Zoo al Maglio


 

 
 
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Lo zoo al Maglio (Magliaso/Neggio) è l'unico zoo del Canton Ticino.
Questa struttura è da molto tempo oggetto di iniziative e campagne di protesta.


Tra i primi a contestarlo il deputato ticinese On. Bill Arigoni che ancora oggi costantemente promuove iniziative
parlamentari critiche (vedi link OPA- Osservatorio Politico Animalista) e appoggia le nostre proteste:
CDA e ATRA infatti hanno sempre contestato questa prigione per animali coerentemente con una visione
critica in generale dello sfruttamento e della detenzione degli animali nei circhi e negli zoo.


Lo zoo al Maglio, nonostante le reiterate inadempienze, risulta essere ufficialmente una
struttura adeguata che addirittura supera quanto prescrive la legge. Ebbene che una struttura
sia a norma di legge non vuol dire che sia legittimo e accettabile questo stato di cose.

La sensibilità verso gli animali e la conoscenza delle loro esigenze etologiche sono
molto cresciute in questi ultimi decenni
e ora non é più possibile accettare l’esistenza
di certe obsolete strutture che pretendono di insegnare all’essere umano chi sono gli animali
selvaggi, cosa fanno, il modo corretto di trattarli e di interagire con loro. D’altronde lo zoo é
il posto peggiore per imparare qualcosa sul comportamento animale perché la condizione di cattività non si avvicina
neanche lontanamente alla vita che vivrebbero nel loro ambiente naturale
. Infatti é evidente la noia mortale e la
sofferenza psico-fisica che ne deriva dovuta anche alla difficoltà di adattamento al nuovo clima, all’alimentazione inadeguata,
alla repressione di tutti gli istinti, all’impossibilità di svolgere vita di branco, compiere comportamenti etologici naturali, enormi
difficoltà a procreare per la diversità dei fotoperiodi e per l’alterazione dei cicli biologici, continuo stress per la continua presenza
umana, impossibilità di apprendimento comportamentale per i nuovi nati e difficoltà di allevare la prole quando diventano adulti,
alterazioni psico-fisiche indotte dalla cattività quali coprofagia, automutilazioni, rifiuto del cibo e movimenti stereotipati.

Conoscere, rispettare ed apprezzare i comportamenti degli animali selvatici diventa impossibile se essi sono
imprigionati e trattati come oggetti di divertimento.
Un documentario sulla vita degli animali selvatici nel loro habitat
naturale é molto più educativo e veritiero. Anche per gli animali nati in cattività non c’è minore sofferenza. Spesso i nuovi
nati tra i mammiferi non vengono accettati e conseguentemente allevati dalle loro mamme, pertanto vengono cresciuti
artificialmente dagli esseri umani.
Queste mamme incapaci di prendersi cura dei loro piccoli, in moltissimi casi, sono state a loro volta cresciute da umani e
non dalle loro madri naturali. Viene a cadere quindi la possibilità da parte delle mamme di apprendere la gestione della
prole e l’abbandono dei cuccioli é un fenomeno comunissimo tra i mammiferi degli zoo ed é dovuto all’inesperienza,
spesso anche all’imprinting, mal-imprinting e alla modificazione dell’ambiente. Altre mamme invece, se non si sentono sicure,
possono anche divorare i loro piccoli.

Anche le considerazioni che gli zoo sarebbero utili per la salvaguardia degli animali in via d’estinzione e per
compiere ricerche scientifiche, non trovano alcun fondamento
. Infatti la perdita dell’habitat é la causa fondamentale
che rende una specie a rischio d’estinzione e non ci sembra che gli zoo siano impegnati nella causa della tutela degli habitat.
Oltremodo risulta davvero essere paradossale che per creare nuove attrazioni per spingere le persone a pagare un biglietto
d’entrata per visitare gli zoo, si catturino animali in natura e che queste catture e il relativo trasporto verso la prigionia,
causino la morte del 25 % delle scimmie, dell’84 % dei grandi mammiferi, dell’80 % degli uccelli e del 98 % dei rettili
(dati dell’International Trade in Wildlife). Non possiamo dimenticare che le catture in natura di animali selvatici
fomentano il bracconaggio
(il mercato degli animali selvatici é il più cospicuo al mondo dopo quello della droga e
delle armi) e che per catturare animali che vivono in branco sia a volte necessario sterminare l’intero gruppo. Inaccettabile
e assolutamente indegno farli figliare e costringere in questo modo i piccoli ad una vita intera in prigionia e magari venderli
ai domatori per farli diventare schiavi sotto il tendone dei circhi. Un gran bel modo di difendere gli animali in via d’estinzione
non c’é che dire!Si stima che circa 6'000 specie animali siano in pericolo di estinzione, eppure solo poche di esse sono
incluse in programmi di riproduzione in cattività e solo una ventina sono state reintrodotte in natura con successo. Dei circa
10'000 zoo al mondo meno di 500 registrano i loro animali in database internazionali. Si stima che negli zoo solo il 5-10 %
dello spazio espositivo e delle risorse sia dedicato ad animali a rischio di estinzione.

Per quanto riguarda l’antiscientificità della detenzione in cattività degli animali per compiere ricerche risulta più
che evidente come il comportamento degli animali negli zoo spesso sia sostanzialmente diverso da quello in natura.
 Da questa valutazione é facilmente comprensibile come la ricerca etologica negli zoo sia fortemente vincolata alla condizione
stessa di cattività.La banale ragione per cui vengono ancora sostenute e promosse le ricerche etologiche in cattività é
che queste, a differenza di quelle “sul campo”, richiedono meno tempo e meno fatica, a discapito però dei risultati.
Che senso ha studiare in cattività le relazioni sociali, le abitudini alimentari e i comportamenti?Da queste
illuminanti considerazioni non può che scaturire una sola verità:
TUTTI GLI ZOO VANNO CHIUSI!!!