchiudere animali, farli nascere in
cattività per costringerli ad una vita di prigionia e poi venderli
ai circhi come schiavi con la scusa di “educare” e divertire allegre
famigliole?
Tutte domande che i giornalisti fino ad ora non
si sono posti e di conseguenza non hanno permesso che si ponessero
nel pensiero delle persone… magari semplicemente con qualche intervista
critica alla Signora Fehr, anziché il solito tappeto rosso e pubblicità
gratuita ogni volta che nascono cuccioli che la proprietaria dello
zoo sfrutta per ottenere pubblicità gratuita e poi cede ad altri
zoo o rivende ai domatori, condannando queste creature ad una vita
in gabbia.
Ora sono diventati tutti improvvisamente “zoofili”,
preoccupati (?) per il destino di questi animali (finché la notizia
sarà d’attualità), addolorati (?) perché forse questi poveri animali
moriranno (e con ogni probabilità se succederà sarà per mano dei
guardiacaccia in modo totalmente ingiustificato, visto che la lince
non è assolutamente un animale pericoloso per l’uomo e tra l’altro
è un animale protetto). Quanto è facile giudicare, incolpare fingendo
di non sapere niente di quello che abbiamo fatto e tentato di fare
in questi anni per aiutare gli animali richiusi innocentemente
nello zoo al Maglio e senza sapere per nulla delle condizioni di
detenzione degli animali in questa squallida struttura, niente dei
comportamenti stereotipati tipici di animali sofferenti e stressati,
delle loro condizioni psico-fisiche, delle elettrificazioni delle
gabbie (degli orsi prima, delle scimmie ora) per evitare che si
attacchino alle sbarre con l’intento di manifestare il proprio disagio
e magari guadagnare la libertà ingiustamente tolta per lucro…..
ma questo non fa notizia!
Noi non ci fermeremo mai! Andremo avanti come
abbiamo sempre fatto, consapevoli ancora di più che per far parlare
degli animali dello zoo ci vogliono atti che vengono strumentalizzati
e denigrati ma che fanno comodo ai media (che poi li denunciano)
per rincorrere la notizia. Abbiamo ricevuto decine di telefonate
in pochi giorni, tutti a chiederci “prese di posizione” ma
quasi nessuno che ci ha chiesto una riflessione sulla detenzione
degli animali selvatici in cattività. E invece sarebbe ora di denunciare
le condizioni in cui questi animali vivono ogni giorno e vivranno
anche domani, per sempre, fino a che questa triste struttura continuerà
ad esistere. Dobbiamo sorbirci articoli e servizi televisivi pieni
di ignoranza e disinformazione, dobbiamo sorbirci il “solito” Quotidiano
della TSI che apre il servizio del 31 maggio con “Attenti alla
lince”, che sprofonda nell’ignoranza più totale affermando che
nella manifestazione di 2 anni fa abbiamo rivendicato la “liberazione”
degli animali (era una manifestazione invece che accompagnava la
proposta di riconversione con il dossier e le firme! Vergogna TSI!).
E poi la “sorpresa GRADITA” che l’avvoltoio é rientrato in
gabbia (GRADITA è la presa di posizione del giornalista TSI non
della proprietaria dello zoo!). Questo é il giornalismo con la g
minuscola con cui si fa il lavaggio del cervello alla gente.
Noi siamo stanchi di questa gente e continueremo
a batterci legalmente per la riconversione dello Zoo di Magliaso.
E se qualcuno vuole saperne di più, anziché continuare a sparare
cavolate e sentenze gratuite e disinformate... questo é il link
con la proposta ATRA/CDA:
http://www.centroanimalista.ch/circhi_zoo/zoo_maglio/riconversione.htm
Buona fortuna a TUTTI gli animali dello Zoo di
Magliaso! Vi auguriamo una vita migliore!
Team CDA
Lettera
aperta alle autorità di Magliaso
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